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08/03/2007
80Mila lavoratori stagionali in arrivo con il decreto flussi 2007
80Mila lavoratori stagionali in arrivo con il decreto flussi 2007
E’ stata firmata la circolare sulla programmazione transitoria dei flussi di ingresso per l’anno 2007 dei lavoratori stagionali extracomunitari e dei lavoratori che hanno partecipato a programmi di formazione e di istruzione nel Paese di origine. Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri relativo sarà pubblicato il 12 marzo sulla Gazzetta ufficiale. Il Decreto prevede l’ammissione di 80.000 lavoratori stagionali non comunitari e di altri 2.000 che hanno partecipato a programmi di formazione e di istruzione nel Paese di origine. Le domande potranno essere presentate a partire da lunedì 12. Due le procedure: 1) attraverso le associazioni di categoria, che assisteranno il datore di lavoro in tutta la procedura presentando la domanda direttamente attraverso Internet 2) con domanda individuale su moduli scaricati da Internet da inviare al Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione.
Rispetto allo scorso anno le novità più importanti sono - l’aumento del numero delle associazioni di categoria che possono presentare le domande dei datori di lavoro con procedura informatica, canale che offre all’imprenditore la procedura più semplice; - la semplificazione delle domande individuali del datore di lavoro che potranno avvalersi di moduli scaricabili dal sito www.interno.it e poi spedirli con raccomandata semplice al Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno per l’acquisizione e il controllo dei dati e il trasferimento telematico agli uffici per i nulla osta di competenza. Queste novità permetteranno una semplificazione e una conseguente velocizzazione dei procedimenti.
Fonte: www.governo.it
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19/02/2007
Colf: nuovi importi per la contribuzione
Colf: nuovi importi per la contribuzione All'indomani del rinnovo del Contratto Collettivo per il personale domestico, siglato in data 1° febbraio 2007, l'INPS comunica l'aggiornamento degli importi della contribuzione relativa a tale settore. Con la Circolare n. 40 di venerdì 16 febbraio 2007, l'Istituto Nazionale della Previdenza Sociale ha cosi comunicato i nuovi importi della contribuzione, dovuta per i dipendenti a cui si applica il CCNL per il personale domestico, modificata a seguito di due principali fattori: * la variazione percentuale verificatasi nell'indice dei prezzi al consumo ( pari al 2,00% per l'anno 2006) nonché * l'innalzamento dell'aliquota contributiva di finanziamento, per gli iscritti all'assicurazione generale obbligatoria, con incremento pari al 0,30% per la quota a carico del lavoratore.
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14/02/2007
Assistenza sanitaria ai neocomunitari
Assistenza sanitaria ai cittadini provenienti dalla Romania e dalla Bulgaria, privi di copertura sanitaria. Con nota del 13 febbraio 2007, il Ministero della Salute chiarisce la posizione dei cittadini romeni e bulgari a seguito del passaggio al regime comunitario (disciplinata dai Regolamenti CEE 1408/71 e 574/72) distinguendo: a) quanti sono già iscritti al Servizio Sanitario Nazionale: mantengono il diritto acquisito; b) coloro che regolarizzeranno la loro posizione attraverso la richiesta della carta di soggiorno: possono iscriversi al Servizio Sanitario Nazionale, c) altri: possibilità di accedere al Servizio Sanitario Nazionale a carico del paese di origine; d) chi è in possesso al 31 dicembre 2006 del codice regionale STP (Straniero Temporaneamente Presente) e non può momentaneamente regolarizzare la propria posizione assistenziale in Italia o nel paese di origine, anche per condizioni di salute che impediscono l’esercizio di un’attività lavorativa: possibilità di accedere al Servizio sanitario per cure urgenti ed essenziali, ancorché continuative, utilizzando ancora il codice STP.
Fonte: Ministero della Salute
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02/02/2007
Ricongiungimenti famigliari: novità in arrivo
E’ stato emanato il Decreto legislativo n. 5, 8 gennaio 2007, attuativo della direttiva 2003/86/CE relativa al diritto di ricongiungimento familiare, che stabilisce nuove condizioni per l'esercizio di tale diritto da parte dei cittadini di Paesi terzi legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato italiano, modificando alcune norme del Testo Unico in materia di immigrazione.
In particolare, prevede che:
- lo straniero, per il quale e' richiesto il ricongiungimento familiare, non sia ammesso in Italia quando rappresenti una minaccia concreta e attuale per l'ordine pubblico o la sicurezza dello Stato;
- nell'adottare il provvedimento di espulsione, di rifiuto del rilascio, di revoca o di diniego di rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che ha esercitato il diritto al ricongiungimento familiare ovvero del familiare ricongiunto, debba tenersi conto anche della natura e della effettivita' dei vincoli familiari dell'interessato e dell'esistenza di legami con il Paese d'origine, nonche' dell'eventuale durata del suo soggiorno nel territorio nazionale;
- il diritto sia riconosciuto ai titolari di carta o di permesso di soggiorno di durata non inferiore a un anno, rilasciato per motivi di lavoro subordinato o autonomo, ovvero per asilo, per studio, per motivi religiosi o familiari;
- lo straniero possa chiedere il ricongiungimento per i seguenti familiari: a) coniuge; b) figli minori, anche del coniuge o nati fuori del matrimonio; c) figli maggiorenni a carico (qualora non possano provvedere alle proprie esigenze di vita in ragione del loro stato di salute); d) genitori a carico (che non dispongano di un adeguato sostegno familiare nel Paese di provenienza);
- lo straniero richiedente il ricongiungimento dimostri la disponibilita' di un alloggio che rientri nei canoni di idoneita' igienico-sanitaria e di un reddito minimo annuo derivante da fonti lecite;
- la domanda al ricongiungimento familiare venga presentata allo sportello unico per l'immigrazione presso la prefettura-ufficio territoriale del governo. L'ufficio provvederà al rilascio del nulla osta ovvero ad un provvedimento di diniego.
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17/01/2007
chiarimenti in materia di cittadinanza dal Ministero dell'interno
Il Ministro dell'Interno, con una circolare diretta ai Prefetti, ha fornito alcuni chiarimenti sull'evoluzione di alcune linee interpretative della legge sulla cittadinanza, con la quale vengono evidenziate le questioni di maggiore impatto al fine di riconoscere l'effettivo radicamento del cittadino straniero nel territorio italiano e contribuire ad eliminare quel disagio sociale dell'immigrato che a volte determina risentimento nei confronti delle istituzioni.
Queste le principali novità introdotte:
• La valutazione del limite di reddito verrà fatta con riferimento non solo alla posizione individuale del richiedente ma in relazione al reddito dell'intero nucleo familiare. Ciò renderà possibile la concessione della cittadinanza anche alle donne casalinghe, ove il marito disponga di documentati mezzi di sostentamento, adeguati alle necessità della famiglia. • Al fine di consentire che i tempi procedurali per la concessione della cittadinanza operino in senso favorevole al richiedente si procederà, prima di un eventuale diniego per insufficienza dei redditi, all'aggiornamento della sua situazione economica. • Nella valutazione della continuità della residenza legale sul territorio - per il cittadino non comunitario attualmente di dieci anni – gli eventuali, brevi, motivati spostamenti dall'Italia per esigenze sociali, di studio o di lavoro, se debitamente documentati, non saranno considerati pregiudizievoli per la concessione della cittadinanza. • Le situazioni dei minori stranieri adottati da cittadini italiani saranno affrontate con la finalità di agevolare un più rapido inserimento a pieno titolo del minore nella comunità italiana.
Fonte: Ministero dell'Interno
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10/12/2006
Decreto flussi
Decreto flussi pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 dicembre scorso.
Il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 25 ottobre stabilisce una quota aggiuntiva di 350.000 ingressi di lavoratori extracomunitari per l'anno 2006 per motivi di lavoro subordinato non stagionale destinata alle domande presentate agli Sportelli Unici per l'immigrazione entro il 21/07/2006. Si ricorda in ogni caso che ai sensi del Testo Unico in materia di immigrazione le domande di autorizzazione al lavoro possono essere inviate sino al 31 dicembre di ogni anno. Una via preferenziale è prevista per i lavoratori di origine italiana per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea retta di ascendenza, residenti in Paesi non comunitari, che chiedano di essere inseriti in apposito elenco, costituito presso le rappresentanze diplomatiche o consolari, contenente le qualifiche professionali dei lavoratori stessi, nonche' i lavoratori cittadini dei Paesi che hanno sottoscritto o sottoscrivano specifici accordi di cooperazione in materia migratoria con la Repubblica italiana. La quota aggiuntiva di ingressi sara' ripartita tra le regioni e le province autonome a cura del Ministero della solidarieta' sociale.
Fonte: Gazzetta Ufficiale
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10/12/2006
Nuova procedura per il rilascio di permesso di soggiorno e carta di soggiorno
La nuova procedura per chiedere il Permesso/Carta di Soggiorno
In virtù della convenzione stipulata tra il Ministero dell'Interno e Poste Italiane SPA, ai sensi dell'art. 39, comma 4 bis della Legge 16 gennaio 2003, n. 3 , come modificato dall'art. 1 quinquies, della Legge 12 novembre 2004, n.271, le istanze di permesso e carta di soggiorno potranno essere presentate dall'interessato presso gli Uffici Postali abilitati utilizzando l'apposito kit disponibile presso tutti gli uffici postali, i Patronati ed i Comuni abilitati. All'atto della presentazione della istanza, lo straniero dovrà provvedere al pagamento di € 30,00, così come stabilito con Decreto del Ministro dell'Interno del 12 ottobre 2005. In conformità agli obblighi derivanti dal REG.CE n.1030 del 13 giugno 2002, che istituisce un modello uniforme di permesso di soggiorno, a decorrere dal 1° gennaio 2006 è previsto il rilascio del permesso di soggiorno elettronico, in sostituzione di quello cartaceo. Con decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dell'Interno, è fissato in € 27,50 il corrispettivo del rilascio del permesso di soggiorno elettronico. Il pagamento è effettuato tramite appositi bollettini di c/c postale premarcati, disponibili presso gli uffici postali abilitati alla ricezione delle istanze e pagabili presso qualunque ufficio postale; Possono esser presentate presso gli Uffici Postali le richieste inerenti alle sotto riportate tipologie di permessi-carte di soggiorno: adozione, affidamento, aggiornamento della carta di soggiorno, aggiornamento permesso di soggiorno (cambio domicilio, stato civile, inserimento figli, cambio passaporto), attesa occupazione, attesa riacquisto cittadinanza, asilo politico rinnovo, carta di soggiorno cittadini U.E. , carta di soggiorno per stranieri, conversione permesso di soggiorno, duplicato della carta di soggiorno, duplicato permesso di soggiorno, famiglia, famiglia minore 14-18 anni, lavoro autonomo, lavoro subordinato, lavoro casi particolari previsti, lavoro subordinato-stagionale, missione, motivi religiosi, residenza elettiva, ricerca scientifica, status apolide rinnovo, studio, tirocinio formazione professionale, turismo. Le istanze di richiesta di rilascio e rinnovo di tutte le altre tipologie di permesso-carta di soggiorno continueranno ad essere presentate presso gli Uffici Immigrazione delle Questure, competenti territorialmente. Per la compilazione della modulistica lo straniero può farsi assistere, a titolo gratuito, da un Patronato della sua zona o da un Comune abilitato. Al momento della presentazione dell'istanza allo sportello dell'ufficio postale abilitato, lo straniero verrà identificato con passaporto o altro documento equipollente. L'istanza dovrà essere presentata in busta aperta e non potrà essere esaminata in caso di mancata sottoscrizione da parte dell'interessato; L'operatore di Poste provvederà a consegnare la ricevuta della raccomandata che dovrà essere compilata dallo straniero in quel momento. La ricevuta che verrà rilasciata allo straniero all'atto della presentazione della domanda, è dotata di requisiti di sicurezza e riporta i codici di accesso (Codice Assicurata e Codice Ologramma) all' area riservata per conoscere lo stato di avanzamento della pratica. In caso di richiesta di rinnovo del Permesso-Carta di soggiorno, è necessario inserire nella busta la fotocopia del permesso-carta di soggiorno da rinnovare o da aggiornare. In caso di richiesta di rilascio/rinnovo del Permesso-Carta di soggiorno indirizzate alle Questure che rilasciano il documento su supporto elettronico (Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato e Verbania), è necessario inserire nella busta una delle due ricevute di avvenuto pagamento dell'apposito bollettino di c/c postale premarcato, di importo pari a €27,50, disponibile presso gli uffici postali abilitati alla ricezione delle istanze, conservando l'altra ricevuta.
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06/12/2006
Portale dell'immigrazione
Il Ministero dell'Interno, in collaborazione con Poste Italiane e A.N.C.I. (Associazione Nazionale dei Comuni Italiani), ha promosso il "Portale dell'Immigrazione" dedicato alle procedure di rilascio e di rinnovo dei permessi e delle carte di soggiorno.
Le richieste di rilascio e rinnovo dei permessi e delle carte di soggiorno, delle tipologie elencate nel link "La nuova procedura", dovranno essere presentate presso gli sportelli degli uffici postali abilitati all'accettazione di tali istanze (vedi Ricerca Strutture). I cittadini di uno dei paesi appartenenti all'Unione Europea potranno scegliere se presentare l'istanza di rilascio-rinnovo della carta di soggiorno presso gli sportelli degli uffici postali abilitati oppure presentarla direttamente presso l'Ufficio Immigrazione, territorialmente competente. I comuni e i patronati assicureranno a titolo gratuito e nell'ambito dei loro fini istituzionali una attività di informazione, consulenza ed assistenza allo straniero finalizzata alla corretta predisposizione delle istanze.
A disposizione anche:
- un Call Center per informazioni di carattere generale, attivo 24 ore su 24. Il numero è: 800.309.309;
- un Contact Center per informazioni sullo stato di avanzamento delle richieste di rilascio e rinnovo documenti di soggiorno presentate dopo il 6 novembre 2006 (costo della chiamata pari alla tariffa urbana applicata dal vostro operatore telefonico), attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00. Il numero è: 848.855.888;
- un Numero Verde per informazioni sugli up abilitati, attivo dal lunedì al venerdì dalle 8:00 alle 20:00. Il numero è: 803.160.
http://www.portaleimmigrazione.it/
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05/12/2006
Ingressi per andare all'università
Visti di ingresso per l'università.
Con il Decreto 11.10.2006 del Ministero degli Affari Esteri (in GU n. 279 del 30-11-2006) è stato quantificato il numero massimo di visti di ingresso per l'accesso all'istruzione universitaria e di alta formazione artistica, musicale e coreutica degli studenti stranieri, per l'anno accademico 2006/2007. Per l'anno accademico 2006-2007 possono essere rilasciati in favore di cittadini stranieri residenti all'estero 47.128 visti di ingresso e permessi di soggiorno, ripartiti in numero di 41.351, per l'accesso ai corsi universitari presso gli atenei e in numero di 5.777 presso le istituzioni di alta formazione artistica musicale e coreutica nazionali statali e non statali abilitati al rilascio di titoli di studio aventi valore legale.
Fonte: Gazzetta Ufficiale
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05/12/2006
RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI E CARTA DI LUNGO SOGGIORNO
RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI E CARTA DI LUNGO SOGGIORNO Il Consiglio dei Ministri, nella riunione del 1° dicembre scorso, ha approvato due decreti legislativi di attuazione delle direttive comunitarie su i ricongiungimenti familiari e il soggiorno lungo per gli immigrati extracomunitari. Il decreto sui ricongiungimenti familiari incide su alcune condizioni che limitavano o appesantivano ingiustificatamente l'esercizio del diritto del ricongiungimento. Tra le novità più importanti: non è più prevista per i figli minori la condizione di familiari "a carico"; la condizione della minore età prevista per il ricongiungimento è esplicitamente riferita al momento della presentazione della domanda; per i figli maggiorenni non è più richiesta l'invalidità totale bensì l'impossibilità di provvedere, in maniera permanente, alle proprie indispensabili esigenze di vita in ragione del loro stato di salute; relativamente al ricongiungimento dei genitori è stata eliminata la necessità dell'accertamento dell'esistenza o meno di altri figli nel Paese di origine, limitandosi a richiedere soltanto la mancanza di un adeguato sostegno familiare. Con il secondo decreto i cittadini stranieri otterranno lo Status di soggiornante di lungo periodo con una permanenza regolare in Italia di almeno 5 anni, da dimostrare con permesso di soggiorno in corso di validità, contro i 6 anni previsti finora. Il cittadino dovrà anche dimostrare di percepire un reddito minimo non inferiore all'importo di un assegno sociale annuo.
Per approfondimenti http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/soggiorno_lungo/index.html
Fonte: www.governo.it
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05/12/2006
Permessi di soggiorno alle Poste dell'11 dicembre
Permessi di soggiorno alle Poste dell'11 dicembre Da lunedì 11 dicembre 2006 le richieste di rilascio e rinnovo del permesso di soggiorno non si presenteranno più in Questura, ma negli uffici postali abilitati.
Con il Comunicato 1° dicembre 2006 il Ministero dell'Interno ha annunciato la novità dopo l'esito positivo della sperimentazione su 5 province pilota (Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato, Verbano-Cusio-Ossola).
Per ritirare il kit contenente la modulistica, i cittadini stranieri potranno recarsi presso uno dei 14.000 Uffici Postali presenti su tutto il territorio nazionale. La domanda potrà invece essere consegnata, invece, in uno dei 5.332 Uffici Postali abilitati.
Fonte: Ministero dell'Interno
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15/11/2006
Accordo Caritas - Agenzia delle Entrate di Aversa
Entrate e Caritas per gli extracomunitari.
L'ufficio di Aversa ha firmato una convenzione con la locale Caritas diocesana per l'erogazione di alcuni servizi che riguardano cittadini immigrati. L'obiettivo è migliorare e agevolare l'adempimento degli obblighi fiscali, garantendo la massima informazione a questa categoria di contribuenti.
In base all'accordo, codice fiscale, partita Iva, compilazione e presentazione modello Unico, registrazione atti privati e certificati reddituali potranno essere richiesti attraverso uno sportello dedicato. Due addetti dell'istituto di assistenza saranno accreditati al ritiro della modulistica fiscale presso gli uffici dell'Agenzia, così da renderla immediatamente disponibile anche nelle loro sedi. La Caritas darà, inoltre, adeguata pubblicità al servizio offerto per agevolarne la conoscenza presso i contribuenti extracomunitari.
L'ufficio di Aversa si impegna a completare le diverse richieste entro il giorno successivo.
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09/11/2006
Sperimentazione: pratiche per il pds in posta
A partire dal 6 novembre 2006, in via sperimentale, sarà possibile presentare le istanze relative al rilascio ed al rinnovo dei permessi di soggiorno negli Uffici Postali di 5 province: Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato e Verbano – Cusio – Ossola.
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25/09/2006
Più controlli nel settore agricolo
Contro lo sfruttamento degli immigrati più controlli in agricotura.
Il ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali prende posizione contro gli atti criminosi evidenziati dalla recente inchiesta del settimanale ‘L’Espresso’. “Si tratta di gravi e inaccettabili episodi di sfruttamento – afferma il ministro – che toccano varie regioni e attività economiche. Abbiamo l’obbligo istituzionale e morale di dare risposte rapide ed efficaci per sradicare realtà così pesanti. In questo il Mipaaf condivide pienamente gli intenti del ministro dell’Interno Amato. Inoltre – ricorda De Castro – già domani abbiamo un incontro con il ministro del Lavoro Damiano e valuteremo azioni coordinate”. De Castro sottolinea anche come questi casi di sfruttamento debbano ricondursi alla sfera dell’illegalità e alla competenza degli organi giudiziari: “In alcun modo – rimarca il ministro - possono essere spunto per una colpevolizzazione generalizzata del mondo del lavoro agricolo, un mondo dove onestà e impegno sono la prima quotidianità . Infatti - prosegue De Castro - parlando di manodopera extracomunitaria, al momento attuale oltre 130.000 lavoratori trovano impiego – in un quadro di piena legalità e rispetto dei diritti - proprio nelle imprese agricole italiane, impiegati largamente per lavori stagionali ma anche a tempo indeterminato”. E la domanda di manodopera è crescente. Sottolinea ancora il ministro: “L’agricoltura è capace di offrire risposte ai bisogni delle imprese, ma soprattutto conferma di poter essere un formidabile volano per l’integrazione economica e sociale degli immigrati extracomunitari. E in questa direzione – conclude il ministro – intendo senz’altro promuovere una linea di politiche mirate”.
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19/09/2006
Flussi di ingresso alle porte
NUOVI FLUSSI D'INGRESSO PER IL 2006: DIFFUSA LA BOZZA DEL DECRETO
È stata diffusa in questi giorni la bozza del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri recante la programmazione aggiuntiva dei flussi d'ingresso di lavoratori extracomunitari non stagionali nel territorio dello Stato per l'anno 2006. Lo schema varato dal governo è attualmente all'esame delle commissioni parlamentari; prima di essere pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dovrà essere definitivamente approvato dal Presidente del Consiglio dei Ministri.
In sintesi il provvedimento prevede: 1) QUOTA MASSIMA DI INGRESSI. L'articolo 1 del nuovo decreto flussi stabilisce che: - in aggiunta alla quota già autorizzata con DPCM 15 febbraio 2006 nell'ambito della programmazione dei flussi d'ingresso dei lavoratori extracomunitari per l'anno 2006 è ammessa in Italia per motivi di lavoro subordinato non stagionale un'ulteriore quota massima pari a 350.000 ingressi di cittadini extracomunitari residenti all'estero, "concedibili sulla base delle domande di nulla osta al lavoro che, a seguito di verifica delle condizioni di ammissibilità, risultino regolarmente presentate dai datori di lavoro entro la data del 21 luglio 2006". In altre parole, quindi, i 350.000 nuovi ingressi saranno utilizzati per rilasciare il permesso di soggiorno agli extracomunitari che, entro il 21 luglio 2006, hanno trovato un datore di lavoro disposto ad assumerli ed hanno regolarmente presentato la richiesta di nulla osta al lavoro. La quota aggiuntiva pari a 350.000 nuovi ingressi sarà inoltre ripartita tra le Regioni e le Province autonome a cura del Ministero della Solidarietà sociale.
2) LE DOMANDE ACCOLTE IN VIA PREFERENZIALE L'articolo 2 dello schema di decreto precisa ulteriormente che, nell'ambito dei 350.000 nuovi ingressi, sono ammessi in Italia, per motivi di lavoro subordinato non stagionale, in via preferenziale ed in aggiunta alle quote già stabilite con DPCM 15 febbraio 2006: - i lavoratori di origine italiana (per parte di almeno uno dei genitori fino al terzo grado in linea diretta di ascendenza) residenti in Paesi non comunitari che chiedano di essere inseriti in un apposito elenco, costituito presso le rappresentanze diplomatiche o consolari, contenente le qualifiche professionali dei lavoratori stessi; - i lavoratori cittadini di Paesi che hanno sottoscritto o sottoscrivano specifici accordi di cooperazione in materia migratoria con la Repubblica italiana.
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18/09/2006
Agricoltura e immigrazione illegale
Tavolo di confronto sul problema dell’immigrazione illegale in agricoltura che, proprio a causa di organizzazioni di criminali, è costretta a fronteggiare una vera emergenza che ormai si identifica nella “tratta” di esseri umani. E’ questa la proposta lanciata dalla Cia-Confederazione italiana agricoltori al governo dopo la pubblicazione da parte de ‘L’Espresso’ delle vicende dei lavoratori sfruttati dalla criminalità per i lavori nei campi. La Cia, nel sottolineare che nel suo codice etico c’è un preciso articolo contro lo sfruttamento e il lavoro nero, ribadisce tutto il suo impegno affinché si contrastino con la dovuta efficacia fenomeni di questo genere, annunciando una forte mobilitazione contro lo sfruttamento degli immigrati, contro il caporalato, contro ogni tipo di abuso. Comunque, per tentare di fare massima chiarezza nell’immigrazione, è indispensabile per la Cia che si intervenga per modificare l’attuale legge Bossi-Fini, che a suo giudizio non ha finora rappresentato la risposta più efficace a questi problemi.
Anche la Coldiretti scende in campo contro lo sfruttamento del lavoro nelle campagne. Secondo l’associazione, l’agricoltura ha dimostrato di essere terra di accoglienza per decine di migliaia di lavoratori immigrati che hanno contribuito all’affermazione del made in Italy agroalimentare nel mondo e che meritano attenzione e riconoscimento. La Coldiretti continuerà, quindi, a garantire la propria piena disponibilità nel collaborare con le autorità per fermare comportamenti intollerabili, a partire dall’incontro fissato il 5 settembre con i ministri del Lavoro, Cesare Damiano, e delle Politiche agricole, Paolo De Castro.
Fonte: www.venetoimmigrazione.com
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15/09/2006
Le assunzioni di cittadini stranieri nella Pubblica amministrazione italiana
Le assunzioni di cittadini stranieri nella Pubblica amministrazione italiana di Aldo Niccoli
Sommario: 1. Premessa - 2. L’assunzione di cittadini italiani nella pubblica amministrazione - 3. L’assunzione di cittadini comunitari - 4. L’assunzione di cittadini extracomunitari
Fonte: http://www.altalex.com
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15/09/2006
La tutela contro la discriminazione razziale
La tutela contro la discriminazione razziale (articoli 43 e 44 del t.u. sull’immigrazione). applicazioni giurisprudenziali Di Nicola Durante
Fonte: www.giustizia-amministrativa.it
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01/09/2006
Ricerca del CNA sull'integrazione degli stranieri in relazione al lavoro e all'imprenditoria
Cna, in Italia circa 95 mila imprenditori stranieri
Nel 2005 in Italia operano 94.633 titolari d’impresa stranieri, a fronte dei 71.843 dell’anno precedente. Tra il 2004 e il 2005, dunque, il numero delle imprese condotte in Italia da cittadini stranieri è aumentato del 31,7% e, senza l’apporto degli immigrati, il tasso di crescita delle imprese individuali italiane nel 2004 non sarebbe stato positivo. Sono questi alcuni dei dati contenuti nell'indagine conoscitiva sulla situazione socio-lavorativa degli immigrati nel nostro Paese - “Valorizzare la differenza. L’integrazione degli stranieri: lavoro e impresa” - condotta dalla Cna (Confederazione nazionale dell'artigianato e della piccola e media impresa) e presentata a Roma. La Liguria, si legge nella ricerca, è la regione che ha registrato la crescita maggiore (+68%), seguita da Puglia (+54%) e Toscana (+40%), mentre Milano è la prima città per numero di titolari d'impresa stranieri (17.321), Roma ne conta 13.397 e Torino ‘solo’ 8.553. Lo studio s’inserisce nell'ambito del progetto comunitario ‘Integration’ (Equal Fase II) teso a contrastare qualsiasi fenomeno legato al razzismo o alla difficile integrazione degli stranieri negli Stati ospitanti. L’iniziativa, coordinata in Italia dal ministero del Lavoro, si avvale anche dell’adesione di ‘Total Target’ (società di servizi), dello Snals (sindacato di categoria della scuola), della cooperativa sociale ‘Solidarieta’, di Upi (Unione province d’Italia), della società ‘Apulia’ e di ‘Prometeo s.a.s’.
In allegato il testo della ricerca
Fonte: www.cna.it
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29/08/2006
Ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno degli stranieri in Italia
Ricongiungimenti familiari e permessi di soggiorno degli stranieri in Italia. Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Ministro per le politiche europee, Emma Bonino, e del Ministro dell´interno, Giuliano Amato, in via preliminare, due schemi di decreti legislativi, per i quali occorre acquisire il parere delle Commissioni parlamentari, concernenti l´attuazione delle direttive comunitarie 2003/86 sul diritto al ricongiungimento familiare e 2003/109 relativa allo status di cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo.
Con il primo schema si apportano le necessarie integrazioni al testo unico sull´immigrazione nella parte relativa ai ricongiungimenti familiari, il cui diritto viene esteso anche ai rifugiati.
Il secondo schema concerne i cittadini di Paesi terzi che, soggiornando regolarmente da almeno cinque anni in Italia, acquistano a determinate condizioni uno status giuridico particolare, con ulteriori diritti rispetto agli altri extracomunitari con regolare permesso di soggiorno.
DECRETO LEGISLATIVO RECANTE DISPOSIZIONI DI ATTUAZIONE DELLA DIRETTIVA 2003/86/CE RELATIVA AL DIRITTO AL RICONGIUNGIMENTO FAMILIARE
Novità per quanto riguarda i ricongiungimenti familiari. Il Consiglio dei Ministri ha approvato il decreto che si è reso necessario per adeguare il T.U. del 25/7/1998, n. 286 (Disciplina dell´immigrazione e norme sulla condizione dello straniero) alla normativa comunitaria in materia di ricongiungimenti. Viene aggiunto al Testo Unico un articolo che disciplina il ricongiungimento familiare dei rifugiati. Vengono precisate le ipotesi in cui la richiesta di ricongiungimento familiare può essere respinta per motivi di ordine pubblico e sicurezza dello Stato o di un Paese con il quale l´Italia abbia sottoscritto accordi per la soppressione dei controlli alle frontiere interne. Viene previsto in modo innovativo rispetto al passato, che in caso di rifiuto, di revoca o di diniego del rinnovo del permesso di soggiorno dello straniero che abbia chiesto il ricongiungimento, siano considerati i vincoli familiari, la durata del soggiorno nel territorio nazionale e i legami con il Paese d´origine. Viene introdotta in tal modo una valutazione discrezionale mentre in precedenza il provvedimento di revoca o di diniego era vincolato alla mancanza dei requisiti richiesti. Tali elementi di valutazione vengono introdotti anche nelle ipotesi di espulsione amministrativa nei confronti dello straniero che ha chiesto il ricongiungimento familiare, tranne i casi di persone ritenute pericolose per la sicurezza. Viene altresì eliminato l´attuale automatismo relativo al divieto di reingresso nel territorio italiano che vige per gli stranieri espulsi per cui da ora il ricongiungimento del familiare, già destinatario di un decreto di espulsione, non potrà essere negato solo per tale motivo. La nuova disciplina, che modifica l´art. 29 del T.U., incide su alcune condizioni che limitavano o appesantivano ingiustificatamente l´esercizio del diritto, ad esempio, non è più prevista per i figli minori la condizione di familiari “a carico”, potendosi tale requisito considerare implicito. Si introduce il requisito dell´idoneità dell´alloggio riferito ai parametri minimi previsti dalla legge regionale per l´edilizia residenziale pubblica ma anche dalla idoneità igienico-sanitaria accertata dall´Azienda unità sanitaria locale competente per territorio eliminando una potenziale disparità di trattamento tra stranieri residenti in una Regione piuttosto che in un´altra. Un ulteriore novità contenuta nel decreto legislativo è quella che consente al familiare del minore - autorizzato dal tribunale per i minorenni ad entrare o permanere sul territorio nazionale per gravi motivi connessi allo sviluppo psicofisico del minore stesso - l´esercizio di attività lavorativa, prevedendo il rilascio in suo favore di un permesso di soggiorno “per assistenza minore”, che abilita allo svolgimento di attività lavorativa per la durata dell´autorizzazione. Un ulteriore articolo aggiuntivo al Testo Unico (articolo 29-bis) disciplina il ricongiungimento familiare dei rifugiati. Esso può essere richiesto per le stesse categorie di familiari e con lo stesso procedimento previsto per i restanti cittadini stranieri. Per il ricongiungimento familiare dei rifugiati non è richiesta la dimostrazione della disponibilità di un alloggio né dei requisiti economici richiesti negli altri casi, come del resto già previsto dalla disciplina vigente.
DECRETO LEGISLATIVO RIGUARDANTE “RECEPIMENTO DELLA DIRETTIVA 2003/109/CE RELATIVA ALLO STATUS DEI CITTADINI DI PAESI TERZI CHE SIANO SOGGIORNANTI DI LUNGO PERIODO”
Il secondo decreto legislativo approvato recepisce una direttiva comunitaria del 2003 relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo. La direttiva, in sostanza, dice che gli immigrati che soggiornano regolarmente da almeno cinque anni in un Paese dell´ Unione acquistano, in presenza di determinate condizioni, uno status giuridico particolare, che attribuisce loro ulteriori diritti rispetto agli altri cittadini non comunitari in possesso di un regolare permesso di soggiorno.
I requisiti per ottenere lo status di soggiornante di lungo periodo sono: a) tempo minimo di permanenza regolare nel territorio dello Stato: cinque anni di permesso di soggiorno. La vecchia disciplina prevedeva invece una permanenza sul territorio di sei anni. b) reddito minimo non inferiore all´assegno sociale annuo, come già previsto dalla disciplina vigente Nell´ipotesi in cui la richiesta dello status di soggiornante di lungo periodo è presentata anche per i familiari è previsto l´ulteriore requisito dell´alloggio, la cui idoneità è da dimostrare attraverso la sua rispondenza ai parametri minimi previsti dalla legge regionale per l´edilizia residenziale pubblica ovvero ai requisiti igienico-sanitari accertati dall´Azienda unità sanitaria locale competente per territorio. In tal modo viene eliminata una potenziale disparità di trattamento tra stranieri residenti in una Regione piuttosto che in un´altra. Il permesso di soggiorno per soggiornanti di lungo periodo è a tempo indeterminato ed è rilasciato entro 90 giorni dalla richiesta. Vengono esclusi dal riconoscimento dello status gli stranieri pericolosi per l´ordine e la sicurezza pubblica.
Fonte: www.interno.it
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29/08/2006
L’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne straniere in Italia.
L’interruzione volontaria di gravidanza tra le donne straniere in Italia. Negli ultimi 20 anni in Italia si è osservato un aumento della popolazione immigrata e di conseguenza un incremento del numero di Interruzioni Volontarie di Gravidanza (IVG) effettuate da donne straniere (31.836 nel 2003 rispetto a 10.131 nel 1996). Per capire meglio il fenomeno e individuarne le criticità, nel 2004 l’Istituto Superiore di Sanità ha coordinato, in collaborazione con l’Agenzia di Sanità Pubblica della Regione Lazio, due studi (uno quantitativo, intervistando con questionario 605 donne, l’altro qualitativo, con intervista semi-strutturata a 43 donne) effettuati su donne provenienti da Romania, Ucraina, Perù, Ecuador, Marocco, Nigeria e Cina che si sono rivolte agli ospedali per IVG
La ricerca e' a cura di Angela Spinelli, Emanuela Forcella, Samantha Di Rollo e Michele E. Grandolfo.
Il testo e' in allegato
Fonte: www.iss.it
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10/08/2006
Decreto flussi del 14 luglio
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, con circolare n. 24 del 10 agosto 2006, ha fornito le disposizione applicative relative al D.P.C.M. 14 luglio 2006, concernente la programmazione aggiuntiva dei flussi di ingresso dei lavoratori stagionali extracomunitari nel territorio dello Stato per l'anno 2006.
Il D.P.C.M. 14 luglio 2006 prevede un'ulteriore quota di 30mila ingressi per lavoro stagionale per le seguenti nazionalità: Serbia, Montenegro, Croazia, Bosnia e Herzegovina, ex REpubblica Yugoslava di Macedonia, Bulgaria, Romania Tunisia, Albania, Marocco, Moldavia ed Egitto.
In allegato il testo della circolare
Fonte: DPL Modena
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10/08/2006
MARE MEDITERRANEO: I viaggi della speranza si trasformano in tragedie
Sono circa 2.000 i clandestini, di cui 113 bambini, sbarcati a Lampedusa negli ultimi 20 giorni secondo i dati diffusi dal Viminale. Sono in gran parte eritrei, egiziani e marocchini partiti dalle coste libiche in viaggi della speranza che molto spesso si tramutano in disgrazie.
Secondo Fortress Europe (rassegna stampa che raccoglie gli articoli sulle vittime della migrazione, dal 1988 ai giorni nostri) nel Mare Mediterraneo sono annegate 3675 persone: 1510 salme non sono mai state recuperate. Nel canale di Sicilia, tra la Libia, la Tunisia, Malta e l'Italia le vittime sono state 1768, tra cui 976 dispersi. Nel Mare Adriatico, tra l'Albania, il Montenegro e l'Italia, negli anni passati sono decedute 472 persone, 136 i corpi mai ritrovati.
In questi giorni ci sono state altre tragedie. Il 29 luglio, 13 migranti hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere Lampedusa. Il giorno stesso, al largo di Malta, sono annegate 17 persone (alcuni dei sopravvissuti parlano di 20); tra le vittime ci sono anche sette bambini. Il 2 agosto, altre 28 persone hanno perso la vita nel tentativo di raggiungere le Isole Canarie.
Secondo la portavoce dell'Alto Commissariato Onu per i Rifugiati Laura Boldrini: "È evidente che la situazione è sempre più drammatica e che la traversata del Mediterraneo è diventata ormai una roulette russa. I trafficanti utilizzano imbarcazioni non adatte e le affidano a gente inesperta che non ha mai visto il mare". Ha anche aggiunto che sempre più frequentemente i pescatori non soccorrono i naufraghi perché si sentono penalizzati dalle norme sull'immigrazione. I pescherecci che portano in salvo i clandestini, una volta giunti a terra, sono spesso posti in stato di fermo da parte dell'autorità giudiziaria e il comandante rischia anche una denuncia di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina.
Intanto è scattata l'operazione "Hera" dell'Agenzia Europea del Controllo delle Frontiere Straniere (Frontex) che prevede il pattugliamento delle coste da dove provengono i migranti, con lo scopo di intercettare le barche prima che abbandonino le acque territoriali, infrangendo così sul nascere il sogno di una vita migliore.
Fonte: www.nuoveschiavitu.it.
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10/08/2006
La tratta di persone.
La Fondazione Regina Pacis ha curato, nell'ambito del progetto Equal Tratta No, un volume sulla normativa vigente in Italia in materia di tratta di persone. Il testo dopo aver effettuato un excursus storico della disciplina, si sofferma sulle principali disposizioni previste dal nostro ordinamento per contrastare il fenomeno e sulle opportunità previste a sostegno delle vittime. Il documento è consultabile on line sul sito www.nuoveschiavitu.it
Fonte: www.nuoveschiavitu.it
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29/07/2006
Ricongiungimenti e carta di soggiorno: novità in arrivo
Ricongiungimenti e carta di soggiorno: novità in arrivo Comunicato stampa del Consiglio dei Ministri del 28 luglio 2006
La Presidenza del Consiglio dei Ministri comunica: il Consiglio dei Ministri si è riunito oggi alle ore 10,45 a Palazzo Chigi, sotto la presidenza del Presidente, Romano Prodi. Segretario, il Sottosegretario di Stato alla Presidenza, Enrico Letta. (...) Su proposta del Ministro per le politiche europee, Emma Bonino, e del Ministro dell’interno, Giuliano Amato, sono stati approvati in via preliminare due schemi di decreti legislativi, per i quali occorre acquisire il parere delle Commissioni parlamentari, concernenti l’attuazione delle direttive comunitarie 2003/86 sul diritto al ricongiungimento familiare e 2003/109 relativa allo status di cittadini di Paesi terzi che siano soggiornanti di lungo periodo. Con il primo schema si apportano le necessarie integrazioni al testo unico sull’immigrazione nella parte relativa ai ricongiungimenti familiari, il cui diritto viene esteso anche ai rifugiati. Il secondo schema concerne i cittadini di Paesi terzi che, soggiornando regolarmente da almeno cinque anni in Italia, acquistano a determinate condizioni uno status giuridico particolare, con ulteriori diritti rispetto agli altri extracomunitari con regolare permesso di soggiorno.(...)
Fonte: www.governo.it
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24/07/2006
Decreto flussi in arrivo e apertura ai neocomunitari
Comunicato stampa del Governo
Il Governo ha deciso di avvalersi della possibilità – prevista dal Testo unico in materia di immigrazione e previa acquisizione dei pareri della Conferenza Stato-Regioni e delle competenti Commissioni parlamentari - di riaprire le quote dei flussi d’ingresso per lavoratori extra-comunitari per l’anno 2006, allo scopo di soddisfare le domande presentate dai datori di lavoro per l’impiego di cittadini extra-comunitari. La quota precedente di 170.000 persone si è infatti rivelata insoddisfacente. Si apre quindi la possibilità di impiegare ulteriori 350.000 lavoratori extra-comunitari. Secondo quanto previsto dalla legge, nell’ambito di questo contingente verrà data una preferenza ai Paesi con i quali l’Italia ha concluso accordi in materia di immigrazione. Non saranno accettate domande successive alla data odierna.
Il Governo ha infine stabilito – con comunicazione scritta alla Commissione europea - di allinearsi ai Paesi del Nord-Europa (Regno Unito, Svezia e Irlanda) rinunciando ad avvalersi del regime transitorio sull’accesso dei lavoratori previsto dagli accordi di adesione di otto Paesi dell’Unione Europea di recente ingresso (Estonia, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Repubblica Slovacchia, Slovenia, Ungheria). L’Italia, ponendo in tal modo fine alla discriminazione tra cittadini comunitari, applicherà dunque pienamente anche nei confronti di questi Paesi i princîpi del Trattato di Roma.
Fonte: www.governo.it
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21/07/2006
In Gazzetta Ufficiale il provvedimento che introduce il nuovo Ministero della solidarietà sociale
Il nuovo Ministero della solidarietà sociale.
La legge 17 luglio 2006, n.233, di conversione con modifiche del decreto-legge 18 maggio 2006, n.181, recante “disposizioni urgenti in materia di riordino delle attribuzioni della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri. Delega al Governo per il coordinamento delle disposizioni in materia di funzioni e organizzazione della Presidenza del Consiglio dei Ministri e dei Ministeri”, prevede al comma 6° dell’art.1 l’istituzione del Ministero della solidarietà sociale con le funzioni di seguito indicate. "A detto Ministero sono trasferiti, con le inerenti risorse finanziarie, strumentali e di personale: le funzioni attribuite al Ministero del lavoro e delle politiche sociali dall'articolo 46, comma 1, lettera c), del decreto legislativo 30 luglio 1999, n. 300, in materia di politiche sociali e di assistenza, fatto salvo quanto disposto dal comma 19 del presente articolo; i compiti di vigilanza dei flussi di entrata dei lavoratori esteri non comunitari, di cui alla lettera d) del comma 1 dell'articolo 46 del citato decreto legislativo n. 300 del 1999, e neo comunitari, nonche' i compiti di coordinamento delle politiche per l'integrazione degli stranieri immigrati. Restano ferme le attribuzioni del Ministero del lavoro e della previdenza sociale in materia di politiche previdenziali. Con il decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui al comma 10 del presente articolo, sono individuate le forme di esercizio coordinato delle funzioni aventi natura assistenziale o previdenziale, nonche' delle funzioni di indirizzo e vigilanza sugli enti di settore; possono essere, altresi', individuate forme di avvalimento per l'esercizio delle rispettive funzioni. Sono altresi' trasferiti al Ministero della solidarieta' sociale, con le inerenti risorse finanziarie e con l'Osservatorio per il disagio giovanile legato alle tossicodipendenze di cui al comma 556 dell'articolo 1 della legge 23 dicembre 2005, n.266, i compiti in materia di politiche antidroga attribuiti alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Fonte: Gazzetta Ufficiale
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21/07/2006
Audizione del Ministro Ferrero
RESOCONTO STENOGRAFICO n. 2 BOZZE NON CORRETTE 11ª COMMISSIONE PERMANENTE (Lavoro, previdenza sociale) COMUNICAZIONI DEL MINISTRO DELLA SOLIDARIETA` SOCIALE FERRERO SULLE LINEE PROGRAMMATICHE DEL SUO DICASTERO 6ª seduta: martedì 11 luglio 2006
Sul versante del lavoro occorre poi considerare che una competenza storicamente attribuita al Ministero del lavoro, cioe` la questione relativa all’immigrazione, a partire dalla definizione dei flussi, e` oggi materia di competenza di questo Ministero. Partirei da questo tema per entrare nel merito dei problemi. A tal proposito un primo intervento riguarda l’immediato: abbiamo ereditato una situazione in cui per il 2006 era stato varato un primo decreto flussi per 170.000 persone da avviare al lavoro; mi riferisco al lavoro dipendente a tempo indeterminato, non al lavoro stagionale per l’agricoltura o altro. Le domande erano state invece circa 485.000 alla data iniziale di presentazione: la legge infatti prevede che si possano presentare domande per avere lavoratori stranieri durante tutto il corso dell’anno. Nella fase iniziale vennero percio` presentate 485.000 domande, mentre il decreto prevedeva 170.000 ingressi. Abbiamo di conseguenza predisposto un secondo decreto flussi, sulla base sostanzialmente del criterio di venire incontro a tutte le domande presentate dai datori di lavoro. L’iter del provvedimento, partito il 5 giugno, e` piuttosto lungo, prevede un passaggio attraverso diversi Ministeri e la Presidenza del Consiglio. Attualmente il decreto e` sottoposto all’esame del Ministero dell’interno per una fase, cosiddetta, di concertazione; spero che arrivera` in Consiglio dei ministri entro la fine di luglio o l’inizio di agosto e che per la fine del mese di settembre il suo iter possa essere concluso, poiche´ il decreto dovra` essere sottoposto all’esame delle competenti Commissioni parlamentari e della Conferenza unificata Stato – Regioni. Si dovrebbe in questo modo garantire la copertura del complesso delle domande avanzate dai datori di lavoro. Segnalo pero` un problema che non voglio sottovalutare ed e` bene che la Commissione ne abbia coscienza: le procedure messe in campo dal precedente Governo relativamente alla verifica delle domande presentate dai datori di lavoro (che prevedevano tra l’altro la convenzione con Poste Italiane, la lettura ottica delle domande, la loro centralizzazione a Roma ed il successivo rinvio del materiale sul territorio) si stanno rivelando piuttosto farraginose e ad oggi, per quanto e` a mia conoscenza, le domande esaminate sono pochissime. In altri termini, avendo avuto a disposizione i dati molto recentemente, e` un problema che sollevero`, come ho gia` fatto informalmente al Ministero dell’interno. E` assolutamente evidente che bisognera` studiare qualche modifica procedurale, perche´ allo stato attuale rischiamo che il tutto slitti all’anno prossimo senza colpo ferire: i datori di lavoro hanno chiesto a febbraio o a marzo circa 500.000 lavoratori e rischiamo di non essere in condizione di soddisfare tali richieste perche´ le procedure sono di una lentezza e farraginosita` uniche. Questo e`, dunque, il primo problema sul tema immigrazione. Sulla base di queste riflessioni vi e` un nodo che riguarda piu` direttamente la modifica delle norme. L’intendimento che stiamo discutendo anche con altri Ministri – poiche´ e` una materia che investe piu` Ministeri – e` di arrivare a una modifica della legge Bossi-Fini, sostanzialmente su due filoni, ancora da approfondire. Il primo filone si basa sulla necessita` di individuare una procedura che eviti il finto meccanismo dei flussi. E` del tutto evidente che attualmente appare come una finzione che i datori di lavoro individuino a mille chilometri di distanza la persona da assumere, senza averla mai vista ne´ conosciuta. In realta` la gente entra illegalmente in Italia pagando le organizzazioni clandestine, trova un posto di lavoro e, nel momento in cui si vara un decreto flussi che consente l’assunzione regolare, esce illegalmente dal nostro Paese pagando nuovamente le organizzazioni criminali, si fa rilasciare il visto e, finalmente, rientra in Italia in modo legale. Questo e` il circuito reale che si realizza nel 90 per cento dei casi. E` quindi necessario – ripeto – individuare un meccanismo che contrasti questa situazione, assolutamente distorta. Infatti, e` lo stesso congegno della legge che determina una condizione di illegalita`. Stiamo lavorando sull’ipotesi del permesso di soggiorno per ricerca di lavoro, anche sulla base di una serie di valutazioni gia` svolte nel passato: esiste infatti un intero corollario di misure che si e` sviluppato intorno a tale possibilita`. E` comunque necessario studiare meccanismi che consentano agli immigrati di entrare nel nostro Paese regolarmente. Tenete presente che dai dati raccolti dal Ministero della giustizia risulta che la meta` dei detenuti immigrati (circa 10.000 persone) non ha commesso alcun reato se non quello dell’ingresso illegale nel Paese, senza contare le decine di migliaia di immigrati confinati nei Centri di permanenza temporanei per lo stesso motivo. E` lo stesso meccanismo legislativo esistente che nei fatti rende complicato entrare regolarmente in Italia, comportando, peraltro, spese enormi per lo Stato e condizioni di sofferenza per gli immigrati. E` quindi necessario interrompere il circuito penale che si determina sulla base di questa situazione. Attualmente puo` capitare di entrare illegalmente in Italia, essere confinati in un centro di permanenza temporaneo, uscirne, essere arrestati ed incarcerati per 30 giorni ed infine essere nuovamente rinchiusi nel centro di permanenza temporaneo per 45 giorni. La Corte costituzionale ha bloccato la possibilita` di ripetizione di questo circuito, che spesso veniva replicato piu` volte dallo stesso soggetto al quale, quindi, veniva impedito di rientrare in Italia per i 10 anni successivi. Il nodo principale su cui intervenire e` pertanto quello di gestire il fenomeno dell’immigrazione secondo modalita` che siano quanto piu` possibile esterne al circuito penale. Peraltro, in base alle statistiche risulta che nella popolazione immigrata regolarizzata il tasso di delinquenza e` inferiore a quello complessivamente registrato nella popolazione italiana; questo dimostra che la possibilita` di lavorare regolarmente in condizioni di civilta` si traduce in un enorme fenomeno di integrazione e di partecipazione degli immigrati alla vita civile. Il nostro Ministero, per la parte specifica che lo riguarda, sta provvedendo, anche in collaborazione con altri Paesi europei, Spagna in primo luogo, a predisporre alcuni progetti di formazione nei Paesi d’origine degli immigrati, con particolare riguardo al Nord-Africa, da curare in collaborazione con le Regioni e Confindustria. L’idea e` quella di integrare forme di cooperazione internazionale, e quindi di aiuto ai Paesi extracomunitari, ed elementi di formazione sul territorio, anche al fine di instaurare per questa via incontri e forme di interlocuzione con i migranti che prevengano i contatti degli stessi con le formazioni criminali che organizzano il trasporto dei clandestini. Il progetto, in questo senso, e` particolarmente attento ai Paesi nordafricani. Un secondo programma a cui il Ministero sta lavorando e` volto a predisporre una serie di interventi sugli adolescenti. In Italia ogni anno entrano illegalmente alcune migliaia di giovani al di sotto dei 18 anni che vengono affidati a case famiglia dalle quali pero` poi scompaiono nelle poche settimane successive al loro ingresso, facendo perdere le proprie tracce. La maggior parte di questi ragazzi entra in circuiti di microcriminalita`, prostituzione e altro. Parallelamente a questo progetto abbiamo intenzione di svolgere un’azione sulle seconde generazioni, tra le quali il tasso di dispersione scolastica e` altissimo. L’intento e` quello di intervenire prima che si sviluppino situazioni quali quelle registrate in altri Paesi europei, in particolare nelle banlieu francesi. In Italia il problema sociale non ha ancora raggiunto quelle dimensioni, ma bisogna comunque tenere presente che, mentre per le prime generazioni il lavoro e` un potentissimo fattore di integrazione sociale, per le seconde l’integrazione non e` assolutamente cosý` immediata; e` necessario, quindi, un preciso intervento in tal senso. Presumibilmente verra` anche eliminato il vincolo delle quote previsto per i Paesi neocomunitari, mantenuto dal precedente Governo; in realta` le cifre poi registrate erano molto piu` basse rispetto alle stesse quote fissate. Mi scuso di essermi intrattenuto sul filone immigrazione, ma l’argomento richiede non poche attenzioni.
Fonte: Senato della Repubblica
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21/07/2006
Quote accesso per motivi di studio
Ingresso per motivi di studio e formazione professionale, le quote massime fissate dal Welfare News a cura della Redazione Per l'anno 2005 il limite massimo di ingressi in Italia degli stranieri in possesso dei requisiti previsti per il rilascio del visto di studio e' determinato, ai sensi dell'art. 44-bis, comma 6, del decreto del Presidente della Repubblica 31 agosto 1999, n. 394, in:
a) 5000 unita' per la frequenza a corsi di formazione professionale finalizzati al riconoscimento di una qualifica o alla certificazione delle competenze acquisite di durata non superiore a ventiquattro mesi, ai sensi dell'art. 44-bis, comma 5, del decreto del Presidente della Repubblica n. 394/1999, organizzati da enti di formazione accreditati secondo le norme di cui all'art. 142, comma 1, lettera d) del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112; b) 5000 unita' per lo svolgimento di tirocini di formazione e d'orientamento promossi dai soggetti di cui all'art. 2, comma 1, del decreto del Ministro del lavoro e della previdenza sociale 25 marzo 1998, n. 142, in funzione del completamento di un percorso di formazione professionale.
In allegato il Decreto Ministero lavoro e politiche sociali 24/03/2006, G.U. 18/07/2006, n. 165
Fonte: Gazzetta Ufficiale
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19/07/2006
Caritas, in Europa 56 milioni di immigrati
Caritas, in Europa 56 milioni di immigrati
Sono oltre 56 milioni gli immigrati che si trovano oggi in Europa, di cui circa 5 milioni che si stima siano irregolarmente soggiornanti. E’ quanto emerge dal terzo rapporto di Caritas Europa sulla povertà, presentato a Bruxelles, ‘La migrazione: un viaggio verso la povertà?’. Un quadro sulle condizioni di vita degli immigrati che vivono nel Vecchio Continente. Il rapporto è frutto dell’attività di ricerca e di un continuo lavoro sul campo delle 48 Caritas nazionali in Europa e delle loro strutture regionali, diocesane e parrocchiali, impegnate quotidianamente a rispondere ai bisogni di chi vive nell’emarginazione e nella povertà. Cerca di far luce su 5 ambiti: lavoro, abitazione, salute, educazione e partecipazione alla vita pubblica, evidenziando come in ognuno esistono ‘trappole di povertà’.
”In generale - si legge in una nota della Caritas - i migranti lavorano per un numero di ore superiore al lecito, per un salario scarso e senza alcuna copertura assicurativa e previdenziale. Ad esempio nel nostro Paese, mentre per i lavoratori italiani gli incidenti sul lavoro sono diminuiti dell'1,1%, tra i lavoratori migranti sono cresciuti del 6,6%”.
Anche le condizioni alloggiative sono allarmanti. Oltre a un costante sovraffollamento, Caritas Belgio riferisce di immigrati con posti letto a ore, costretti ad alternarsi con altri nell'arco della giornata. Le precarie condizioni di vita (abitazioni inadeguate, cattiva alimentazione, lavori pericolosi e mal pagati) sono inoltre la causa di un cattivo stato di salute, aggravato dal limitato accesso al sistema sanitario. Sul fronte dell’istruzione, gli immigrati tendono a conseguire minori qualifiche e ad abbandonare prima gli studi. Sul piano della partecipazione alla vita pubblica, raramente possono influenzare i processi decisionali, anche su questioni che li riguardano direttamente.
Nelle raccomandazioni finali, Caritas Europa invita i vari governi a “concedere il diritto di voto a tutti gli immigrati regolari, almeno nelle elezioni locali, regionali ed europee”. Più in generale, si sottolinea come aiutare quanti vivono nella precarietà e nell'irregolarità ad uscire dall'ombra, può favorire la promozione della legalità, stabilizzare il mercato del lavoro, migliorare le condizioni di vita e contribuire ad un ‘Modello sociale europeo’ che faticosamente le Caritas cercano di sostenere.
Fonte: VENETO IMMIGRAZIONE
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19/07/2006
Ricerca della Bocconi
Immigrati clandestini più istruiti degli italiani
Immigrati più istruiti degli italiani. E' questo il dato più inatteso di una ricerca effettuata dall'Università Bocconi di Milano e dall'University College di Londra sui dati in possesso del Naga, l'associazione milanese di volontariato che presta assistenza sanitaria gratuita agli immigrati irregolari. In 18 mesi sono più di 10 mila i clandestini che si sono rivolti alla struttura di solidarietà. Dalla ricerca emerge che tra gli immigrati, di età compresa tra i 25 e i 64 anni, il 41,1% dichiara di essere in possesso di un diploma di scuola superiore e il 12,1% di istruzione universitaria. Gli italiani della stessa età in possesso del diploma di scuola superiore sono il 33% e i laureati il 10%, secondo i dati Ocse. Le donne (38,6% diplomate, 13,3% laureate) sono mediamente più istruite degli uomini e i sudamericani sono quelli con la scolarità maggiore. “Il dato - spiega il docente di economia Carlo Devillanova - va letto con prudenza perché non esiste perfetta corrispondenza tra i diversi sistemi formativi. Ma i clandestini, come hanno dimostrato ricerche svolte in passato, sono mediamente meno istruiti degli immigrati regolari e la scolarità degli immigrati nel loro complesso è, perciò, nettamente superiore a quella percepita”.
E, se la scolarità degli immigrati clandestini è mediamente superiore a quella degli italiani, solo una metà di loro lavora e sempre svolgendo le funzioni più elementari. L'alta scolarizzazione, in questo senso, non si traduce nello svolgimento di lavori corrispondenti. La maggior parte dei clandestini occupati (e sono solo il 54%) svolge mansioni elementari, che vanno dall'assistenza domestica al facchinaggio, dall'impiego in edilizia alla vendita ambulante, in stridente contrasto con la loro istruzione e con gli impieghi in patria, dove solo il 15% svolgeva mansioni elementari e più del 5% era insegnante o professore. “Questo genere di migrazione - spiega Devillanova - determina perciò un impoverimento del capitale umano dei paesi di origine (il cosiddetto brain drain), dal momento che migrano soprattutto i più istruiti e un conseguente spreco di questo capitale (il brain waste), quando le loro competenze non sono utilizzate nel paese di destinazione. Tale risultato mette in dubbio anche l'eventuale efficacia di politiche di selezione degli immigrati: il tessuto produttivo italiano - conclude l'economista - sembra poco interessato alle loro qualifiche”.
Fonte: VENETO IMMIGRAZIONE
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18/07/2006
Permesso di soggiorno elettronico
Permesso di soggiorno elettronico
La nuova procedura per il rilascio del permesso di soggiorno elettronico sarà sperimentata a partire dal 17 luglio 2006 in sei Questure: Ancona, Brindisi, Frosinone, Prato, Reggio Emilia e Verbano Cusio Ossola.
Il nuovo modello di permesso di soggiorno elettronico dà attuazione agli obblighi comunitari ed avrà un costo per il richiedente di € 27,50, come previsto dal Decreto del Ministro dell'Economia e delle Finanze, di concerto con il Ministro dell'Interno, del 4 aprile 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 5 maggio 2006, numero 103.
Il permesso di soggiorno elettronico è rilasciato per i soli permessi di soggiorno di durata superiore ai 90 giorni e per le carte di soggiorno per cittadini stranieri. Fanno eccezione i permessi rilasciati in attesa dell'esame di una domanda di asilo e i permessi rilasciati ai familiari di cittadini dell'Unione che esercitano il loro diritto alla libera circolazione. Questi ultimi continueranno ad essere rilasciati sul modello cartaceo, attualmente in uso. La procedura di richiesta del permesso di soggiorno elettronico rimane invariata rispetto a quella attualmente in uso per la richiesta di permesso -carta di soggiorno.
Con il nuovo modello di permesso-carta di soggiorno si perseguono i seguenti obiettivi: fornire un supporto standard in linea con le indicazioni dell'Unione Europea, rispondere all'esigenza di disporre di uno strumento sicuro per quanto concerne la produzione, il rilascio e l'utilizzo da parte del titolare.
Fonte: Ministero dell'interno
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17/07/2006
Tirocini formativi e di orientamento anche per gli extracomunitari
Tirocini anche per gli extracomunitari
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 159 dell'11 luglio 2006, il Decreto ministeriale 22 marzo 2006 con il quale il Ministero del Lavoro ha esteso la disciplina sui tirocini formativi ai lavoratori extracomunitari regolarmente soggiornanti in Italia.
Qualora il tirocinante risulti residente all'estero, sul soggetto promotore ricade l'obbligo di fornire vitto e alloggio nonché di pagare le spese di viaggio per il rientro del tirocinante nel Paese di provenienza.
In allegato il DECRETO 22 marzo 2006 Normativa nazionale e regionale in materia di tirocini formativi e di orientamento per i cittadini non appartenenti all'Unione europea.
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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12/07/2006
Immigrati: nel mondo 3,5 milioni sono residenti stabili
Tra il 2003 e il 2004, l’Italia, con un incremento del 28%, è diventata il secondo Paese al mondo per accoglienza degli immigrati. Meglio di noi, solo gli Stati Uniti (+34%), seguiti dalla Gran Bretagna (+24%). Lo rivela il rapporto sulle ‘Prospettive delle migrazioni internazionali’ dell’Ocse, presentato a Parigi. Secondo lo studio, il fenomeno dell’immigrazione è in crescita in tutti i 30 Paesi dell’Ocse, dove nel 2004 tra i 3 e i 3,5 milioni di stranieri sono diventati residenti stabili. In particolare, sempre più donne lasciano il proprio Paese d’origine, sebbene solo il 60% di loro, di età compresa tra i 15 e i 65 anni, trovi un lavoro stabile. Russia e Ucraina sono i Paesi che esportano il maggior numero di immigrati, seguiti da America del Sud e Cina. Tornando più specificatamente all’Italia, invece, sono soprattutto rumene, albanesi e marocchine le presenze straniere più consistenti (circa 2 milioni e 400 mila nel 2004). La maggior parte di loro tende a fermarsi nel nostro Paese per un lungo periodo e molti sono anche coloro che tentano di metter su famiglia (il numero dei bambini stranieri nati in Italia da entrambi i genitori stranieri in Italia è infatti aumentato del 42%). Ancora, il numero di immigrati irregolari in Italia tende a diminuire. Secondo la fotografia scattata dall’Ocse, infatti, per la prima volta nel 2004 sono stati assegnati circa 320 mila permessi di soggiorno, mentre dal 2002 ne sono stati concessi in tutto 650 mila. Non solo. Scende anche la cifra dei clandestini che sbarcano sulle coste meridionali del nostro Paese: nel 2004 sono stati 14 mila, 10 mila in meno rispetto al 2002. Quanto all’impiego che gli stranieri svolgono, una volta in Italia, la maggior parte è di tipo stagionale. Molti sono, invece, coloro che si mettono in proprio (+18%), mentre solo il settore dell’assistenza domestica continua ad attirare lavoratori irregolari.
Per la lettura integrale dei dati www.ocde.org
Fonte: OCSE
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12/07/2006
Governo vara commissione d'inchiesta su Cpt, partono ispezioni
Governo vara commissione d'inchiesta su Cpt, partono ispezioni
Il ministro dell'Interno, Giuliano Amato, ha avviato una campagna di ispezioni nei Centri di permanenza temporanea (Cpt) per gli immigrati clandestini in Italia. Le ispezioni saranno affidate ad una commissione, che avrà sei mesi di tempo per giungere alle sue conclusioni e di cui faranno parte anche esponenti del mondo del volontariato ed a presiederla è stato invitato il rappresentate del Segretario generale dell'Onu, Staffan De Mistura. A renderlo noto il portavoce del ministro, Fabrizio Forquet, in una lettera inviata al direttore de “Il Manifesto”, Gabriele Polo, in risposta alla “Lettera aperta a Giuliano Amato” pubblicata nei giorni scorsi in prima pagina dal quotidiano. Gli esiti delle ispezioni dovranno aprire la strada a “decisioni non rinviabili” sui Cpt, al centro di costanti polemiche. “Il tema delle condizioni di vita all'interno dei Centri di permanenza temporanea e dell'accesso ad essi è una priorità del ministro dell'Interno Giuliano Amato. Tanto che il Ministro si sta adoperando affinché venga costituita una Commissione di ispezione mista, con personale amministrativo e con esponenti del mondo del volontariato”, scrive Forquet. “A presiederla il Ministro ha già invitato una personalità come Staffan De Mistura, rappresentante del Segretario Generale dell'Onu, impegnandosi personalmente nel tentativo di risolvere le questioni di regulations del personale delle Nazioni Unite, che una nomina di questo tipo comporta. La Commissione avrà un termine di sei mesi per concludere i suoi lavori, aprendo la strada alle decisioni non rinviabili per risolvere il problema”, conclude Forquet. Della commissione faranno probabilmente parte almeno due funzionari del ministero e quattro rappresentanti di associazioni di volontariato. L'istituzione della Commissione è stata al centro di un incontro svoltosi al Viminale fra il sottosegretario all'interno con la specifica delega all'immigrazione, Marcella Lucidi, e rappresentanti di diverse organizzazioni di volontariato, oltre ad un rappresentante dell'Anci. I lavori dovrebbero concludersi, nel termine di sei mesi, con la formalizzazione di una proposta per superare e migliorare l'attuale modello dei Cpt.
Fonte: VENETO IMMIGRAZIONE
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30/06/2006
Passaporti nellUE
Dati biometrici, la Commissione UE adotta la seconda parte delle specifiche tecniche sulle impronte digitali
L’introduzione uniforme di identificatori biometrici nei passaporti dei cittadini dell’Unione europea garantirà di poter accertare facilmente l’identità del titolare e di tutelarsi dall’appropriazione fraudolenta di identità. Poiché per motivi giuridici non è possibile armonizzare il formato del passaporto, la Commissione ha stabilito con il regolamento (CE) n. 2252/2004 norme comuni di sicurezza, compresi gli identificatori biometrici. Tale regolamento dà mandato alla Commissione, di stabilire le specifiche tecniche necessarie ai fini dell’introduzione di identificatori biometrici nei passaporti e in altri documenti rilasciati dagli Stati membri e validi per periodi superiori a 12 mesi. Le carte d’identità non rientrano nel campo di applicazione del regolamento in questione. Il 28 febbraio 2005 la Commissione ha adottato la prima parte delle specifiche tecniche, relative alla memorizzazione dell’immagine del volto del titolare su un microprocessore senza contatto contenuto nel passaporto. La decisione della Commissione del 28 giugno 2006 riguarda la memorizzazione aggiuntiva di due impronte digitali sul chip del passaporto. La Commissione riteneva si trattasse di dati più sensibili e ha deciso di proteggerli tramite l’ “Extended Access Control”, sistema che opera con un'infrastruttura a chiave pubblica (ICP). Poiché si tratta di un sistema nuovo, il comitato ha impiegato più tempo per stabilire le specifiche tecniche. L’Unione europea sarà tra i primi al mondo ad applicare tale sistema.
Comunicato stampa Commissione CE 29/06/2006, n. IP/06/872
Fonte: Unione Europea
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29/06/2006
Occupazione irregolare di extra comunitari
Occupazione irregolare di extra comunitari
Con sentenza n. 15264 del 3 maggio 2006, la prima sezione penale della Cassazione ha affermato che l'art. 22, comma 12, D.L.vo 286/98, concernente l'espressione "occupa alle proprie dipendenze" va inteso in un significato ampio e non vincolato a presupposti formali, autonomo rispetto al concetto di lavoro subordinato elaborato con riferimento all'art. 2094 c.c. e alla specifica legislazione in materia di lavoro e intende per "datore di lavoro" non soltanto l'imprenditore che gestisce professionalmente organizzata, ma chiunque assume alle proprie dipendenze una o più persone per svolgere una attività lavorativa di qualsiasi natura, a tempo determinato o indeterminato, occasionale o stabile.
Fonte: DPL Modena
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27/06/2006
L'ordine di espulsione deve essere motivato
L'ordine di espulsione del clandestino deve essere motivato Giuseppe Amato, sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma
La Cassazione fa chiarezza sul contenuto motivazionale che l'ordine del questore impartito allo straniero clandestino di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni deve avere affinché la sua eventuale inottemperanza possa integrare il reato di cui all'articolo 14, comma 5 ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286.
Secondo la Corte, per la sussistenza di tale reato, configurabile appunto a carico dello straniero che, quantunque raggiunto dall' ordine del questore, si trattenga sul territorio nazionale senza giustificato motivo, è necessario che il provvedimento dell'autorità amministrativa sia motivato (pena la sua disapplicazione) attraverso la, sia pur sintetica, indicazione delle ragioni dell'impossibilità di eseguire l'accompagnamento immediato dello straniero alla frontiera (ad esempio, per impossibilità di provvedere al pronto reperimento di un vettore) o dell'impossibilità di inserire lo straniero in un centro di permanenza temporanea (ad esempio, per mancanza di posti).
Ciò, osserva il giudice di legittimità, in quanto la legittimità dell'ordine del questore di lasciare il territorio dello Stato, impartito allo straniero di cui il prefetto abbia decretato l'espulsione, è subordinata alla motivata impossibilità di eseguire l'espulsione stessa nelle forme (espulsione immediata mediante accompagnamento alla frontiera o previo trattenimento presso un centro di permanenza temporanea), che i commi 1 e 5 bis dell' articolo 14 del decreto legislativo n. 286/98 indicano, in sequenza, come quelli normalmente da adottare, avendo il cittadino straniero interesse all'osservanza di tale previsione normativa per le conseguenze di carattere penale derivanti dall'inosservanza dell'ordine di allontanamento.
Da queste premesse, nella fattispecie la Corte ha rigettato il ricorso del procuratore generale avverso la sentenza che aveva mandato assolto l'imputato proprio sul rilievo che il provvedimento del questore mancava di adeguata motivazione, onde andava disapplicato, con riferimento all' impossibilità del trattenimento dello straniero presso un centro di permanenza temporanea, limitandosi sostanzialmente a riprodurre la formula legislativa e, cioè, limitandosi a dare atto semplicemente del fatto che non era possibile né eseguire l'espulsione mediante accompagnamento alla frontiera, né trattenere lo straniero presso un centro di permanenza temporanea.
Sulla necessità della motivazione dell'ordine del questore si è ormai attestata la prevalente e più convincente giurisprudenza della Cassazione, che argomenta tale conclusione anche attraverso il richiamo dell'articolo 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, laddove si prevede, in modo esplicito, che tutti gli atti amministrativi direttamente incidenti nella sfera giuridica sostanziale del destinatario devono essere motivati, con esclusione dei soli atti normativi e di quelli a contenuto generale (di recente, Cassazione, Sezione I, 4 aprile 2006, PG in proc. A.).
La sentenza merita segnalazione perché affronta altra importante questione, finora oltremodo controversa: quella relativa alla configurabilità o meno del reato di cui all'articolo 14, comma 5 ter, del decreto legislativo n. 286/98 nei confronti dello straniero privo di permesso di soggiorno che, dopo essere stato condannato una prima volta per detto reato, non abbia ottemperato al nuovo ordine di lasciare entro cinque giorni il territorio dello Stato impartitogli dal questore.
Alla questione la Corte ha risposto negativamente, sostenendo in proposito che, dopo una prima condanna per l'inosservanza da parte dello straniero dell'ordine di lasciare il territorio dello Stato, il successivo ordine di espulsione emesso dal questore può essere eseguito solo mediante accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica e, qualora ciò non sia possibile con immediatezza, lo straniero deve essere trattenuto presso i centri di permanenza temporanea ai fini della sua completa identificazione o dell'acquisizione dei documenti di viaggio, per cui non è comunque configurabile un nuovo reato previsto dall'articolo 14, comma 5 ter, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, che presuppone la violazione del mero ordine di allontanamento dal territorio dello Stato.
In linea con la decisione della Corte è la più recente giurisprudenza: tra le altre, Cassazione, Sezione I, 14 dicembre 2005, PG in proc. S., e Sezione I, 18 maggio 2006, PG in proc. I.; contra, invece, tra le altre, Cassazione, Sezione I, 27 aprile 2004, PM in proc. C..
Fonte: Rivista dottrina e diritto
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27/06/2006
Modalità di uscita e reingresso in Italia per le ferie
Nei giorni scorsi, il Ministero ha stabilito che, dal 1° luglio 2006 al 1° settembre 2006, i lavoratori stranieri, regolarmente soggiornanti sul territorio nazionale, che sono in possesso della sola ricevuta attestante la presentazione dell'istanza di rinnovo del permesso di soggiorno o della carta di soggiorno, sono autorizzati ad allontanarsi temporaneamente dal territorio nazionale. Tale allontanamento per le ferie estive è possibile solo se: escono e rientrano dallo stesso valico di frontiera, senza transitare in altri Paesi Schengen; risultano in possesso di passaporto (o documento d'identità equipollente), copia o originale del titolo di soggiorno scaduto o del quale è stato chiesto l'aggiornamento, ricevuta della presentazione della richiesta di rinnovo del permesso di soggiorno oppure della carta di soggiorno.
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22/06/2006
Confagricoltura, “Superare il sistema delle quote”
Superare il sistema delle quote di ingresso degli stranieri”. Lo propone Confagricoltura basandosi su tre considerazioni di fondo. “Innanzitutto l’impossibilità di verificare l’adeguatezza degli ingressi autorizzati per il corrente anno - si legge in una nota dell’associazione degli imprenditori agricoli - viste le difficoltà burocratiche che si verificano nella effettiva disponibilità dei lavoratori richiesti. Inoltre - continua Confagricoltura - occorre intervenire sulle procedure, in quanto il sistema delle richieste e delle autorizzazioni in molte aree, continua a penalizzare le imprese e gli stessi lavoratori”. Ma soprattutto si ribadisce che “è necessario abbandonare il sistema delle quote. La legge in vigore prevede che le autorizzazioni siano rilasciate solo in presenza di un rapporto di lavoro certo. Il numero degli ingressi - conclude - dovrebbe essere ‘aperto’, in diretta dipendenza dalle richieste dei datori di lavoro”. L’organizzazione leader dei datori di lavoro agricoli evidenzia, quindi, l’importanza che tali lavoratori rivestono per il sistema delle imprese del Paese e in particolare di quelle agricole.
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20/06/2006
Linee guida del Ministero dell'Interno
Immigrazione, terrorismo, sicurezza, lotta alla mafia: le linee guida del Ministro dell'Interno Giuliano Amato
Intervento del Ministro
Data: 20/06/2006
Trascrizione dell'intervento tenuto dal Ministro dell'Interno Giuliano Amato
CAMERA DEI DEPUTATI COMMISSIONE I AFFARI COSTITUZIONALI
AUDIZIONE DEL MINISTRO DELL’INTERNO ON. GIULIANO AMATO
20 GIUGNO 2006
Ringrazio i colleghi che sono qui numerosi in una giornata senza aula, da vecchio parlamentare lo apprezzo molto. Oggi per il Ministro dell’Interno, e credo anche per il Parlamento della Repubblica, è una buona giornata. Perché, come ormai sapete, nel corso della notte è stata avviata e quasi conclusa un’operazione anti-mafia denominata Ghota. Il nome questa volta è ben trovato, ahimè, perché sulla base degli elementi che si erano potuti raccogliere dopo l’arresto di Provenzano, e anche di altre indicazioni, è stato possibile localizzare i maggiori personaggi non solo delle due famiglie che avevano già iniziato a contrapporsi ai fini della eredità, ma anche tutto un contorno. Si è potuto anche verificare il regime transitorio in cui stavano vivendo, essendovi una sorta di governo di fatto imperniato su tre persone. Fatto sta che sono coinvolti personaggi come Rotolo, Cinà ed altri (Rotolo, di sicuro lo ricordate, era stato da poco condannato all’ergastolo per partecipazione attiva a crimini gravissimi ed omicidi). In tutto sono 52 i provvedimenti restrittivi da eseguire, tre ore fa ne erano stati eseguiti oltre 45.
Giustamente il Procuratore Nazionale Antimafia Grasso ha anche sottolineato l’apporto che le tecnologie possono dare a questo tipo di operazioni, perché una serie di informazioni sono state acquisite in modo particolarmente innovativo. Di questo sono particolarmente contento. La lotta alla mafia, purtroppo per il nostro Paese, è da anni - e continua ad essere - una priorità per chi fa il lavoro che ora mi è stato affidato e per il Paese intero, in realtà, e quindi anche per tutti voi. Sappiamo che non riusciamo mai, dopo ogni battaglia vinta, a dire abbiamo vinto la guerra. C’è sempre lavoro da fare. Però questi sono passaggi molto importanti. E secondo me la cattura di Provenzano, per ciò che era stato e che continuava ad essere, e tutto quello che ne sta venendo fuori, ci danno a dir poco una posizione di significativo vantaggio per il futuro. Con tutto quello che ne consegue, per la Sicilia e per la sua vita democratica. Perché noi sappiamo cosa significa: non soltanto prendere delle persone dedite ad attività criminali isolate dal contesto del resto della vita di quella società, ma eliminare delle cellule cancerogene che tendono a produrre metastasi varie in quella società, che entrano nella gestione della cosa pubblica, che entrano con intimidazioni ed altro nella vita privata di chiunque svolga un’attività economica in proprio. Significano, queste operazioni, dare respiro, restituire ossigeno alla vita democratica della Sicilia, che ha bisogno di più, ma che oggi, almeno, comincia ad avere questo.
Io ho vissuto per anni più o meno dentro lo Stato, o ai bordi del medesimo, ma questa esperienza del Ministro dell’Interno non l’avevo mai fatta. Ed è un’esperienza molto, molto impegnativa anche sul piano umano, oltre che su quello tecnico e politico. A volte mi è capitato nello Stato di fare cose che in sé sono astratte e che poi producono effetti concreti in modo indiretto. Per questa ragione ho sempre in qualche modo invidiato i sindaci e gli amministratori locali che fanno cose in grado di produrre – o non produrre - immediatamente un effetto. Ecco, facendo il Ministro dell’Interno ho la sensazione che posso concorrere, non solo ad impostare delle politiche, ma a realizzarle anche. Questo mi dà un senso particolare di responsabilità e di impegno, che ho trovato del resto condiviso da questa Amministrazione. Mi ha colpito la solidità dell’Amministrazione dell’Interno, così come l’ho trovata. Un’Amministrazione nella quale è forte una cultura coerente con i valori costituzionali e con la vita democratica, una cultura nella quale la percezione che la missione principale è la sicurezza non va mai disgiunta dalla percezione che ci sono le libertà e i diritti dei cittadini che certo la sicurezza difende ma che, al di là di un certo limite, la sicurezza può mettere a repentaglio. E questo equilibrio mi ha molto colpito sul terreno della sicurezza, ma anche sul terreno delle politiche – e della loro realizzazione – che riguardano quello che io considero il tema epocale che un ministro dell’Interno si può trovare ad affrontare: il tema dell’immigrazione, su cui tornerò subito.
Permettetemi, prima, di dire che questa Amministrazione, che tanto mi ha colpito in positivo, deve fare i “conti con i conti”. E fare i “conti con i conti” oggi è tutt’altro che facile e rende a volte precaria anche la vita quotidiana di una Amministrazione solida come quella degli Interni. Io non posso, e l’ho già fatto col ministro dell’Economia, non esprimere il disagio nel quale ci si trova quando si deve constatare che il controllo della spesa è stato impostato in termini largamente di tetti alla cassa prescindendo dagli impegni ai quali la cassa deve corrispondere. Il che finisce per determinare inesorabilmente debito sommerso, perché ridurre la cassa molto spesso significa, non ridurre la spesa, ma postergarla. Io l’ho fatto il mestiere di ministro del Tesoro, e so che spingere le Amministrazioni a comprimere la cassa le porta a fare di necessità virtù, a cercare di compensare un capitolo con un altro, a cercare di risparmiare, quindi è anche utile far fare di necessità virtù, ma quando la necessità supera un certo livello non c’è virtù cavarne alcunché. Così io mi sono trovato con delle caserme della Polizia morose da mesi dell’affitto, quando fossero in locazione, mi sono trovato come ministro dell’Interno moroso nei confronti dell’Enel, o di altri enti erogatori di energia elettrica. Questo finisce per rendere precaria la vita. Anche l’Amministrazione degli Interni è costretta ad avvalersi di precari, e chiunque si avvalga di precari diventa precario esso stesso nelle cose che finisce per fare. Abbiamo problemi di politiche e di diritti umani di grande rilievo che vanno ad annodarsi attorno ai tempi necessari per riconoscere la cittadinanza, ai tempi necessari per dare o rinnovare i permessi di soggiorno o la carta d’identità elettronica. Le Prefetture si avvalgono di lavoro interinale quando riescono ad averlo, e di poche persone. I Vigili del Fuoco che sono, ho scoperto, oltre che uno dei corpi più amati dagli italiani, anche carichi di funzioni che vanno al di là dello spegnere gli incendi - e questa già di per sé è una funzione tutt’altro che marginale - si avvalgono di volontari che, soprattutto nel mezzogiorno, spesso diventano precari in assenza di altre fonti di reddito. Questo è un problema che abbiamo davanti.
Anche attraverso le tecnologie cercheremo di migliorare queste situazioni. Stiamo lavorando perché tutti i nostri documenti - i permessi di soggiorno, i passaporti, le carte d’identità elettroniche et similia - possano essere al più presto affidate a sportelli unici presso i Comuni in cui noi mettiamo qualcuno dei nostri. Questo è un lavoro già avviato, non voglio assumerne il merito, perché vi sono già alcuni Comuni pilota in cui lo si fa. Così le tecnologie potranno alleggerire i problemi, ma è certo che oggi siamo in consistente difficoltà. Ci saranno problemi pratici che vi sottoporrò anche in futuro. Ve ne dico uno che il mio predecessore non può non avervi segnalato. Quando decidemmo già due legislature fa di abolire la leva obbligatoria e di passare al servizio volontario, decidemmo, per incentivare i giovani e le giovani ad andare a spendere parte della loro vita nell’esercito, di assicurare loro un transito successivo in altre amministrazioni. Questo congegno ha fatto sì che di fatto l’unico canale di approvvigionamento consentito dalla legge oggi per la Pubblica Sicurezza sia quello. Non va bene. Non va bene non perché questi ragazzi e queste ragazze non vadano bene, ci mancherebbe altro, ma perché la formazione di un agente di pubblica sicurezza non è la medesima di un giovane che si addestra all’attività militare. E noi poi abbiamo bisogno di un training successivo che presenta dei costi. Quindi un qualche equilibrio tra i canali di approvvigionamento, non dico di chiudere quello ci mancherebbe altro, ma un qualche equilibrio qui andrà trovato.
Come dovremmo parlare e riparlare del tema eterno del coordinamento delle forze. Non c’è dubbio che la legge che ha reso l’Arma autonoma sottolinea ancora di più la necessità di assicurare la dipendenza funzionale dal Ministro dell’Interno per quanto attiene ai compiti di sicurezza pubblica, che è oltre il 90% della attività dei Carabinieri. Io apprezzo moltissimo, e mi ha fatto sempre piacere vedere, come nel contesto internazionale sia apprezzata la doppia valenza dei nostri Carabinieri, che sembra una qualità che pochi altri al mondo posseggono. Indubbiamente nelle missioni di pace si esalta questa doppia qualità, perchè c’è un profilo inesorabilmente militare in certi casi che però si accompagna ad un profilo di tenuta della sicurezza e dell’ordine sul piano civile. Questa duplice capacità del nostro Carabiniere è una grande virtù. Detto questo, sul piano interno, almeno per nostra fortuna, la componente assolutamente prevalente è quella civile che fa capo al Ministro dell’Interno, devo dire che ad esempio ieri il Presidente Cossiga ha presentato un disegno di legge proprio su questi temi nei quali ci sono alcune sottolineature, delle implicazioni della dipendenza funzionale che meriterà vengano valutate dal Parlamento.
Come vi dicevo poco fa il grande tema del nostro tempo, perché ha dei profili davvero che sgomentano, è il tema dell’immigrazione. Il tema dell’immigrazione che è legato ad un fenomeno di per sé inesorabile e col quale siamo destinati a convivere: i giganteschi dislivelli di reddito tra pochi Paesi mediamente ricchi e la maggior parte degli altri esseri umani che vivono in tanti altri Paesi porta verso quello che noi italiani chiamavamo per noi il cammino della speranza, porta migliaia e migliaia di persone ogni giorno, ogni anno, ad aspettarsi la possibilità di vivere meglio dove si vive meglio, porta africani, cinesi, asiatici a prendere la rotta della immigrazione che nel secolo scorso era quella degli italiani, degli irlandesi, dei polacchi verso gli Stati Uniti. Da un lato molti dei nostri Paesi non sono abituati, come sono abituati gli americani, a questi flussi. E quindi a gestirli. Ma al di là di una certa dimensione anche gli americani lo avvertono come un problema.
Io in occasione del G8 sulla sicurezza di Mosca della scorsa settimana ho discusso proprio con i miei colleghi americani di come si fronteggiano questi grandi flussi quando superano una certa dimensione. E’ un fenomeno biblico. Quando ne ho parlato con Pisanu, persona di straordinaria sensibilità, lui mi ha detto: “Guarda Giuliano, a me hanno dato addirittura questo numero, anche se sembra un numero da non credere, che nell’attraversata del deserto che porta verso i porti libici, delle migliaia e migliaia di persone che vengono dal Corno d’Africa, dai Paesi sub sahariani e anche dall’Asia, in Libia ne arrivano uno su cento”. Questo è un numero davanti al quale si resta annichiliti. Annichiliti. Può darsi che sia eccessivo, può darsi che siano dieci su cento, può darsi che siano venti, trenta su cento, ma il deserto sta diventando un gigantesco ossario di persone che cercano solo di vivere meglio da qualche altra parte. Persone che hanno rinunciato a tutto nel loro Paese, che hanno venduto il letto o quel poco che avevano, per rimediare quei 2.000 euro, 2.000 dollari per le organizzazioni criminali che organizzano questi viaggi esponendoli a questi rischi di vita, rischi che si rinnovano poi nel Mediterraneo, dove a volte entrano su una nave e a metà del tragitto vengono scaricati su una barcaccia abbandonata a se stessa che potrà arrivare o non arrivare a Lampedusa o in altri porti siciliani. Altri seguono altre rotte, la rotta esterna Mauritania che raggiunge poi la Spagna. Quelli che arrivano da noi quindi sono una esigua minoranza. Dobbiamo essere consapevoli di questo.
Noi dobbiamo combattere l’immigrazione clandestina perché certo c’è un limite alla capacità di assorbimento dei nostri Paesi, ma in primo luogo perché è organizzata da dei delinquenti che in realtà sfruttano le aspettative di brave persone, che le mischiano a persone meno brave e che quindi non debbono avere da noi nessun incoraggiamento nel continuare questa loro attività. Ma non perché essere immigrato clandestino è di per sé essere un delinquente, di questo dobbiamo essere consapevoli. A volte nei flussi di immigrazione clandestina si infilano i delinquenti, ne profittano, e arrivano. Ma non è necessariamente così, e molto spesso non è così. E’ davvero fonte di sofferenza, poi, quando questi arrivano, doverli rimandare via, e voi li dovete rimandare via, lo dovete fare, ma l’animo con cui li trattate non deve essere l’animo di chi sta trattando con un criminale del quale si libera. Voi state trattando con persone come erano i nostri nonni, i nostri zii, i nostri bisnonni che arrivavano a Staten Island..
Ho letto in questi giorni un libro di un mio ex studente che ora fa il giornalista per la televisione. Lui è andato a ritrovare brani del tardo ottocento e del primo novecento sulla emigrazione italiana, brani che a volte sono di bravi sacerdoti che accompagnavano questi nostri antenati sfortunati, e in questi brani trovate descrizioni che corrispondono esattamente a quello che accade oggi, compresi i morti durante la traversata. Non erano diversi quegli emigrati da quelli di oggi. Ora dico questo – ed è una cosa che ho visto con piacere fortemente condivisa nel G8 di Mosca al quale ho partecipato, dove, se leggete il documento finale, le fattispecie di reato che vengono messe a fuoco quando si parla di immigrazione clandestina non sono quelle del terrorismo, che stanno in un altro capitolo particolarmente importante, ma sono il traffico di esseri umani, la tratta di donne e di minori – noi non combattiamo in realtà l’immigrato clandestino, povero cristo, lui è la vittima del reato, e tuttavia dobbiamo espellerlo. Dobbiamo espellerlo, dobbiamo non farlo entrare (non si tratta neanche tecnicamente di espulsione) perché non possiamo consentire alle organizzazioni che sono dietro questi traffici di cogliere una luce verde in ciò che fanno in Europa e nel nostro Paese.
La cooperazione è fondamentale, ed è fondamentale che cooperazione vi sia non soltanto tra i nostri Paesi (e ora comincia ad esserci grazie anche al terzo pilastro, oggi area di giustizia, libertà, sicurezza comune, siamo in grado di organizzare un lavoro comune, in primo luogo in sede Europea, e Frattini si adopera molto in questo senso), ma anche con i Paesi di transito e con i Paesi di provenienza. Perché, insomma, quando vi arriva qualcuno, e voi dovete sapere dove lo rimandate, non necessariamente ha senso rimandarlo nel Paese da cui sta in quel momento venendo, lo dovete rimandare nel suo Paese di provenienza. Non è facile identificarlo: queste persone spesso arrivano senza documenti, e se hanno il documento lo mangiano per essere meno riconosciuti, impauriti da un clima che ignorano, da un Paese in cui vanno ma di cui non capiscono molto spesso la lingua e noi non capiamo la loro. E allora c’è tutta un’operazione difficile di identificazione e, successivamente, di rientro che ha bisogno di un’ampia collaborazione. Questa collaborazione ha diversi presupposti e qui è chiaro che questa lotta si innesta in altre lotte. La prima è la lotta contro la povertà. Non voglio fare retorica, ma è assolutamente ovvio che è così. Nei Paesi sub sahariani, ma anche nello stesso Egitto. Io ho parlato più volte in questi giorni con gli egiziani: l’Egitto ha un tasso demografico elevatissimo e quindi produce giovani che entrano annualmente a centinaia di migliaia su un mercato del lavoro ristretto, ed è naturale che cerchino di andare a trovare lavoro da un’altra parte, che premano. Ebbene, gli egiziani ti chiedono: il processo di Barcellona a che punto è? La cooperazione per lo sviluppo della piccola e media impresa in Egitto sul modello adriatico che a noi interessa tanto a che punto è? Quanti immigrati legali siete pronti ad accettare? Perché se voi non accettate immigrazione legale diventa più difficile per noi concorrere con voi nel combattere l’immigrazione illegale.
E quindi è una rete che si viene a costituire con questi Paesi. Una rete che è fatta insieme di intelligence e di aiuto economico, di cooperazione consolare, diplomatica, di tante cose. Ma poi arrivano, comunque ne arrivano di illegali e vi trovate con grande angoscia d’animo davanti a un tema come quello dei centri di permanenza temporanei. La legge in sé è molto chiara: se c’è qualcuno che chiede l’asilo lo dovete separare, metterlo nel centro di accoglienza e a quel punto verificare le ragioni della richiesta dell’asilo che, ove accertate, comportano per ragioni costituzionali e di convenzioni internazionali l’accettazione della richiesta stessa, altrimenti no. E gli altri? Gli altri dovete identificarli, e quindi li dovete trattenere da qualche parte per identificarli. Questa è la regola comune dei nostri Paesi europei, sembra ingenuo pensare che vi possano essere altri modi per poter accertare di chi si tratta. Lo dovete fare sia perché dovete sapere chi è per poterlo rimandare al suo Paese e non in un altro, sia perché potrebbe trattarsi anche di un delinquente che va separato dalle persone perbene che sono lì come vostro nonno a Staten Island.
Devono esserci, però, condizioni di sicurezza e condizioni di vivibilità. Non devono essere carceri anche se sono luoghi nei quali le persone vengono trattenute. E’ difficile muoversi sul crinale di tutto questo, e noi ci dovremmo impegnare per farlo nel modo migliore possibile da entrambi i punti di vista. Proprio per questo ho annunciato la nostra intenzione di costituire una commissione che sia fatta da una parte minoritaria da persone dell’Amministrazione, e da una parte maggioritaria da persone esterne e da persone che lavorano nel mondo del volontariato. Uomini e donne che sono abituati ad intrattenere rapporti con coloro che arrivano, disgraziatamente per loro in primo luogo, in quelle circostanze nel nostro Paese; uomini e donne che vadano a guardarli questi centri, ispezionarli, a vedere come sono, come funzionano, e nel giro massimo di sei mesi possano riferire a noi cosa hanno trovato, che proposte fanno, e io possa venire da voi a discutere insieme tutto questo. Non c’è dubbio che un episodio come quello di Torino di due settimane fa è la prova proprio delle difficoltà che si incontrano, che sono oggettive. Quelle erano persone che stavano lì da nove giorni, non ci stavano poi da molto, però quelli che hanno organizzato la protesta, che poi ha portato alla fuga, erano dei pregiudicati, che risultavano confusi tra gli altri, ma nessuno aveva ancora avuto il modo di accertarlo. In più, in quel caso, si sono manifestate difficoltà per i turni fatti di poche persone, perché non ci sono i soldi per averne di più, e comunque vorrei sottolineare che nella circostanza l’unica vittima della vicenda è stato il funzionario di pubblica sicurezza che ci ha rimesso i denti sui quali è arrivato dritto un pietrone utilizzato da uno di quelli che se ne stavano andando.
Bisognerà migliorare. L’avrete letto sulle agenzie che proprio ieri c’è stata la cerimonia di cessione al demanio della Caserma Adorno di Lampedusa che ci permetterà di migliorare le condizioni sull’isola, separando anche meglio il centro di assistenza dal centro di permanenza temporanea, centri che a volte sono di fatto confusi, e non dovrebbe accadere. Per concludere sui flussi vi posso dire che tra pochi giorni si svolgerà a Rabat una conferenza promossa dagli spagnoli che sono rimasti un po’ scioccati dalla entità dei flussi che stanno arrivando (qui più che i cambi politici nei Paesi incidono i cambi stagionali: il mare è migliore d’estate, il ghibli che spinge più facilmente anche le barcacce, tanto è vero che i flussi che da noi quest’anno sono aumentati già nel periodo febbraio-maggio rispetto allo scorso anno sono aumentati ancora di più in Spagna) lungo la rotta esterna. Quella di Rabat sarà una conferenza alla quale partecipiamo in diversi stati europei e stati magrebini, per testare un meccanismo di controllo navale esterno. Io personalmente sono piuttosto scettico, perché fare un controllo sulla costa dell’Atlantico non è come quello che noi con efficacia potemmo fare a Valona con la nostra Guardia di Finanza che doveva controllare l’uscita di pochi scafi veloci o dal porto di Valona o dalle insenature circostanti. Però l’impegno comune europeo è già un primo risultato. E noi stiamo lavorando per concretizzare l’ipotesi, di cui da tempo si parla, di una iniziativa congiunta tra Unione europea e Unione africana, in modo da avere un coinvolgimento più ampio, che metta in gioco sia i Paesi di transito sia i Paesi di provenienza, sia tutti i Paesi di destinazione. E su questo tema della cooperazione per fronteggiare i flussi di immigrazione irregolare, evidentemente, non possono essere coinvolti solo i Ministri dell’Interno, c’è da affrontare la questione più ampia dell’aggiornamento di Barcellona per la costa nord dell’Africa, delle politiche bilaterali e multilaterali di sviluppo, della formazione. E deve esserci anche un ruolo dell’intelligence, perché questa conta veramente molto.
L’immigrazione poi è un grande tema anche quando è regolare. E quando in un modo o nell’altro l’immigrato vive nel nostro Paese. Sappiamo che sono ormai molti, sono forse prossimi ai tre milioni, di sicuro più di due milioni i regolari. Abbiamo sul territorio nazionale degli irregolari, in genere sono non tanto quelli che scivolano fuori dal congegno dei CPT, ma quelli che restano in Italia oltre la durata dei loro permessi di soggiorno. E questo accade in tutta Europa. Insomma, c’è il visto turistico che scade dopo tre mesi e si rimane. Ebbene, io credo che avremmo modo di discutere sull’ultima legge in materia di immigrazione, ma di sicuro abbiamo già nell’immediato dovuto riscontrare problemi che non sono tanto dovuti all’impostazione molto controversa della legge che porta i nomi Bossi-Fini, ma sono legati ad asperità regolamentari burocratiche che hanno reso la vita dell’immigrato regolare ancora più difficile di quanto in linea di principio non sia. Assoggettandolo a vicende che se accadessero a noi inonderemmo i giornali di lettere di protesta contro l’ottusità dei burocrati e inonderemmo i nostri parlamentari di richieste di interrogazioni ai Ministri.
Un esempio: io ho un permesso di soggiorno valido, questo permesso a una certa data scade (per il momento non discuto la durata) e chiedo il rinnovo perché ne ho titolo. Il rinnovo, però, mi arriverà solo tra alcuni mesi in ragione di difficoltà che vi sono, ve ne ho parlato un po’ all’inizio. Nel frattempo io rimango nudo al vento, non ho un documento valido, non ho nulla. Ho un cedolino, ma se vado al funerale di mio padre che muore proprio in quelle settimane non posso tornare perché non ho nulla di valido, il permesso di soggiorno non ce l’ho. Ora, questa realtà non ha nessuna ragion d’essere all’interno di qualunque impostazione legislativa, a prescindere dalle diversità di impostazione. E quindi, per dirne una, noi provvederemo subito a fare ciò che qualunque italiano chiederebbe per sé per qualunque documento: ho chiesto il rinnovo di un documento valido che ha una scadenza? Ebbene la validità del mio primo documento è prorogata fino al rinnovo o al diniego di rinnovo. Perché non potete caricare su di me le difficoltà vostre nella tempistica del rinnovo. Perchè nessuno, neppure la Bossi-Fini, implica che ci sia questa cessazione immediata di validità di un permesso che ha i presupposti per essere rinnovato, ma che potrà essere rinnovato per una serie di ragioni non il giorno dopo la scadenza, ma settimane o mesi dopo la scadenza. Io dico, allora, che sia valido fino al rinnovo o al diniego di rinnovo.
E poi, noi abbiamo una cura degli immigrati che non abbiamo di noi stessi: vogliamo che vivano in un alloggio assolutamente regolare, che abbia un certo numero di metri quadri e non di meno, e se nasce un bambino i metri quadri devono aumentare. Vorrei che per gli italiani o una giovane coppia che si è sposata, che ha potuto permettersi solo 35 mq, quando gli nasce un bambino qualcuno andasse lì e gli dicesse guardate voi di qui dovete andare via perché per il vostro bambino lo spazio non è sufficiente. Noi abbiamo questo amore paterno per i nostri immigrati, però vogliamo che lascino la casa e nessuno si preoccupa di trovargliene un’altra se gli è nato un bambino nel frattempo. E’ un’ esperienza che ho vissuto anche io, tutti noi viviamo queste esperienze perché c’è sempre un immigrato o un’immigrata della quale ci capita di occuparci. Il Ministero dell’Interno guidato dal mio predecessore mi aiutò umanamente a risolvere questa situazione, cerchiamo di risolverla con una norma e non di affidarla alla raccomandazione. Ci sono situazioni tra l’ipocrita e il paradossale. Oggi è previsto che l’immigrato provi il soggiorno e la continuità del soggiorno soltanto attraverso l’esibizione di regolari contratti di affitto, che diano loro una regolare residenza anagrafica. Sembra che non esistano gli affitti in nero, che non capiti che la maggior parte di questi poveretti finiscano nelle mani di un locatore in nero che il contratto non glielo dà e che quindi non consente loro di avere una regolare residenza anagrafica. E così l’imbroglione è un italiano, il loro locatore, ma paga l’immigrato che non avrà la residenza anagrafica e non potrà provare la continuità del soggiorno. Nessun italiano accetterebbe una cosa del genere per sé, e andrebbe dritto alla Corte di Strasburgo a lamentare giustamente la violazione dei suoi diritti umani. E allora perché lo dobbiamo fare ad altri? Allora perché la continuità del soggiorno deve essere provata solo e soltanto con la residenza anagrafica quando possono esservi altri modi di prova?
Noi diamo in base alla legge attuale un permesso di soggiorno che ha anche un intervallo di tempo senza lavoro perché il lavoro possa essere trovato, poi se scade, via. Ma l’unica fonte di sostentamento utile a dimostrare tante cose è il reddito da lavoro in corso. Io chiedo: non esistono dei giovani italiani che hanno un lavoro precario? Non esistono dei giovani italiani che sopravvivono senza subire conseguenze giuridicamente negative tra un lavoro e l’altro avvalendosi dei risparmi che hanno fatto in ragione del precedente lavoro e campano con quelli o, magari, con il sostegno di altri? Lo possono fare, almeno questo. Perché non lo può fare un immigrato? Allora le fonti di sostentamento riconduciamole in primo luogo al reddito da lavoro ma anche ai risparmi e ai contributi che ci possano essere. Queste cose valgono poi naturalmente anche per la carta di soggiorno. I ricongiungimenti familiari: capita che il ricongiungimento possa avvenire a beneficio del figlio minore non a beneficio del figlio maggiorenne che sia ancora fuori, ma noi riusciamo a metterci un tempo tale negli accertamenti consolari discrezionali sulla esistenza dei presupposti del ricongiungimento che il minore nel frattempo è diventato maggiorenne. E quindi una volta che abbiamo concluso gli accertamenti ha perso il titolo per venire. Dei minori ci occupiamo consentendo che familiari e madri vengano in Italia per poter accudire minori non altrimenti accuditi, ma con una ipocrisia che perseguita la donna (paradossalmente la perseguita anche nella 194, curiosamente mi è venuta in mente questa strana analogia), il permesso di soggiorno che viene dato ad una donna che sappiamo viene per accudire suo figlio o sua figlia minore è solo per motivi di salute, quindi non può lavorare. Citavo la 194 perché non è una analogia: mi veniva in mente che è sempre e solo la salute della donna la ragione per la quale l’interruzione della gravidanza viene consentita anche quando si tratti di grave malformazione del feto, però c’è l’ipocrisia che la grave malformazione incide negativamente sulla salute della donna. Ci deve essere una ragione per cui i diritti delle donne passano attraverso la loro salute altrimenti sono messi un po’ da canto. Ma, scusate, questa è soltanto una divagazione. A queste cose noi intendiamo porre rimedio rapidamente, perché lo si può fare con regolamento e immagino che lo si potrà fare con il consenso generale, perché non credo che nessuno abbia voluto queste cose, queste cose sono successe via via che ci si è accorti che stavano succedendo.
Però certo che esistono anche dei problemi di cambiamento della legge. Io sono convinto, credo come tutti gli italiani, che debba esserci una connessione tra immigrazione e lavoro. A meno che non si tratti di pensionati inglesi che comprano ettari di Chianti, ma questo è un altro discorso. La connessione tra immigrati e lavoro ha un gran senso. Diciamo però che il modo in cui è stata stabilita dalla legge vigente è troppo rigido, presenta delle fortissime rigidità. Non c’è dubbio che la durata del permesso uguale a quella del contratto di soggiorno in un Paese che ha una propensione al contratto a breve che supera la durata dei lavori che poi offre, porta dei risultati assolutamente paradossali: ti chiamano per venire a fare lo stagionale, sai che ti chiamano in realtà per sei-otto mesi, però ti fanno tre contratti in quel periodo. Non ho mai capito la ragione di cose del genere, che del resto non capitano solo in Italia. Nei giorni delle Banlieu leggemmo tutti di quel ragazzo francese che manifestava - e se foste voi in quelle condizioni credo che lo fareste anche voi - perché ogni settimana firmava il lunedì un contratto che scadeva il venerdì e faceva da settimane, da mesi, sempre lo stesso lavoro. Succede. Succede che vi fanno su sei mesi tre contratti di due mesi, voi dovete chiedere tre permessi di soggiorno con tutti i problemi che questo comporta, senza parlare dell’aggravio economico che non è banale. Non c’è nessuna ragione per questo: se c’è una durata prevista allora il permesso deve essere allungato.
Bisogna mettere fuori Ricerca e Università. L’articolo 27 della legge è più generoso con chi viene da professore universitario che con chi viene a raccogliere pomodori. Di questo l’Università è grata. E tuttavia restiamo sempre all’interno di quella stessa disciplina, una disciplina fatta per lavori meno qualificati. Ora l’ostilità alla immigrazione di lavoratori qualificati dovrebbe essere dei Paesi di origine non da noi. Per noi è un vantaggio, anche se dobbiamo porci il problema del drenaggio dei cervelli da Paesi in via di sviluppo. Io ho l’esperienza fatta attraverso l’Istituto S.Anna di Pisa a cui sono vicino: ho provato a portare qui i famosi ingegneri indiani, ma non era possibile collocarli in realtà, perché non c’era alcuna convenienza per loro con la legislazione esistente a rimanere presso le imprese italiane. Queste realtà quindi vanno sganciate. E poi permettetemi di dire, non ci arrabbiamo, che dobbiamo rivedere un punto base della Bossi-Fini, lì dove si vuole – è questo il presupposto della legge - che la domanda è regolare solo se il lavoratore che è controparte del datore alla firma del contratto di soggiorno è nel suo Paese. Insomma, vi chiedo, è vero? Accade veramente così? E’ così che funziona? E’ così che è stata applicata la legge? I nostri datori di lavoro assumono tutti persone che non hanno mai visto? Prendiamo il caso dei molti collaboratori familiari, uno scrive al consolato italiano di Manila? Io l’ho chiesto anche a funzionari della Pubblica Sicurezza e della Direzione competente e ho visto un certo imbarazzo. Posso dire sommessamente una cosa non sommessa? Non rischiamo con una disciplina del genere di fare in realtà una buona quota di regolarizzazioni dicendo che noi siamo contrari alle regolarizzazioni? Siamo proprio sicuri che la realtà che si sta dipanando in applicazione della legge sia davvero conforme alla legge? O non sta accadendo che la legge ha un presupposto impossibile, che la sua applicazione finge di credere al presupposto?
Mi fermo qua, avremo modo di parlare, ma vorrei che questa domanda venisse accolta come una domanda sincera e serena per riflettere meglio su quello che è stato fatto e per vedere se non ci sono modi magari diversi e più corrispondenti alla realtà di far venire qua le persone, essere certi che trovano un lavoro e poi su quella base andare avanti. Oggi il contratto di soggiorno può darsi che abbia dentro di sé un margine di funzione che lo rende paradossalmente la fonte di regolarizzazioni di immigrazione irregolare inizialmente adibita al lavoro soltanto nero. Ci dobbiamo pensare a questo, al di fuori di ogni ideologia, al di fuori di ogni contrapposizione. Perché questo attiene al nostro realismo nel gestire un fenomeno. Dovremmo adottare finalmente una disciplina appropriata del diritto di asilo, approfittando anche della direttiva Ue che il disegno di legge comunitario appena approvato dal Governo include tra le direttive da attuare. Devo dire che c’era già un ampio consenso in Parlamento sulla legge sull’Asilo nella scorsa legislatura, quindi lo si può riprendere. Alla fin fine sappiamo che i problemi sono soprattutto organizzativi: come organizzare la fase dell’accertamento, come gestire il sostegno del richiedente asilo in questa fase e poi ai fini dell’immissione.
Va rivista la legge sulla cittadinanza. L’Italia aveva già firmato la convenzione di Strasburgo del ’97 che giustamente la nostra collega Bertolini relatrice nella scorsa legislatura aveva citato tra le premesse della modifica (convenzione che peraltro non abbiamo ratificato, non ho ancora accertato come mai). Il principio è dare maggiore spazio allo ius soli. E’ un tema, dunque, ereditato dalla scorsa legislatura: ci sono posizioni fondamentalmente concordi che divergono soltanto sulle tempistiche. Il problema è fondamentalmente qual è lo spazio che riconosciamo allo ius soli, come misuriamo e a che punto collochiamo lo standard di stabilità del radicamento in Italia dei genitori e quali sono, se ci sono, i tratti di collegamento chiamiamolo culturale col Paese che riteniamo necessari per la stessa naturalizzazione. Qui le opinioni legittimamente possono divergere e io sto acquisendo tutte le opinioni. Chi è favorevole alla sufficienza di una breve permanenza in Italia dei genitori, però, deve capire che così va reso facoltativo un diritto che non dovrebbe essere tale. Il motivo è chiaro. Faccio un esempio. Da docente in un istituto europeo nel quale arrivano a Fiesole colleghi di diversi Paesi, ho toccato con mano che loro non hanno necessariamente desiderio, se hanno un figlio in Italia, che questo automaticamente diventi italiano. Eppure loro stanno qua per sei anni, per quattro più quattro in genere, perché hanno un contratto quadriennale con l’Istituto rinnovabile per quattro anni. Quindi qui le fattispecie vanno articolate. Mentre può darsi che in altri casi un periodo di tempo anche inferiore possa essere ritenuto espressivo di una acquisita stabilità.
Certo si è che anche se la cittadinanza non risolve tutti i problemi, assolutamente non li risolve, e il caso francese ne è la prova. La Francia, grazie agli esiti della vicenda algerina, si sentì indotta a concedere la cittadinanza rapida, massimo due anni. Molti amici francesi mi dicevano: nulla è più umiliante che accorgerti che sei diventato cittadino ma sei più di serie B di quanto tu non lo fossi prima di diventare cittadino. Quindi la cittadinanza non risolve. E tuttavia negarla, o non riconoscere i bambini che stanno crescendo da noi e che frequentano le nostre scuole, che sono completamente integrati nel loro ambiente, certo non aiuta.
Non aiuta anche ai fini del secondo grande tema che abbiamo davanti, che è quello della lotta al terrorismo. Noi ci stiamo accorgendo di una realtà amara: che l’Afghanistan era la base di Al Qaeda e di Bin Laden, ma da allora la maggior parte degli attentati che abbiamo subito - fortunatamente non noi in Italia - sono frutto di una organizzazione che dovremmo definire decentrata del terrorismo di fonte fondamentalista. Spagna, Regno Unito, Egitto, gli stessi due attentati che furono sventati da noi - quello alla metropolitana di Milano e a San Petronio - erano sì il frutto di alcuni collegamenti, ma nessuno dall’Afghanistan li aveva ordinati. La sensazione che si ha è che i capi supremi di Al Qaeda battezzino successivamente questi eventi, se ne approprino in un secondo momento. Questa organizzazione così decentrata evidentemente ci pone - e questa è una opinione unanime dei Paesi del G8 - il tema della lotta alla radicalizzazione nei nostri Paesi come un tema cruciale. Perché si tratta di persone che appunto vivono qua, sono a volte di seconda generazione, addirittura terza generazione in qualche caso tedesco di cui si è parlato a Mosca. Allora, come fare ad evitare che queste persone che crescono nelle nostre società si radicalizzino? Evidentemente più sono integrate e meno si radicalizzano, detto così apparirà banale ma è di questo che si tratta. E’ attraverso Internet principalmente che li vanno a raggiungere, che si crea il progetto. E dietro al progetto c’è, permettetemi questo termine abusato, una crisi identitaria che si risolve con una identità eroica. E il fenomeno delle banlieu, anche seguendolo attraverso Le Monde e poche altre fonti, vi appare come un fenomeno di identità negata. Di identità non trovata che riesce ad esprimersi con modalità devianti o trasgressive. Modalità che quando ero ragazzo io erano al massimo il disordine estivo nei quartieri poveri della grande città americana o la gang di Los Angeles che combatte contro un’altra gang. Cose che abbiamo visto al cinema e di cui abbiamo percepito la forza identitaria. Oggi è qualcosa di tragicamente molto più forte: l’identità musulmana contro, loro contro di noi e noi contro di loro, per cui quell’identità con un input fondamentalista diventa un’identità anti-occidentale che vede noi come l’espressione di un male che non deve entrare nelle loro società, ecc. ecc.
Quindi il punto è evitare che questo accada. E allora le politiche che sono in gioco diventano tante. Politiche che fortunatamente in Italia noi abbiamo grazie alla tradizione molto civile dei nostri comuni, spesso più civile, lo dico sommessamente ma convintamene, delle tradizioni urbane di altri Paesi europei, noi siamo riusciti fin qui, ad esempio, ad evitare il ghetto separato per le etnie diverse da quella nazionale. Questo tratto proprio della nostra civiltà, io lo dico sommessamente anche perché penso che il tasso di immigrazione in Italia è tuttora molto più basso di quello di altri Paesi e quindi ancora il fenomeno non ha dimensioni che magari quando fossero cresciute potrebbe sbucare anche nel ghetto separato, ma è un dato di fatto che c’è molta consapevolezza nelle nostre Amministrazioni Locali di tutto questo e ci si sta adoprando per evitarlo.
Certo non è solo questo è anche informazione e intelligence. Mio padre mi diceva “non fare troppa sociologia”: lui era un uomo più di ordine, ma aveva le sue ragioni. E quindi intelligence e informazione servono molto. Noi abbiamo degli splendidi quartieri integrati a Milano e a Bologna, però se non ci fosse stata azione di intelligence ci saremmo beccati uno di quei due attentati o forse tutti e due. Io ho utilizzato a Mosca, al G8, questo esempio di successo italiano per dire: “State attenti, voi insistete molto sulla collaborazione fra di noi ma dobbiamo collaborare anche con quei Paesi, perché fu grazie alla collaborazione italo-marocchina, in realtà, che l’Italia fu in grado di prevenire gli attentati”. Il che significa però delle scelte che sono in qualche modo latamente politiche. Guai a collaborare tra di noi contro di loro, guai ad accettare lo schema manicheo noi contro di loro perché questo crea i due mondi che non comunicano e generano una ostilità identitaria dell’uno nei confronti dell’altro. Non comunicano a livello di intelligence e quindi informazioni preziose che si possono acquisire finiscono per non essere acquisite.
C’è, e questo ve lo posso dire, un alto livello di cooperazione in tutti i campi che oggi investe anche la difesa delle infrastrutture e dei trasporti di massa. I Russi hanno legittimamente più attenzione di ogni altro al rischio nei trasporti di massa perché sono gli unici che si sono trovati davanti alla bellezza, anzi alla bruttezza, di cinque attentati alla metropolitana in pochi anni, e questo li ha portati a sviluppare diverse tecnologie che dobbiamo condividere. E qui curiosamente si va dalle teconologie più sofisticate ad uno dei miei più grandi amici che è il “labrador”, al momento la tecnologia migliore per percepire la presenza di esplosivi. Tutti oggi oscillano dal labrador all’alta tecnologia. Il problema qui è trovare tecnologie che a distanza riescano a detestare, perché non si possono assoggettare i cittadini che prendono la metropolitana o il treno alla stessa “vessazione” che tutti accettiamo quando prendiamo un aereo, perché i tempi del viaggio in metropolitana sono incompatibili. In questa cooperazione di straordinaria importanza c’è la cooperazione europea, (devo abbreviare perché mi sono fatto prendere la mano da questi temi e vi sto intrattenendo al di là di quello che è il vostro tempo), io intendo accelerare l’ingresso dell’Italia nell’accordo di Prum, come aveva iniziato a cercare di fare Pisanu. Non so per quali ragioni non ci hanno invitato al negoziato iniziale, non entro in quelle ragioni, ma lo trovai strano perché l’Italia fa parte di quel gruppo informale chiamato dei 5 + 1 che ha il massimo livello di integrazione operativa anche in materia di sicurezza all’interno dell’Unione Europea, avrei dunque trovato naturale che fosse stata invitata a partecipare al negoziato iniziale di Prum. Comunque ora è il caso di entrarci e voi sapete che lì si arriva davvero ad un’autentica integrazione nell’esercizio delle funzioni di polizia.
Lì c’è un problema, naturalmente, dobbiamo costituire una banca dati, anche sul DNA, però si tratta di dati alfanumerici non di campioni biologici. Ecco spero che saremo tutti consapevoli del fatto che c’è un limite al di là del quale la privacy va protetta in modo assoluto, ma vi sono dei dati che è nostro interesse mettere in una limitata circolazione perché ce li chiedono non per danneggiarci, ma per aumentare la nostra sicurezza.
La nostra sicurezza interna. C’è una disputa che dura da anni e che si riflette in “Titoli quinti” ed altro della Costituzione. Ebbene, su un punto possiamo trovarci tutti d’accordo: la pubblica sicurezza è, e non può non esserlo, una funzione nazionale ma la sicurezza è un prodotto locale, perché la sicurezza ciascun cittadino la vive dove risiede. La sede nazionale, come dire, dal punto di vista della sicurezza interna è messa a repentaglio quando c’è un attacco al territorio nazionale o quando c’è un sommovimento che mette a repentaglio l’assetto stesso del Paese, ma la criminalità ti attacca dove vivi, la criminalità la percepisci dove operi. Dallo scippo alla grande criminalità, a quello che fortunatamente per noi oggi è il piccolo terrorismo anarchico insurrezionale che dopo la sconfitta pressoché totale dei grandi fenomeni terroristici interni è rimasto con episodi locali che sappiamo dove avvengono in qualche modo e da chi vengono promossi. Il cittadino vive la sicurezza come un fatto locale. Si sente insicuro se ha paura a dormire con la finestra aperta perché qualcuno gli può portar via qualcosa di casa mentre dorme d’estate, se ha paura per quello che può accadere al figlio mentre va a scuola, se ha paura mentre la sera rientra tardi a casa o porta a spasso il cane: è lì che si vive la sicurezza. Quindi coloro che pensano alla sicurezza come fatto locale hanno in realtà ragione perché è così. Perché tutti noi la viviamo come fatto locale. Ma, ed è questo il passo successivo, essa può essere organizzata soltanto come funzione nazionale perché vi sono collegamenti tra le varie forme di criminalità, perché vi sono spostamenti rapidissimi dei criminali; perché un delitto viene commesso in una regione ed un’ora dopo l’autore del delitto è in un'altra regione; perché i moduli di formazione di chi fa pubblica sicurezza sono moduli a dir poco nazionali, perché ormai li stiamo europeizzando per tante finalità a partire da quella del controllo delle frontiere. Per questo io sono un difensore della attribuzione nazionale della pubblica sicurezza, ma difendo tutte le ragioni di chi la vede come un prodotto che se c’è deve essere percepito come tale sul piano locale, perché ciascuno di noi vive localmente.
Funzione nazionale di coordinamento orizzontale: e qui torno al punto dal quale ero partito, questa vexata questio poi la deve risolvere il Ministro dell’Interno, in realtà perché tocca al Ministero e al Ministro dell’Interno fare in modo che vi sia coordinamento tra le forze e quindi anche coordinamento sul territorio. Servono i mezzi per farlo. In questo senso è interessante il disegno di legge del presidente Cossiga. Ma il Ministro deve assumere la responsabilità di farlo, e ci deve essere in ragione proprio di quel poi sbucare nel prodotto locale, ci deve essere un rapporto con le autorità locali. Lo ha detto il Sindaco di Roma Walter Veltroni, ma poteva averlo detto ciascun altro sindaco: “Quando illumino un quartiere faccio sicurezza”. Ha ragione: “Quando illumini un quartiere fai sicurezza”. Quando togli la prostituzione dalle strade fai sicurezza perché è chiaro che la prostituzione per le strade mette in giro una serie di personaggi, quando combatti efficacemente la droga, e hai bisogno anche delle autorità scolastiche per farlo, anche nella scuola, è evidente che fai sicurezza. Quando togli dal degrado quartieri della tua città che siano degradati, stai concorrendo alla sicurezza.
Ecco questi sono tutti profili sui quali si dimostra che si deve lavorare insieme. Molto dipende da quello che si chiama nel mezzogiorno il sostegno della legalità. Ecco, vicende come quella di oggi in Sicilia sono incoraggianti perché concorrono a ridurre il tasso di illegalità e riducendo il tasso di illegalità restituiscono fiducia a chi considera la legalità una regola di vita. E più la legalità è regola di vita e più c’è anche sicurezza. Le due cose finiscono per essere particolarmente legate.
Sicurezza è anche stadi. L’altro giorno mi ha colpito quello che chiacchierando mi ha detto Wolfgang Schauble. Parlavamo di campionati mondiali di calcio con il collega tedesco. Ed è stato Shauble - oltre a ringraziarmi per la presenza, peraltro decisa dal mio predecessore, di un contingente di poliziotti italiani che concorrono con altri all’ordine – a dirmi che la regola base nel campionato tedesco è che all’interno dello stadio fanno sicurezza vigilanti a carico delle società calcistiche e che il compito della pubblica sicurezza è esterno. Beh, devo confessare che mi sono brillati gli occhi davanti a questa cosa qua. E la stagione di riassestamento del gioco del calcio che stiamo vivendo, forse assai più intensa di quanto avremmo potuto desiderare, potrebbe anche permetterci di rivedere questa questione. Giovanna Melandri è una delle prime cose che mi ha chiesto ora che è lei responsabile dello sport.
Chiudo perché devo chiudere, ma prima voglio sottoporvi un problema un po’ estraneo alla mia esposizione che è stata un po’ più lunga di quanto dovessi. Io ho davanti a me, perché lo prevede il programma di governo, ma lo prevede un’istanza che so condivisa da tutti i gruppi, l’accorpamento delle consultazioni elettorali in Italia. Tutti noi diciamo - non c’è nessuno di noi che lo neghi - che si vota troppo spesso, che pensiamo solo a votare e non a governare. In genere lo dice di più chi governa che chi sta all’opposizione, in genere chi sta all’opposizione soffre di meno del fatto che si vota tutti gli anni. Però siccome fortunatamente stiamo realizzando l’alternanza, ecco possiamo essere abbastanza bipartisan da spalmare la sofferenza e la gioia imparzialmente tra di noi e arrivare a concludere che in effetti se votassimo di meno sarebbe meglio. Noi abbiamo fondamentalmente quattro tipi di elezioni: locali, regionali, nazionali ed europee. Se riuscissimo a portarne due, non dico quali insomma, due in un anno e due in un altro anno, magari distanziandole di un paio di anni sarebbe l’ideale anziché votare tutti gli anni. Allora io mi metto lì con i miei uffici e dico vediamo qual è la situazione. Io ho un appunto che francamente vi lascerei, nel quale emerge che si fa prima a dirlo che a farlo, scusate la banalità, a meno che non ci sia una forte intesa politica sul farlo, intesa politica che può essere ostacolata da una valutazione di volta in volta su quanti dei loro e quanti dei miei sono in ballo questa volta. Perche? Perché noi abbiamo nel 2007: 7 province e 870 comuni. Nel 2008: 2 regioni, 14 province, 460 comuni. Quindi vedete in entrambi gli anni numeri abbastanza cospicui. Nel 2009: Parlamento Europeo, 1 regione, 65 provincie, 4500 comuni. Quindi nel 2009 ci sarebbe in realtà una bella botta di comuni superiore a quella degli anni precedenti. Nel 2010: 14 regioni, 10 province, 970 comuni. Nel 2011: Elezioni Politiche, 2 regioni, 13 province, 1300 comuni. Cioè il nostro bazar elettorale è aperto 24 ore su 24 fondamentalmente. E offre tutta la gamma dei suoi prodotti, allora è giusto portare un po’ d’ordine.
So benissimo che poi siccome i consigli comunali si sciolgono, rimangono situazioni spurie però diventerebbe facile a regime dire se sono pochi in un anno li si fa quando superano un certo numero si accorpano alle elezioni dell’anno dopo. Fatto in prevenzione, questo facilmente si fa, il problema è gestire tutto questo perché che si fa? Accorpiamo i comuni del 2007 a quelli del 2008 e poi i due al 2009? Comuni che durano due anni di più, un anno di più, le regioni dove le mettiamo? Troviamo un compromesso? Durano sei mesi di più loro e sei mesi di meno il Parlamento nazionale. Le regioni a statuto speciale, le convinciamo? Ciascuna può fare la sua legge elettorale, alcune regioni ordinarie già se la sono fatta e quindi della loro legge elettorale poi fa parte anche la scelta della data. Ci riappropriamo come legge dei principi della legge elettorale e della relativa data? Metto tutti punti interrogativi a verbale eh? Sono tutte domande accademiche che io sto facendo sia chiaro.
Ma voglio dire: abbiamo davanti questo problema, io ritengo giusto risolverlo secondo l’indicazione che è prevalente. Riterrei assolutamente improprio, non per viltà, ma proprio per fatto istituzionale che sia io a dire, visto che sono responsabile per il governo delle elezioni: allora si fa così! Perché se c’è una cosa nella quale il Parlamento è davvero importante è la materia elettorale, ancora di più quando si tratta di ritoccare con meccanismi transitori perché ci sono equilibri politici da rispettare.
Io lascio questo appunto al Presidente perché si possa vedere e vi sarei grato, Presidente glielo chiedo, se destina un’occasione nella quale possiamo discuterne in modo da vedere se si risolve. Scusate la lunghezza.
Fonte: Ministero dell'Interno
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31/05/2006
Stranieri e lavoro a termine
Il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, rispondendo ad un quesito della Federazione delle Associazioni Italiane Alberghi e Turismo, fornisce un chiarimento sull'applicabilità, al lavoratore straniero titolare di contratto di soggiorno, delle disposizioni del D.L.vo n. 368/2001 recante la disciplina del lavoro a tempo determinato.
Il Ministero, a tal proposito, dichiara: "Il lavoratore straniero può essere assunto con qualsiasi tipo di contratto di lavoro, compreso il contratto a termine".
Fonte: DPL Modena
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31/05/2006
Vademecum dell'INPS
L'INPS ha predisposto un documento relativo alle "Tutele a favore dei lavoratori stranieri" aggiornato con le novità introdotte dalla legge finanziaria 2006.
Fonte: INPS
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31/05/2006
Obbligo di traduzione degli atti
Obbligatoria la traduzione degli atti all'imputato/indagato che non conosca la lingua italiana.
La Corte costituzionale (sentenza 19 gennaio 1993 n. 10 e n. 64 del 14 febbraio 1994), ha rilevato che l'art. 143 c.p.p. impone che si proceda alla nomina dell'interprete o del traduttore immediatamente alla constatazione della mancata conoscenza della lingua italiana da parte della persona nei cui confronti si procede. Nell'enunciare il principio secondo cui l'imputato straniero ha diritto di essere immediatamente e dettagliatamente reso edotto, nella lingua di sua comprensione, dei motivi e della natura degli addebiti a lui mossi, la Corte ha esteso l'assistenza dell'interprete anche agli atti scritti che contengano la formulazione dell'accusa nei confronti dell'imputato e prevedano l'attribuzione a quest'ultimo di diritti o facoltà processuali (in particolare decreto di giudizio immediato e decreto di rinvio a giudizio). All'estensione di tale principio anche alla fase delle indagini preliminari, con particolare riguardo alla posizione dell'indagato rispetto all'emissione dell'ordinanza applicativa di misura coercitiva, la giurisprudenza si era mostrata restia, ritenendo che la necessità di garantire la consapevole partecipazione al procedimento non fosse prospettabile in relazione all'ordinanza cautelare, la quale non contiene dati informativi o avvertimenti in ordine all'esistenza ed alle modalità di esercizio di diritti e facoltà dell'indagato (Cass., sez. IV, n. 2128, 4 giugno 1999, M.) ed osservando, altresì, che la tutela dell'indagato che ignori la lingua italiana era assicurata dall'obbligo del direttore dell'istituto penitenziario di accertare, con l'eventuale ausilio di in interprete, che l'interessato abbia precisa conoscenza del provvedimento che dispone la custodia (Cass., sez. II, 27 marzo 1999, Z.). Tuttavia, non erano mancate pronunce di segno contrario, le quali avevano ritenuto il diritto all'immediata traduzione dell'ordinanza di custodia cautelare (Cass. Sez. III, n. 1527, 8 settembre 1999, B.), sino a ritenere che anche l'ordinanza custodiale, al pari del decreto di citazione a giudizio, è un atto di fronte al quale l'indagato straniero che non comprenda la lingua italiana può essere pregiudicato nel suo diritto di partecipare al processo libero nella persona, in quanto non è posto in grado di valutare quali siano gli indizi ritenuti a suo carico, né se sussistano i presupposti per procedere all'impugnazione dell'ordinanza per nullità, a norma dell'art. 292, comma 2, c.p.p. (Cass.Sez. I, n. 4841, 23 settembre 1999, Z.). Sul punto è intervenuta la pronuncia delle Sezioni Unite (sent. n. 5052, 24 settembre 2003). La Corte ha, anzitutto, osservato che la disposizione dell'art. 143 c.p.p. non può non trovare applicazione in tutte le ipotesi in cui l'imputato sarebbe pregiudicato nel suo diritto di partecipare allo svolgimento del processo e che l'ordinanza che dispone la custodia in carcere, per il contenuto che la contraddistingue la contestazione di un reato con l'indicazione dei gravi indizi di colpevolezza, ma anche la sussistenza di imprescindibili esigenze cautelari – e per gli effetti che ne conseguono – la privazione della libertà – rientra a pieno titolo tra quegli atti rispetto ai quali deve essere assicurata la pienezza del diritto di difesa.
In allegato il testo dell'ordinanza del Tribunale di Bologna, sez. riesame, 11 maggio 2006
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24/05/2006
ISTAT: STUDENTI STRANIERI
STUDENTI STRANIERI: I DATI DELL'ISTAT NEL RAPPORTO ANNUALE 2005.
Nell’anno scolastico 2004/2005 gli alunni con cittadinanza non italiana iscritti nelle scuole di ogni ordine e grado sono 372 mila, con un incremento del 23 per cento rispetto all’anno scolastico precedente, quando gli studenti stranieri erano circa 303 mila Nell’arco di cinque anni il numero degli stranieri iscritti nelle scuole italiane è cresciuto del 152 per cento (tra gli extracomunitari aumenta in particolare il numero degli studenti provenienti dai paesi europei non Ue e dai paesi del continente americano). In conseguenza di questa crescita, si è passati da un’incidenza di 1,7 alunni con cittadinanza non italiana ogni cento iscritti nell’anno scolastico 2000/2001, a 4,2 stranieri per cento alunni nell’anno scolastico 2004/2005. Tale incidenza è più alta per la scuola primaria, 5,3 stranieri per cento iscritti, mentre vi sono poco più di due stranieri per cento iscritti alle scuole superiori. La composizione percentuale degli studenti stranieri per continente di provenienza, invece, non presenta significative variazioni nei due anni scolastici considerati: quasi la metà (oltre 176 mila stranieri) degli alunni con cittadinanza non italiana provengono da altri paesi europei (erano circa il 44 per cento nel 2000/2001); di questi più del 90 per cento sono cittadini di paesi non appartenenti all’Ue, in particolare Albania, Romania ed ex-Jugoslavia. Nel 2004/2005 quasi il 25 per cento degli alunni con cittadinanza non italiana proviene da paesi africani (nel 2000/2001 erano circa il 29 per cento del totale), prevalentemente dal Marocco; circa il 15 per cento proviene dall’Asia, in particolare dalla Cina, e quasi il 12 per cento dal continente americano, soprattutto da Ecuador e Perù. Per l’anno scolastico 2004/2005 si rileva una diversa distribuzione della provenienza degli studenti con cittadinanza non italiana all’interno di ciascun ordine di scuola: nella scuola dell’infanzia, ad esempio, coloro che provengono da paesi europei sono poco più del 36 per cento, mentre gli alunni provenienti dai paesi africani rappresentano oltre il 34 per cento del totale; nelle scuole secondarie di secondo grado, invece, gli studenti africani scendono al 18 per cento del totale, mentre salgono al 17,1 per cento quelli provenienti dal continente americano. Significativo è il notevole incremento degli studenti di paesi europei non appartenenti all’Unione europea (il 164 per cento in più rispetto al 2000/2001), che vanno a costituire anche il collettivo più numeroso (quasi il 43 per cento del totale degli alunni con cittadinanza non italiana nel 2004/2005, poco meno del 41 per cento nel 2000/2001). L’analisi regionale della presenza degli alunni stranieri nella popolazione scolastica, mostra una netta prevalenza di studenti con cittadinanza non italiana nel Nord e nel Centro. Oltre il 37 per cento degli stranieri è iscritto in scuole del Nord-ovest, il 28,5 per cento del Nord-est e poco più del 24 per cento in istituti scolastici del Centro; solo il 7 per cento degli stranieri studia in scuole del Sud, mentre meno del 3 per cento in Sardegna e Sicilia. La regione Lombardia presenta il numero più elevato di alunni con cittadinanza non italiana (più di 90 mila), ma è l’Emilia-Romagna la regione con la più alta incidenza di studenti stranieri: vi sono in media più di otto stranieri ogni cento iscritti, e oltre dieci nelle scuole primarie. Tra le regioni del Sud, invece, fatta eccezione per l’Abruzzo con circa tre stranieri ogni cento alunni, l’incidenza sulla popolazione scolastica si attesta su valori intorno all’unità; in particolare le Isole, insieme alla Campania e alla Basilicata, presentano i valori più bassi (meno di uno studente straniero ogni cento iscritti).
Fonte: www.istat.it
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17/05/2006
Favoreggiamento di immigrazione clandestina
Il favoreggiamento della permanenza illegale dello straniero clandestino presuppone lo sfruttamento delle condizioni lavorative.
Articolo di Giuseppe Amato, sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma
Secondo la Corte di cassazione, la finalità di trarre "ingiusto profitto" dalla condizione di illegalità degli stranieri clandestini, ricollegata allo sfruttamento della condizione di illegalità in cui questi di trovano, si ricava dall'averli indotti ad accettare una forma di gestione lavorativa caratterizzata da condizioni gravose o discriminatorie di orario e di retribuzione, esorbitanti dall'equilibrio del rapporto di lavoro svolto.
Da queste premesse in diritto, la Cassazione ha ritenuto che il giudice di merito correttamente aveva desunto la dimostrazione della finalità di trarre ingiusto profitto nella condotta degli imputati, i quali, sotto lo schermo di una cooperativa, avevano procurato lavori temporanei di breve durata presso terzi ad una pluralità di cittadini extracomunitari illegalmente presenti nel territorio dello Stato, lucrando sia di una parte della retribuzione che i fruitori delle prestazioni lavorative versavano per l'attività svolta dai clandestini (percepivano più del doppio di quanto essi poi effettivamente pagavano ai lavoratori), sia dalla circostanza che trattavasi di rapporti lavorativi "in nero" senza posizioni previdenziali riconosciute con conseguente "risparmio" dei costi relativi all'adempimento degli obblighi previdenziali e fiscali.
In sostanza, il giudice di legittimità puntualizza a chiare lettere che il reato di favoreggiamento della permanenza illegale in Italia di stranieri clandestini, previsto dall’articolo 12, comma 5, del decreto legislativo 25 luglio 1998 n. 286, non è configurabile per il solo fatto dell'assunzione al lavoro di immigrati clandestini, occorrendo anche la finalità di "ingiusto profitto", riconoscibile soltanto quando si esuli dall'ambito del normale svolgimento del "rapporto sinallagmatico" di prestazione d'opera, attraverso l'imposizione ai lavoratori clandestine di condizioni gravose o discriminatorie di orario e di retribuzione; condizioni, queste, in assenza delle quali potrebbe piuttosto configurarsi soltanto il reato contravvenzionale di cui all'articolo 22, comma 12, del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, che punisce il datore di lavoro il quale occupa alle proprie dipendenze "lavoratori stranieri" privi del permesso di soggiorno ovvero il cui permesso di soggiorno sia scaduto, revocato o annullato (cfr., in termini, Cassazione, Sezione I, 27 ottobre 2005, Torri ed altro).
Per completezza, a proposito di quest'ultima fattispecie incriminatrice, va ricordato che, secondo la opinione prevalente, essa trova applicazione qualunque sia il numero degli stranieri occupati, e, quindi, anche nel caso di "un solo lavoratore": ciò sul rilievo che l'espressione "lavoratori" usata dal legislatore è da ritenere, anche sotto il profilo grammaticale, una espressione indeterminativa e cioè una espressione che vuole riferirsi ad un soggetto indipendentemente dalle sue caratteristiche, sia che si tratti di uno che di più soggetti (cfr., di recente, Cassazione, Sezione I, 30 marzo 2005, PG in proc. Piccin, che, quindi, ha ritenuto erronea la diversa interpretazione sostenuta dal giudice di merito, il quale aveva invece sostenuto che doveva andare esente da pena il datore di lavoro che avesse assunto "un solo lavoratore a tempo indeterminato" argomentando la propria tesi dal disposto del successivo articolo 24 del decreto legislativo n. 286 del 1998, laddove, nel prevedersi la punibilità dell' assunzione di stranieri irregolari "per lavori stagionali", si faceva espresso riferimento ad "uno o più stranieri").
In allegato la sentenza
Fonte: Dottrina e Diritto
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17/05/2006
Immigrati e mercato del lavoro in Liguria
Immigrati e mercato del lavoro in Liguria.
Il tema della presenza straniera costituisce ormai, a livello non solo italiano, ma europeo ed internazionale una costante del dibattito connesso alla globalizzazione. In particolare, nell’ambito dell’Unione Europea si intrecciano preoccupazioni, testimoniate anche dal rilievo che ad esse viene dato dagli organi di informazione. Secondo le stime ufficiali, in assenza di migrazioni, la popolazione europea che oggi, nella corte di età compresa fra i 20 e i 59 anni, conta poco più di 416 milioni di abitanti, calerebbe a 370 milioni nel 2005. Si tratta di un declino repentino che colpisce, in particolare, le forze che saranno presenti sul mercato del lavoro e, potenzialmente, quelle che dovrebbero garantire il ripristino della popolazione locale. Appare dunque evidente come l’immigrazione diventerà un tema fondamentale per misurare la volontà di costruzione dell’Europa. Quest’ultima costituisce un banco di prova nella costruzione di una nuova identità europea. Le questioni più spinose sono quelle che riguardano l’affermazione dei diritti della persona, della libertà religiosa, il diritto alla costruzione della società politica, il rispetto delle regole democratiche, la distinzione tra politica e religione. L’inserimento lavorativo costituisce un diritto di cittadinanza e, nel contempo, uno strumento di integrazione sociale essenziale.
Per quanto riguarda la presenza di lavoratori extracomunitari nel mercato del lavoro ligure si segnala, in estrema sintesi come, per l’anno 2004, lo stock di lavoratori iscritti ai Centri per l’Impiego liguri risultasse pari a 7.757 unità, con un incremento di 1.703 unità (pari al 28,1% in più rispetto all’anno precedente). Anche per quanto riguarda le assunzioni si è registrato un incremento rispetto al 2003. Esse sono risultate infatti pari, nel 2004, a 19.844 unità, il 31,4% in più rispetto all’anno precedente.6 Risulta abbastanza evidente come anche in Liguria, sia sotto il profilo demografico che per quel che riguarda il mercato del lavoro, nonostante gli stranieri non si presentino su livelli particolarmente elevati, la presenza straniera costituisca ormai una componente della società ligure della quale occorrerà tener conto nella programmazione degli interventi.
In allegato i risultati della ricerca "Immigrati e imprenditoria nella Provincia di Genova" pubblicati su Notizie Flash Marzo 2006.
Fonte: AGENZIA LIGURIA LAVORO
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12/05/2006
Infermieri immigrati.
Gli infermieri immigrati nella società italiana.
In Italia, a differenza degli altri paesi industrializzati, i medici (354.000) sono più numerosi degli infermieri (342.000). Attualmente, le carenze di infermieri sono ogni anno di 5-7 mila unità e quella complessiva è di 99.000 unità. Per rispondere a questa esigenza è andato aumentando in questi anni il numero degli infermieri extracomunitari, arrivati a 20.000 unità presso le strutture pubbliche e private, con un'incidenza molto alta in alcune realtà territoriali. Nel 2004, nel settore sanitario privato, sono state registrate 13.000 assunzioni di infermieri e altri operatori sanitari extracomunitari e per il 2005 il fabbisogno stimato è di 30.000 unità. Sulla presenza in Italia degli infermieri stranieri (e anche dei medici stranieri), sulla loro ripartizione regionale, sulla procedura per il riconoscimento dei titoli, su trattamenti economici e sulle prospettive che si presentano per l'immediato futuro e sulle conseguenze operative si sofferma l'indagine condotta dalla Società Italiana di Medicina delle Migrazioni insieme all'équipe del Dossier Statistico Immigrazione Caritas/Migrantes.
Fonte: Veneto Immigrazione
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12/05/2006
La partecipazione al mercato del lavoro della popolazione straniera
Istat, occupati stranieri 5,4% del totale.
Maschio ed extracomunitario, in totale 1,2 milioni di persone pari al 5,4% della forza lavoro, i due terzi al Nord del Paese. E' l'identikit del lavoratore straniero in Italia, fatto dall'Istat che ha diffuso per la prima volta le stime sulla partecipazione al mercato del lavoro della popolazione straniera basate sulla rilevazione continua delle forze lavoro. Stime che prendono avvio dal primo trimestre del 2005. “Nel corso degli ultimi anni la presenza straniera nel mercato del lavoro italiano è divenuta sempre più rilevante”, spiega l'Istituto di statistica, precisando che nel primo trimestre 2005 gli occupati stranieri risultano pari a 1.023 mila unità, il 4,6% dell'occupazione complessiva. Nel secondo trimestre il numero di occupati stranieri si porta a 1.213 mila unità, il 5,4% del totale (la crescita dell'occupazione tra il primo e il secondo trimestre incorpora l'aggiornamento della popolazione utilizzata per il riporto all'universo dei dati campionari). Nel terzo e quarto trimestre 2005 l'occupazione straniera è rimasta stabile, con un trend in leggera salita, e risulta rispettivamente pari a 1.218 mila e 1.224 mila unità (il 5,4% dell'occupazione complessiva per entrambi i trimestri). In ognuno dei trimestri del 2005 le persone con cittadinanza non Ue rappresentano circa il 90% dell'occupazione complessiva. Circa sei ogni dieci occupati stranieri sono uomini. Poco meno dei due terzi dell'occupazione straniera si concentra nel Nord; intorno a un quarto nel Centro e circa l'11% nel Mezzogiorno. Le regioni meridionali rappresentano difatti per molti lavoratori stranieri solo la prima tappa di un percorso migratorio verso il Centro-Nord. Peraltro, l'articolazione territoriale dell'occupazione straniera è significativamente diversa in confronto a quella italiana in cui circa il 50% degli occupati risiede nel Nord e il 30% nel Mezzogiorno. Con riguardo alla popolazione straniera in età compresa tra 15 e 64 anni, nel primo trimestre 2005 il tasso di occupazione si posiziona al 65,6% e registra marginali scostamenti nei successivi trimestri. La quota di popolazione straniera in età lavorativa occupata è di circa otto punti percentuali più elevata rispetto a quella riferita alla popolazione italiana. Il risultato tende a riflettere la struttura per età della popolazione straniera occupata rispetto a quella italiana. La classe di età tra 25 e 44 anni assorbe difatti oltre il 70% dell'occupazione straniera a fronte di circa il 57% per quella italiana.
In relazione al genere, per gli stranieri il tasso di occupazione maschile si avvicina all'80%, con una punta dell'83,2% nel primo trimestre; quello femminile raggiunge il 51,2% nel quarto trimestre 2005. La distanza tra i tassi di occupazione complessivi, straniero e italiano, è sostanzialmente dovuta alla componente maschile, per la quale si registra uno scarto superiore a dieci punti percentuali. Per converso, la componente femminile straniera segnala un tasso di occupazione poco più elevato di quello delle donne italiane ma con significativi divari territoriali. Nel Nord il tasso di occupazione delle donne italiane è decisamente più elevato di quello delle straniere mentre nel Mezzogiorno la quota della popolazione femminile straniera tra 15 e 64 anni occupata risulta sempre superiore a quella della corrispondente popolazione italiana.
Circa 82 ogni 100 occupati stranieri lavorano con un orario full-time, i restanti prestano la propria attività con un orario ridotto. Almeno il 72% degli occupati stranieri ha un lavoro dipendente a carattere permanente, il 14% svolge invece un'attività autonoma. A livello settoriale, i servizi assorbono poco più della metà della forza lavoro straniera occupata a fronte dei circa due terzi per l'insieme del mercato del lavoro italiano. In soli tre comparti (commercio, alberghi e ristorazione, servizi alle famiglie) si concentra intorno al 38% dell'occupazione straniera del terziario. Circa un quarto degli occupati stranieri del terziario svolge la propria attività nei servizi domestici presso le famiglie. L'occupazione straniera si colloca poi per il 40% nel settore industriale, dieci punti percentuali in più rispetto a quella relativa agli italiani. In particolare, nelle costruzioni vi è una presenza relativamente più ampia di stranieri con incidenze che raggiungono il 17% degli occupati stranieri, il doppio in confronto a quanto registrato dall'occupazione italiana.
Fonte: Istat
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10/05/2006
Disoccupazione e diniego di rinnovo del permesso di soggiorno
Disoccupazione e diniego di rinnovo del permesso di soggiorno: il momentaneo stato di disoccupazione dello straniero non si può considerare rilevante. di Giuseppe Cassano, avvocato già docente di diritto privato nell'Università LUISS
Anche in occasione dei successivi rinnovi del permesso di soggiorno, lo straniero è tenuto a dimostrare il possesso dei necessari mezzi di sussistenza. Ed infatti l’art. 4, 8° comma, L. n. 39/1990, che ha posto a carico del cittadino extracomunitario l’onere di dimostrare il possesso di un reddito minimo, si applica anche in sede di secondo rinnovo del permesso di soggiorno, dal momento che «la “ratio” della disposizione è invero quella di consentire ai soli stranieri, dotati di sufficienti mezzi di sostentamento, di soggiornare nel territorio dello Stato». Stante quanto affermato, si deve però ritenere che il momentaneo stato di disoccupazione dello straniero non si può considerare rilevante, ai fini del diniego di rinnovo del permesso di soggiorno, qualora lo straniero in questione risulti poter provvedere al suo sostentamento alla stregua della attività lavorativa già svolta, e della possibilità di una nuova occupazione (nel caso in questione, sussistendo una dichiarazione di un cittadino italiano nella quale si afferma la disponibilità ad assumere lo straniero in questione una volta rilasciato il permesso di soggiorno) unitamente alla disponibilità dei risparmi già accantonati.
In allegato la sentenza
Fonte: Dottrina e Diritto
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09/05/2006
CITTADINI NEOCOMUNITARI
Il regime transitorio in materia di libera circolazione dei lavoratori subordinati provenienti da otto dei dieci Paesi di nuova adesione all'Unione Europea (con esclusione di Cipro e Malta) è stato prorogato dal 1° maggio 2006 al 30 aprile 2009.
Fonte: Ministero del Lavoro
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09/05/2006
Quanto costo il permesso di soggiorno elettronico?
Fissato il costo del permesso di soggiorno elettronico.
Il Decreto del Ministero delle Finanze del 4 aprile 2006 (in G.U. 103 del 5-5-2006) ha fissato in euro 27,50 (ventisette/50),comprensivo di IVA, l'importo delle spese da porre a carico dei soggetti richiedenti il permesso di soggiorno elettronico. Il permesso di soggiorno in formato elettronico -disciplinato dal regolamento (CE) n.1030/2002 - doveva infatti essere rilasciato dal primo gennaio 2006, in base a quanto previsto dall'art. 7-vicies ter, lettera b), della legge 31 marzo 2005, n.43.
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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02/05/2006
No al diritto di voto amministrativo
No al diritto di voto amministrativo agli stranieri. Con due decreti del presidente della Repubblica, datati 20 marzo 2006, sono state annullate in via straordinaria disposizioni introdotte nello statuto del Comune di Ancona - nella parte in cui estendono il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni circoscrizionali agli stranieri non comunitari ed apolidi - e nello statuto del Comune di Torino nella parte in cui ha esteso il diritto di elettorato attivo e passivo per le elezioni circoscrizionali agli stranieri non cittadini comunitari residenti nella citta' di Torino da almeno sei anni. Motivo dell’annullamento straordinario la necessità di tutelare l'unità dell'ordinamento.
Fonte: Gazzetta Ufficiale N. 81 del 6 Aprile 2006
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29/04/2006
Provvedimento di espulsione
L'ordine di allontanarsi dal territorio dello stato deve essere motivato Giuseppe Amato, sostituto procuratore presso il Tribunale di Roma
Secondo la Cassazione (Sentenza, Sez. I, 15/03/2006, n. 9121), in senso contrario all'affermato obbligo di motivazione dell'ordine del questore, non può valere il richiamo al comma 3 dell'articolo 3 della legge 7 agosto 1990 n. 241, che, facendo appunto eccezione all'obbligo di motivazione dei provvedimenti amministrativi, eccettua da tale obbligo i casi in cui le ragioni del provvedimento risultino da altro atto dell'amministrazione espressamente richiamato. Ciò in quanto diverso è l'oggetto giuridico e diversi sono i presupposti del provvedimento del questore e di quello del prefetto: in particolare, il questore, nel suo provvedimento, pur tenuto all'obbligo giuridico di dar corso all'espulsione in seguito al provvedimento prefettizio, si trova di fronte a tre scelte, rimesse a valutazioni connotate da discrezionalità tecnica: l'accompagnamento immediato alla frontiera e, quando ciò non sia possibile per le ragioni indicate nello stesso articolo 14, il trattenimento presso un centro di accoglienza, o, in caso di impossibile ricorrenza di questa seconda ipotesi, l'ordine di lasciare il territorio dello Stato entro il termine di cinque giorni. Trattasi di scelte che incidono diversamente sulla libertà personale, onde non vi è ragione per escludere il provvedimento del questore dall'obbligo generale di motivazione. Da queste premesse, la Corte ha rigettato il ricorso del procuratore generale avverso la sentenza che aveva mandato assolto l'imputato, con la formula "perché il fatto non sussiste", proprio sul presupposto della mancanza di motivazione dell'ordine del questore, che era stato conseguentemente disapplicato.
Va segnalato che la Cassazione con l'interpretazione qui recepita, ha espressamente preso le distanze da quell'orientamento, pur formatosi in seno al giudice di legittimità, in forza del quale, diversamente, l'ordine del questore non necessiterebbe di autonoma motivazione, non foss'altro perché attuativo del decreto di espulsione adottato dal prefetto (cfr. Cassazione, Sezione I, 9 gennaio 2004, S.).
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27/04/2006
ISMU XI RAPPORTO SULLE MIGRAZIONI
ISMU XI RAPPORTO SULLE MIGRAZIONI Il 27 marzo è stato presentato l'XI rapporto della Fondazione ISMU sulle migrazioni. Qui di seguito la descrizione dei dieci punti chiave. In allegato i dati quali-quantitativi della ricerca. **************************************** L’Italia si dimostra sempre più un Paese multietnico. A luglio 2005 gli extracomunitari presenti sono saliti a 3 milioni e 300mila, il 5,7% della popolazione complessiva, di cui il 16% è irregolare. Poco meno di 200mila risultano titolari di imprese, quasi il 6% del totale. I denunciati stranieri, poi, sono il 21,7% del totale, mentre i detenuti rappresentano oltre il 32% dell’intera pooplazione carceraria.
1. Quanti sono gli immigrati in Italia Negli ultimi quindici anni la componente straniera è triplicata, superando i 3milioni e 300mila soggetti che costituiscono oramai il 5,7% della popolazione complessiva. E l’aumento maggiore si è concentrato nell’ultimo triennio, che ha visto addirittura raddoppiare le presenze. Se questo tasso di crescita dovesse perdurare nel tempo, la prospettiva è un raddoppio della popolazione straniera circa ogni tre anni. I regolari sono 2,8 milioni, mentre gli irregolari circa 540mila, il 16% su base nazionale, di cui un quarto concentrato nel Mezzogiorno. L’analisi per grandi aree di provenienza al 1° luglio 2005 evidenzia la netta superiorità degli est-europei che, con 1,5 milioni di unità, rappresentano il 46% dei presenti. Circa 600mila sono i nordafricani e gli asiatici, mentre sono la metà gli “altri africani” e i latinoamericani. Nel panorama di intensa crescita degli stranieri residenti in Italia un posto di rilievo merita anche l’esame della componente più giovane: anch’essa nel biennio 2003-2005 ha registrato un’impennata annuale di 80mila unità, per arrivare a superare, a gennaio 2005, le 502mila presenze.
2. Il lavoro Una crescita continua e sostenuta degli stranieri regolarmente occupati. Questo dicono i dati più recenti. Alla fine del 2002 i lavoratori extracomunitari iscritti all’Inps sono 1.426.391, a cui vanno aggiunti circa 34mila con contratto di collaborazione coordinata e continuativa. Tra gli assicurati extracomunitari Inps, quasi 350mila sono domestici, poco più del 74% del totale. Il dato registra un’impennata nel 2003: i domestici extracomunitari diventano più del 93% del totale degli iscritti all’Inps, di cui quasi l’85% donne (vd. Tab. 1 e 2). Cifre ben più vicine alla realtà rispetto a quelle Istat che, nel 2003, ha registrato solo 580mila posizioni lavorative extracomunitarie (non calcolando però gli operai agricoli e i lavoratori domestici), comunque ben due volte e mezzo in più il numero degli immigrati occupati nell’arco di cinque anni (dal 1999 al 2003). Importanti sono anche i dati elaborati dall’Ismu su fonte Inail: nel 2004 gli assicurati Inail extracomunitari sono 1.765.578, la maggior parte titolare di un contratto di lavoro atipico. Le cifre relative ai lavori domestici denotano, poi, una forte etnicizzazione del comparto che si traduce in una condizione di pesante segregazione occupazionale. I titolari extracomunitari di imprese, al 30 settembre 2005, sono quasi 200mila, poco meno del 6% del totale, la maggior parte occupata nel settore delle costruzioni. Queste cifre fanno considerare gli immigrati i nuovi protagonisti del modello di sviluppo italiano basato sulla piccola impresa (vd. Tab. 8) . I dati, però, corrono il rischio di essere sovrastimati perché contano i titolari di impresa nati all’estero e non necessariamente cittadini stranieri.
3. Le abitazioni Nell’arco degli ultimi cinque anni, anche grazie alla crescente disponibilità delle banche a concedere mutui agli immigrati, l’acquisto di case è più che quadruplicato, arrivando a rappresentare il 14,4% del mercato nazionale nel 2005 (era al 12,6% l’anno precedente). L’accesso alla casa (Tab. 2) in proprietà sembra consolidarsi, tanto da giustificare la comparsa di agenzie immobiliari “specializzate”, spesso gestite da stranieri che si rivolgono principalmente ai propri connazionali. Oltre all’aumento degli acquisti, è da sottolineare la forte crescita nella quota di alloggi assegnati a cittadini stranieri, nell’ambito dell’edilizia residenziale pubblica. Dai primi anni Ottanta ad oggi, in ogni caso, la quota d’immigrati che fa richiesta ed ottiene un alloggio popolare è considerevolmente cresciuto, con una drastica impennata a partire dalla seconda metà degli anni Novanta.
4. Le rimesse Le rimesse degli immigrati verso i loro Paesi d’origine stanno crescendo e per questo stanno assumendo un rilievo non solo economico, ma anche sociale. Risulta però impossibile stabilirne l’ammontare reale per la difficoltà di reperire dati attendibili. Quelli disponibili si riferiscono ai trasferimenti di denaro attuati per vie ufficiali (banche o agenzie), mentre in realtà esistono altre forme di invio più o meno informali e sommerse. Le stime, quindi, sono approssimative per difetto. Tra il 2000 e il 2004, l’Ufficio Italiano dei Cambi segnala una rilevante crescita nell’ultimo biennio: si è passati dai 749milioni di euro del 2000 ai 2.093milioni di euro del 2004. Questo incremento si spiega sia nell’uscita dall’economia sommersa da parte dei molti regolarizzati del 2002, sia nelle nuove disposizioni, più restrittive, sui ricongiungimenti familiari apportate dalla legge Bossi-Fini nello stesso anno. Il confronto internazionale, in base a uno studio della Banca Mondiale del 2005, vede l’Italia al settimo posto della lista dei Paesi industrializzati interessati dal mercato delle rimesse.
5. La scuola L’incremento di studenti stranieri si è velocizzato soprattutto con i processi di regolarizzazione degli stranieri e dei ricongiungimenti. Nell’a.s. 2004/2005 sono 361.576 gli allievi extracomunitari, pari al 4,2% della popolazione scolastica. Nell’a.s. 1998/1999, gli studenti stranieri non raggiungevano l’1% del totale degli iscritti, sfiorando le 85mila unità. Da quell’anno, la crescita è diventata rapidamente significativa (Tab. 1). La presenza si è rafforzata ulteriormente nella scuola dell’infanzia (4,58% della popolazione totale) e in quella primaria (5,37%), dove troviamo oltre il 60% degli alunni di cittadinanza non italiana. Cresce pertanto la percentuale di bambini che percorrono quasi o tutto il loro itinerario formativo all’interno della scuola italiana. L’Albania, il Marocco, la Romania, la Cina e la ex-Jugoslavia (le cinque nazionalità prevalenti negli ultimi anni) raggiungono insieme il 51,35% del totale di alunni con cittadinanza non italiana. A livello di grandi aree geografiche l’a.s. 2004/2005 ha registrato un rafforzamento degli alunni provenienti dall’ Europa – sia UE che non – che rappresentano oggi il 47,8 %. L’Africa si conferma il secondo continente di provenienza, mentre cala il peso relativo dell’Asia (11,9%; rappresentava il 14,8% l’anno precedente). È il Nord Est a registrare il maggior numero di presenze, al primo posto a tutti i gradi di scuola, raggiungendo il 7,02% in Veneto e l’8,4% in Emilia Romagna, diventata nell’a.s. 2004/2005 la regione italiana con il maggior tasso di presenza immigrata. La Lombardia continua a essere la regione con la più elevata presenza numerica in valori assoluti (88.170, pari a un quarto della popolazione straniera complessiva). Seguono il Nord Ovest con il 6,82% ed il Centro con una media di presenze pari a 5,67% (Umbria e Marche si collocano entrambe sopra il 7%, presentando forti caratteristiche di attrazione). Sud e Isole sono molto distanti, avvicinandosi all’1% degli iscritti in complesso solo nell’a.s. 2004/2005 e con presenze pressoché irrilevanti nella secondaria di II grado.
6. La criminalità A giugno 2005 i detenuti stranieri In Italia sono il 32,26% dell’intera popolazione carceraria ). Gli stranieri denunciati per cui è iniziata l’azione penale, stando agli ultimi dati relativi al 2003, sono 116.392 su 536.237 denunciati complessivamente, si tratta del 21,7% del totale (dato che, considerando solo il Nord, sale al 30%), di cui quasi il 12,5% donne. È il dato più alto mai registrato: è superiore di quasi tre punti percentuali a quello del 2002 che si fermava al 19%. Le nazionalità più denunciate nel 2003 sono nell’ordine: la marocchina con il 17,1%, la romena con il 12,7%, l’albanese con il 10,5%, la senegalese con il 6,7%, la tunisina con il 5,9%, l’algerina con il 4,4%, la serba-montenegrina con il 4,2%, la tedesca con il 2,4%, la nigeriana con il 2,3% e all’ultimo posto c’è la cinese con solo il 2%. Quali sono i reati commessi da stranieri? Il più diffuso è il furto. Considerando, infatti, il totale dei denunciati stranieri, nel 18,4% si tratta di furto, di produzione e spaccio di stupefacenti nel 13% dei casi, di falsità nel 10,1%, di lesioni personali volontarie per il 3,9% e di rapina 3,5%. Quanti sono gli stranieri rispetto agli italiani, reato per reato? Considerando i reati contro la persona nel biennio 2003/2004 relativi al Nord, il 44,7% di stranieri è stato denunciato per tentato omicidio volontario, il 43,5% per omicidio volontario consumato e il 37,5% per violenza sessuale. Vuol dire che ogni due autori noti di omicidio consumato o tentato quasi uno è straniero. Ogni dieci autori noti di violenze sessuali, quattro sono stranieri. Il primato negativo spetta ai marocchini, romeni, albanesi e algerini. Considerando i reati contro il patrimonio e quelli connessi agli stupefacenti, il 50,3% dei denunciati per produzione, vendita e spaccio di stupefacenti è straniero. Le nazionalità più denunciate sono la marocchina, rumena, tunisina e albanese. Come si distribuisce e dove si concentra la criminalità degli stranieri? Con riferimento al totale dei denunciati stranieri, nella fascia alta di criminalità rientrano, da Est ad Ovest, province come Trieste, Gorizia, Udine, Rimini, Ravenna, Ferrara e Rovigo, Bolzano, Verona, La Spezia, Genova, Savona, Imperia, Verbano Cusio Ossola, Torino. Si tratta di province di confine marino o terreste, o di province, come Torino o Verona, dove sono particolarmente fiorenti specifiche attività illegali (stupefacenti e prostituzione ), o province delle zone della riviera adriatica e ligure, in cui può arrivare un maggior afflusso, di solito stagionale, attratto dal turismo e dalle occasioni criminali collegate. La situazione peggiore per i reati contro la persona si evidenzia nel Nord-ovest. Le tre nazionalità più denunciate nel Nord Italia sono la marocchina, la romena e l’albanese.
7. Gli sbarchi Gli sbarchi di immigrati sulle nostre coste sono in diminuzione. Lo dimostrano i dati. Nel 2001 le persone sbarcate in totale sono state 20.143, nel 2004 solo 13.635. In termini di percentuale nel 2001 le persone arrivate in Puglia e in Calabria sono state rispettivamente il 42,4% e il 30,3%. L’anno successivo il 14,2% e l’8,9%. Da sottolineare è il ruolo assunto dalla Sicilia, quale principale meta di approdo (nel 2004 il 99,7% dei clandestini erano sbarcati sulle coste dell’isola: la percentuale nel 2001 raggiungeva il 27,3%, nel 2002 saliva al 76,8%) e il ridimensionamento degli sbarchi avvenuti in Calabria e in Puglia. Per quanto riguarda le nazionalità dei protagonisti, nel 2004 spicca una maggiore presenza di palestinesi (55%), seguiti da eritrei (9%) e iracheni (7%). La diminuzione della presenza di clandestini africani è stata la conseguenza dell’accordo di riammissione firmato con la Libia.
8. L’Islam I dati più recenti indicano che i flussi d’immigrati provenienti dall’area islamica sono minori rispetto a quelli che giungono da altre zone: mentre nel 2004 si registrava una netta prevalenza di cittadini originari del Marocco su tutti gli altri immigrati (72mila su un totale di 649mila permessi di soggiorno), secondo l’ultima indagine prevalgono invece albanesi e romeni (305mila i primi e 239mila i secondi) rispetto ai marocchini (228mila), su un totale di 2 milioni e 194mila maggiorenni (anche gli albanesi sono musulmani, ma la loro appartenenza all’islam risulta spesso puramente anagrafica).
9. Il caso libico Nel 2003, l’Italia ha concluso con la Libia un accordo sul contrasto all’immigrazione clandestina che è rimasto segreto fino alla primavera del 2005 e che in seguito ha sollevato profonda preoccupazione e accalorate denunce sia in Italia sia sulla scena internazionale. Non essendo ancora stato sottoposto –come avrebbe dovuto- all’esame del Parlamento italiano, quasi tutto ciò che ne sappiamo risale però tuttora al rapporto riservato della missione della Commissione europea recatasi in Libia nel dicembre 2004, reso pubblico nel maggio di un anno fa. Secondo il rapporto della missione europea, fin dal 2003 l’Italia ha finanziato, sulla base dell’accordo, “un programma di voli charter per il rimpatrio di immigrati illegali dalla Libia verso i paesi di origine, che comporta un sostanziale contributo economico”. Nel novembre del 2005, il ministro Pisanu osservava che “solo per dare un’idea, con le spese necessarie per rimpatriare 5-6 clandestini sub-sahariani si può finanziare lo scavo di un pozzo e dissetare così una piccola comunità ed irrigare la terra. E tanto potrebbe bastare per trattenere a casa più di 5-6 persone”. Eppure, prima della fine del 2004, con 45 voli già realizzati, quasi 6.000 persone erano già state espulse verso la Nigeria, il Ghana, l’Egitto, il Mali, il Pakistan, il Niger, l’Eritrea, il Sudan, il Bangladesh, la Siria: molti di questi Paesi, oltre a non garantire il rispetto dei diritti umani, applicano la pena di morte mentre altri sono in guerra e/o tra i più poveri del pianeta.
10. Gli scenari futuri Gli attentati in Inghilterra, le rivolte nelle banliues in Francia e i fatti di cronaca accaduti in Italia (il caso della scuola islamica di via Quaranta a Milano inducono a rivedere il modello del multiculturalismo, non più adeguato a dare risposte in una società multietnica. Mentre il multiculturalismo, nelle sue pur varie espressioni, pone l’accento sulle differenze culturali, l’interculturalismo si basa sui rapporti tra le culture differenti. Il transnazionalismo descrive un atteggiamento culturale che porta lo straniero a essere contemporaneamente “dentro” e “fuori” la società. Ma le migrazioni contemporanee tendono ad assumere sempre più la configurazione della diaspora, fenomeno che implica un movimento e uno scambio costante tra diversi luoghi e differenti culture. La diaspora è infatti una comunità transnazionale, etnica o culturale che si costituisce a seguito della dispersione di un popolo, spesso costretto ad allontanarsi da una patria, non necessariamente rappresentata da uno Stato, nella quale i suoi membri continuano a identificarsi e quindi a fare riferimento, conservando obblighi e legami.
Fonte: ISMU
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20/04/2006
Emilia Romagna Terra d'asilo.
Nell'ambito del progetto Emilia Romagna Terra d'Asilo ICS ha realizzato un monitoraggio della popolazione rifugiata presente nella regione. Il risultato di questo lavoro è presentato in La Regione dell'asilo, una pubblicazione scaricabile dal sito di ICS. Nel rapporto di monitoraggio la regione viene prima presentata nel suo complesso e poi dettagliata attraverso il racconto delle singole province. Si è voluto dare uno spaccato dei vari territori, cercando di evidenziarne luci e ombre, criticità, problematiche ma anche risorse e punti di forza. Si sono forniti i numeri della popolazione rifugiata per darne una dimensione coerente con la realtà, in modo non asettico: ricordando sempre, cioè, che dietro a cifre e percentuali ci sono persone, portatrici di storie, di bisogni e di aspettative. I dati forniti spiazzano e sorprendono, perché tracciano il lavoro da fare che è ancora tanto. Tra dati, progetti, criticità ecco, dunque, che si compone un quadro regionale, strutturato in modo tale da poter essere aggiornato e integrato in futuro, impostato per creare la base “verso un monitoraggio permanente della popolazione rifugiata in Emilia Romagna”.
Fonte: www.ics.org
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19/04/2006
Italia al 16° posto per immigrati.
Italia al 16° posto per immigrati. Il dato si ricava dal rapporto ONU pubblicato in occasione della 39ma sessione della Commissione delle Nazioni Unite sulla popolazione e lo sviluppo e presentato a New York. Mentre nei dati Onu precedentemente disponibili l'Italia non figurava tra i primi 20 Paesi per numero di immigrati, ora è al 16mo posto con 2,5 milioni di immigrati. Il trend globale è di aumento della popolazione immigrata, che nel 2005 ha raggiunto globalmente i 191 milioni, rispetto ai 175 milioni del 2000. Secondo il rapporto dell'Onu, sei immigrati su dieci (115 milioni) vivono in Paesi sviluppati: uno su tre in Europa e circa uno su quattro nel Nord America. In cima alla classifica dei Paesi con il più alto numero di immigrati ci sono gli Stati Uniti, con 38,4 milioni nel 2005. Tuttavia non è chiaro se la cifra comprenda la stima degli immigrati clandestini.
Fonte: VENETOIMMIGRAZIONE
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12/04/2006
Chiarimenti sulle regolarizzazione del 2002
Dal Consiglio di Stato chiarimenti sulle regolarizzazioni del 2002.
Il Consiglio di Stato, con la Sentenza n. 4 del 31 marzo 2006, è intervenuto per fornire alcune precisazioni in merito alla legalizzazione dei rapporti di lavoro irregolari con extracomunitari ai sensi della Legge n. 222/2002 e dell'articolo 33 della Legge n. 189/2002 (legge Bossi - Fini). In particolare, nella sentenza in esame l'adunanza plenaria del Consiglio di Stato precisa che la regolarizzazione di un rapporto di lavoro dipendente già instaurato poteva avvenire solamente se tale attività lavorativa avesse avuto almeno la durata minima di un trimestre (precedente al 10 settembre 2002). L'attività, inoltre, doveva essere idonea ad offrire "un sufficiente affidamento per l'esistenza di un serio impegno lavorativo".
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07/04/2006
Niente espulsione se sei diventato neocomunitario
Tribunale di Roma: espulsione amministrativa di cittadino ora neocomunitario Il Tribunale di Roma, con sentenza n. 2052/2005, ha affermato la non applicabilità della sanzione penale (art. 14, comma 5 ter, D.L.vo 286/98), nei confronti dello straniero che si è trattenuto nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine del Questore di lasciarlo entro 5 giorni se, nel frattempo, lo status di cittadino extracomunitario è venuto meno per effetto dell'adesione, dal primo maggio 2004, del proprio Paese alla Comunità Europea.
Fonte: DPL Modena
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03/04/2006
Lavoratori interinali, lavoratori extracomunitari
Il 15% dei lavoratori "interinali" è extracomunitario. E’ quanto emerge da una ricerca de "Il Sole 24 Ore", che ha analizzato le banche dati di 11 tra le maggiori agenzie di reclutamento del personale, attive nel nostro Paese. Le percentuali dei curricula extra-Ue variano sensibilmente al variare delle agenzie, ma confermano, in modo inequivocabile, il sempre maggiore ricorso degli stranieri a questo canale per trovare lavoro. L’8% dei profili esaminati da "Select" e "Tempor" appartiene a extracomunitari, "Adecco" e "Manpower" dichiarano percentuali intorno al 12%, mentre stime più alte si registrano presso ‘Vedior’ e "Obiettivo Lavoro", dove la percentuale supera il 20%. Complessivamente, secondo l’analisi del quotidiano, su circa 5 milioni di curricula, più di 650 mila sono stati presentati da lavoratori extracomunitari. Quando le richieste delle imprese non possono essere coperte in Italia, inoltre, le agenzie per il lavoro non disdegnano di rivolgersi all’estero. Secondo l’indagine, infatti, ‘Obiettivo Lavoro’ cerca spesso in Polonia e Slovacchia i resinatori e i falegnami, richiestissimi nei cantieri italiani, che varano yacht e navi da crociera e ancora si rivolge all’Ucraina per reclutare macellai e a vari Paesi dell’Est europeo per meccanici di precisione. ‘Il Sole 24 Ore’ ha, infine, tracciato una sorta di mappatura delle opportunità, basata sull’incrocio tra le richieste inoltrate ai centri per l’impiego e la loro offerta di curricula alle imprese. La maggior parte dei lavoratori disponibili è costituita da operai non specializzati (33%), ma la richiesta inoltrata alle agenzie è più alta con una percentuale del 43%. Gli addetti alla logistica e al magazzinaggio rappresentano, poi, il 12% dei lavoratori che fanno riferimento ai centri per l’impiego, contro il 13,9% delle richieste. Trend invertito, invece, in molti altri settori (commerciale, vendite, ristorazione, amministrazione e finanza), dove richiesta di personale risulta essere ben inferiore rispetto all’offerta.
Fonte: Il Sole 24 Ore
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30/03/2006
Libera circolazione UE
Libera circolazione UE L'extracomunitario può accedere ad un'attività subordinata solo nel paese in cui il coniuge comunitario svolge o ha svolto una prestazione lavorativa
Se un tirocinio si svolge secondo le modalità di un’attività retribuita reale ed effettiva, il fatto che tale tirocinio possa essere considerato come una preparazione pratica collegata all’esercizio vero e proprio dell’attività professionale non osta all’applicazione dell’art. 39 CE. Inoltre, anche se è certo che la retribuzione dell’attività svolta costituisce un elemento fondamentale del rapporto di lavoro, resta comunque il fatto che né il livello limitato della retribuzione stessa né l’origine delle risorse per quest’ultima possono avere alcuna conseguenza sulla qualità di lavoratore ai sensi del diritto comunitario. Risulta già dal testo dell’art. 11 del regolamento che il diritto di un cittadino di uno Stato terzo, coniuge di un cittadino comunitario, di accedere al mercato del lavoro può essere fatto valere soltanto nello Stato membro in cui tale cittadino comunitario svolge un’attività lavorativa subordinata o non subordinata. Come l’avvocato generale ha correttamente osservato al paragrafo 33 delle sue conclusioni, il diritto a svolgere un’attività subordinata ai sensi dell’art. 11 del regolamento non garantisce ai familiari dei lavoratori emigranti un diritto originario alla libera circolazione. Tale norma va invece a vantaggio del lavoratore migrante, della cui famiglia fa parte, quale coniuge o figlio a carico, il cittadino di uno Stato terzo.
In allegato il testo della sentenza della Corte Giust. CE Sentenza, Sez. I, 30/03/2006, n. procedimento C-10/05
Fonte: Dottrina e diritto
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30/03/2006
Diritto d'asilo. Una svolta è necessaria ed urgente.
Diritto d'asilo. Una svolta è necessaria ed urgente di G. Schiavone
Nel corso degli ultimi mesi sono accaduti molti eventi che hanno inciso fortemente sulla precaria condizione dei richiedenti asilo e dei rifugiati nel nostro Paese. Possiamo sintetizzare tali eventi in due grosse filoni. Da un lato si è stabilizzata la nuova procedura di asilo, che con un ritardo di oltre due anni, ha dato attuazione alla nuova procedura di esame delle domande di asilo prevista dalla Legge Bossi-Fini. (L.189/02). Questo regolamento ha tuttavia introdotto ulteriori problematiche nel già confusissimo quadro della nuova procedura d’asilo. Parallelamente l’Italia ha anche recepito la direttiva UE sugli standard minimi di accoglienza e ha di conseguenza delineato un nuovo sistema nazionale di accoglienza dei richiedenti asilo, inglobandovi (e stravolgendolo in parte) la rete costituita dal sistema nazionale di protezione. Nonostante alcuni rilevanti aspetti positivi relativi all’attivazione delle commissioni territoriali la situazione complessiva della protezione dei richiedenti asilo nel nostro paese è decisamente peggiorata nel corso degli ultimi sei mesi. Tre sono i nodi principali intorno ai quali si articola la normativa vigente sulla procedura di esame delle domande di asilo: L’applicazione della procedura semplificata, che comporta una drastica riduzione delle garanzie nelle procedure di esame delle domande, nonché l'applicazione di misure di trattenimento dei richiedenti, viene legata alle “modalità” dell’ingresso del richiedente asilo ponendosi così in contrasto con il diritto internazionale. Il trattenimento stesso del richiedente è in contrasto con i principi generali contenuti nella norma laddove si precisa che il richiedente asilo non può essere trattenuto al solo fine di esaminare la domanda di asilo. Il richiedente asilo inoltre, durante il ricorso alla magistratura, conseguente al rigetto della domanda di asilo, non ha alcuna tutela. Rimane così esposto al continuo rischio di essere colpito da un provvedimento di espulsione Il fatto stesso che il richiedente asilo fugga dalla persecuzione o dalla situazione di guerra e violenza con tutti i mezzi di cui dispone, rappresenta dunque, paradossalmente, una situazione da “punire” invece che una situazione che richiede l’applicazione di forme di protezione. Le ultime notizie di cronaca, hanno portato in primo piano la vicenda di Abdul Rahman, il cittadino afgano che si è convertito al cristianesimo, e che a Kabul ha rischiato la condanna a morte per apostasia. ICS esprime apprezzamento per la decisione del Governo italiano di concedere asilo a quest'uomo, tuttavia è difficile sottrarsi alla netta sensazione di trovarsi di fronte ad una scelta che non è frutto di una consolidata sensibilità verso i temi del diritto d’asilo, quanto piuttosto ad una decisione estemporanea ispirata a logiche politiche collegate alla campagna elettorale attuale. Evidenti fatti oggettivi depongono a favore di tale lettura: l’Italia è l’unico paese dell’Unione Europea a non avere neppure una legge organica sul diritto d’asilo. Nulla in questa travagliata legislatura che si avvia a conclusione è stato fatto da parte dell’Esecutivo per porre rimedio a tale situazione la cui gravità è tanto grande quanto sconosciuta all’opinione pubblica. La procedura italiana per il riconoscimento del diritto d’asilo è confusa e la sua applicazione è largamente discrezionale; l’esame delle domande non rispetta i criteri di imparzialità, competenza ed indipendenza; le garanzie procedurali assicurate al richiedente asilo sono minime. L’Italia continua inoltre a non dotarsi di un sistema nazionale pubblico di accoglienza in grado di dare assistenza ai richiedenti asilo che giungono nel nostro Paese. Solo una piccola parte di essi riceve una qualche forma di accoglienza per brevi periodi. Per i rifugiati riconosciuti non è previsto alcun programma nazionale che ne sostenga l’integrazione sociale se si esclude la possibilità di riservare loro, in via residuale, dei posti all’interno del sistema di protezione gestito dai comuni; si tratta di una manciata di posti che per ironia della sorte i rifugiati debbono contendersi proprio con i richiedenti asilo in una grottesca guerra tra poveri. Viene da chiedersi se il cittadino afgano cui l’Italia ha concesso asilo (mentre lo nega, rigettando le domande, a centinaia di altri afgani, giunti nel nostro Paese dopo viaggi di disperazione, in fuga da simili situazioni di negazione dei diritti umani fondamentali) troverà un’accoglienza oppure se, al pari della maggioranza dei richiedenti asilo in Italia non riceverà alcuna assistenza e verrà rapidamente affidato alla buona volontà delle associazioni di volontariato. Tutto ciò a fronte di circa 10.000 domande di asilo nel corso dell’ultimo anno, un numero di gran lunga più basso rispetto alla media europea. Nel corso della presente legislatura, l’Italia è finita “sotto osservazione” da parte dal Parlamento Europeo e da enti quali Amnesty International a seguito di ripetuti e gravi episodi di mancato rispetto del principio di “non respingimento” sancito dalla Convenzione di Ginevra, espellendo o respingendo alle frontiere migliaia di stranieri che a tutta evidenza fuggivano da situazioni di guerra o di possibile persecuzione. Tra tali episodi spiccano i respingimenti collettivi, condannati dal Parlamento Europeo, attuati dall’Italia verso stati, come è il caso lampante della Libia, che non garantiscono alcuna protezione ai rifugiati. E’ intenzione di ICS lanciare, insieme ad altri enti ed associazioni che intenderanno condividerne il percorso, una grossa campagna nazionale per l’approvazione rapida di una legge organica sul diritto d’asilo, da trattare con priorità assoluta da parte della nuovo Parlamento che si insedierà nelle prossime settimane. Ritengo importante, infine, segnalare come nel documento programmatico dell’Unione, all’interno della parte del programma relativo all’immigrazione (che presenta anch’esso punti innovativi importanti) sia stata inserita una parte specifica sul diritto d’asilo, aderendo quasi integralmente a proposte e riflessioni avanzate da ICS.
Fonte: ICS
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29/03/2006
Guide fiscali in lingua
L'Agenzia delle Entrate ha realizzato e pubblicato on line la "Guida fiscale per gli stranieri". Il manuale realizzato in francese, inglese e spagnolo, consente a tutti coloro che vivono e lavorano in Italia ma provengono da Paesi esteri di muoversi agilmente e con serenità fra norme, diritti e doveri del sistema tributario italiano. La guida fiscale per i contribuenti stranieri residenti in Italia raccoglie tutte le informazioni e le più importanti istruzioni - quasi sempre corredate da esempi - per gli adempimenti in materia di codice fiscale e partita Iva, contratti di locazione, acquisto prima casa, successioni, rimborsi, cartelle e comunicazioni di irregolarità, il tutto aggiornato in base alla normativa in vigore al 14 novembre 2005. L'esigenza di tradurre in altre lingue i percorsi normativi del fisco italiano risponde alla necessità di adeguare il sistema tributario alla nuova realtà sociale del nostro Paese: infatti, quanto prima, saranno realizzate anche le guide in arabo, cinese, albanese. Questi i dati più recenti che hanno consentito all'Agenzia delle Entrate di decidere la pubblicazione di guide in lingue diverse dall'italiano, che qui sintetizziamo: 1 milione e 972mila le dichiarazioni dei redditi presentate da lavoratori di diversa nazionalità, per l'anno d'imposta 2002; oltre 1 milione i contribuenti di nazionalità diversa da quella italiana che dichiarano redditi inferiori ai 10mila euro l'anno (2002); quasi 750mila i contribuenti di nazionalità diversa da quella italiana che dichiarano redditi fino a 31mila euro l'anno (2002); circa 8mila 500 i contribuenti di nazionalità diversa da quella italiana che dichiarano redditi al di sopra dei 100mila euro l'anno (2002); quasi 19 miliardi di euro il reddito dichiarato dagli stranieri per il 2002 da lavoro dipendente; oltre 1 miliardo di euro il reddito dichiarato dagli stranieri per il 2002 da attività d'impresa 664 milioni di euro il reddito dichiarato dagli stranieri per il 2002 da lavoro autonomo; 6.631.212 il numero di codici fiscali attribuiti a stranieri (terzo trimestre 2005), 100mila l'incremento medio trimestrale negli ultimi 12 mesi; 2.049.466 il numero di modelli F24 presentati da lavoratori stranieri nel 2004; 1.766.523.180 euro l'importo versato nel 2004 dagli stranieri con l'F24.
IL TESTO DEL MANUALE E' CONSULTABILE ALLA PAGINA alla pagina http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/fisco_stranieri/index.html
Fonte: Agenzia delle Entrate
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28/03/2006
Ottimisti e risparmiatori: stili di consumo e accesso al credito degli immigrati residenti in Italia
Il Censis ha effettuato una indagine dal titolo "IMMIGRATI E CITTADINANZA ECONOMICA. Consumi e accesso al credito nell’Italia multietnica".
Da tale ricerca emerge come gli immigrati residenti in Italia siano più ottimisti degli italiani, maggiormente disposti ad affrontare le sfide che pone il futuro, molto differenziati per stili di consumo e modalità di risparmio e generalmente propensi ad indebitarsi pur di vedere accrescere i propri beni. Sono queste alcune delle caratteristiche che emergono dall’indagine effettuata dal Censis per E-st@t - Gruppo Delta, a novembre e dicembre 2005, su un campione di 800 immigrati residenti in Italia con l’obiettivo di analizzare gli stili di consumo, i comportamenti di risparmio, le modalità di accesso al credito, la domanda di servizi bancari e finanziari e il livello di solvibilità degli stranieri nel nostro Paese. La maggior parte degli immigrati valuta con ottimismo il proprio futuro in Italia: per il 69,5% i redditi aumenteranno, per il 61,3% i consumi cresceranno, per il 42,6% saliranno i risparmi. E’ da sottolineare, inoltre, come questa porzione di popolazione mostri già una forte propensione al risparmio: attualmente il 14% del budget familiare è destinato alle rimesse e il 15% al risparmio e complessivamente il 67% degli intervistati invia regolarmente denaro nel Paese d’origine. Piuttosto diffuso risulta anche l’utilizzo di strumenti di gestione dei risparmi che implicano un rapporto con il sistema bancario: il 61% degli intervistati dispone di un conto corrente (il 43,4% presso una banca e il 17,6% presso gli uffici postali), il 41% è in possesso di bancomat, il 16% di un libretto di risparmio, il 13% possiede una carta di credito. Per quanto riguarda la propensione all’indebitamento, dall’indagine risulta che il 42% degli intervistati ha già fatto ricorso in passato ad un prestito sotto forme diverse, dalla richiesta di denaro contante al pagamento dilazionato nel tempo, fino ad acquisti finanziati tramite contratti di credito al consumo; in particolare la percentuale di stranieri che ha già utilizzato tale forma di finanziamento è pari al 23% (a fronte del 35% delle famiglie italiane) e un’ulteriore quota del 46% vorrebbe utilizzarlo. Vive in una casa o in una camera in affitto la grande maggioranza degli immigrati (72,1%), mentre l’11,8% è proprietario di una abitazione: l’11,2% ha sottoscritto un mutuo per l’acquisto di un immobile e una ulteriore quota del 17,5% ha intenzione di sottoscriverlo in futuro.
Fonte: Censis
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22/03/2006
Rinnovo pds e reddito da dimostrare
Ai fini del rinnovo del permesso di soggiorno la valutazione della situazione reddituale deve essere riferita al momento in cui l'autorità amministrative si esprime in merito: così si è espressa la Corte di Cassazione (Sentenza 3 febbraio 2006, n. 2417).
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20/03/2006
Vacanze pasquali: modalità di uscita e reingresso
Lavoratori extracomunitari: modalità di uscita e reingresso per Pasqua Il Ministero dell'Interno, con un telegramma del 13 marzo 2006, ha illustrato alle Questure ed agli Uffici di Polizia di frontiera le modalità di uscita e reingresso in Italia dei cittadini extracomunitari per il periodo pasquale.
In particolare, il Ministero ha precisato che, tra il 15 marzo ed il 15 maggio 2006, gli stranieri che hanno chiesto il rinnovo o l'aggiornamento del permesso di soggiorno possono uscire e rientrare in Italia attraverso lo stesso valico di frontiera esibendo il passaporto o un documento equipollente nonché la ricevuta della presentazione della domanda di soggiorno.
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19/03/2006
Flussi 2006: numero delle domande presentate in ambito nazionale
Flussi 2006: numero delle domande presentate in ambito nazionale
Secondo le prime notizie pubblicate sui quotidiani, le domande presentate nella giornata del 14 marzo 2006 sono state 470.881, così suddivise in ambito provinciale: - AG 1.042 - AL 3.956 - AN 4.462 - AO 860 - AP 3.057 - AQ 3.829 - AR 4.314 - AT 2.575 - AV 2.336 - BA 3.944 - BG 9.404 - BI 912 - BL 2.015 - BN 1.353 - BO 13.426 - BR 601 - BS 19.463 - BZ 483 - CA 1.341 - CB 1.129 - CE 4.947 - CH 2.310 - CL 535 - CN 5.467 - CO 3.716 - CR 3.170 - CS 3.780 - CT 2.860 - CZ 1.965 - EN 370 - FC 5.116 - FE 3.366 - FG 3.858 - FI 9.931 - FR 3.136 - GE 4.558 - GO 1.161 - GR 3.015 - IM 1.826 - IS 368 - KR 1.207 - LC 2.070 - LE 2.328 - LI 2.772 - LO 2.258 - LT 4.417 - LU 3.085 - MC 3.725 - ME 2.997 - MI 33.481 - MN 4.999 - MO 10.456 - MS 1.810 - MT 1.113 - NA 9.989 - NO 1.939 - NU 1.264 - OR 436 - PA 3.050 - PC 3.888 - PD 10.977 - PE 1.672 - PG 8.778 - PI 3.179 - PN 3.858 - PO 1.706 - PR 5.249 - PT 2.338 - PU 3.959 - PV 4.168 - PZ 1.674 - RA 4.223 - RC 4.959 - RE 5.942 - RG 1.982 - RI 1.664 - RM 47.818 - RN 3.801 - RO 2.145 - SA 8.171 - SI 2.624 - SO 1.392 - SP 2.039 - SR 858 - SS 1.400 - SV 2.350 - TA 978 - TE 2.311 - TN 382 - TO 21.220 - TP 938 - TR 3.003 - TS 1.410 - TV 10.610 - UD 4.650 - VA 4.256 - VB 968 - VC 1.215 - VE 11.068 - VI 8.920 - VR 12.297 - VT 3.279 - VV 1.209
Fonte: DPL Modena
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10/03/2006
Occupazione irregolare di un solo straniero
Occupazione irregolare di un solo straniero Con sentenza n. 4344 del 2 febbraio 2006, la prima sezione penale della Cassazione ha affermato che l’art. 22, comma 12, del D.L.vo n. 286/1998, pur parlando al plurale, trova applicazione (arresto da 3 mesi ad un anno e ammenda da euro 5.000 per ogni lavoratore impiegato privo del permesso di soggiorno, o con permesso scaduto, o non rinnovato in tempo, o revocato od annullato) anche per l’irregolare assunzione di un solo lavoratore.
Fonte: DPL Modena
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08/03/2006
Programma triennale per l´integrazione sociale dei cittadini stranieri dell'Emilia Romagna
La Regione Emilia-Romagna ha approvato il "Programma triennale per l´integrazione sociale dei cittadini stranieri 2006-08". Il provvedimento, unico in Italia, è frutto del lavoro di un gruppo di tecnici di sette diversi assessorati e si propone di fornire strumenti agli enti locali per l´integrazione dei circa 280mila immigrati che vivono in regione. L´assessore regionale Anna Maria Dapporto ha dichiarato che a fronte di un fenomeno destinato a crescere l´impegno della Regione è quello di affrontarlo con una collaborazione tra istituzioni, parti sociali e terzo settore. Nella notizia si spiega cosa prevede il programma che tra i molti obiettivi ha quello di garantire pari opportunità d´accesso ai servizi ai cittadini stranieri, promuovere la tutela legale, far conoscere il fenomeno migratorio attraverso un Osservatorio regionale.
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07/03/2006
Decreto Flussi in GU
È stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - Serie generale, n. 55 del 7 marzo 2006, il DPCM 15 febbraio 2006 riguardante i flussi d'ingresso dei lavoratori extracomunitari per l'anno 2006.
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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07/03/2006
Decreto flussi istruzioni ministeriale
Decreto flussi istruzioni ministeriale Il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, con circolare n. 7 del 7 marzo 2006, ha fornito le disposizioni applicative circa il D.P.C.M. del 15 febbraio 2006, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 55 del 7 marzo 2006, concernente la programmazione dei flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato Italiano per l'anno 2006.
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06/03/2006
TRATTENIMENTO DEGLI STRANIERI RICHIEDENTI ASILO
Il Ministero dell'Interno, con circolare del 31 ottobre 2005, invita le Questure ad astenersi dal disporre il trattenimento nei centri degli stranieri che pur presenti irregolarmente richiedono spontaneamente asilo politico, ciò in base a quanto espressamente statuito dall'art.1bis comma 2 lett.a) della Legge 39/90.
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03/03/2006
In G.U. il decreto flussi neocomunitari
Pubblicato il 2 marzo sulla Gazzetta Ufficiale il DPCM che quantifica in 170.000 gli ingressi del 2006 per motivi di lavoro subordinato stagionale e non stagionale, relativi ai cittadini dei nuovi Stati membri dell'Unione europea di seguito indicati: Repubblica Ceca, Repubblica di Estonia, Repubblica di Lettonia, Repubblica di Lituania, Repubblica di Polonia, Repubblica Slovacca, Repubblica di Slovenia e Repubblica di Ungheria
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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03/03/2006
Maroni incontra ministro del Lavoro tunisino.
Maroni incontra ministro del Lavoro tunisino. L'incontro ha consentito di fare il punto sulla cooperazione bilaterale tra i due Paesi nel settore sociale e ha mostrato la disponibilità di entrambe le parti a sviluppare ulteriormente le relazioni esistenti. Al termine dei colloqui, caratterizzati da uno spirito cordiale e costruttivo, i due ministri hanno sottoscritto un piano d'azione bilaterale, per il biennio 2006-2008, che prevede scambi di informazioni e buone pratiche sui temi dell'integrazione sociale delle persone con disabilità e sull'inserimento socio-professionale dei lavoratori immigrati. Il ministro Maroni e il ministro Chaouch hanno altresì convenuto di promuovere la cooperazione sul piano regionale e internazionale, in particolare nel quadro del dialogo 5+5 e del partenariato euro-mediterraneo.
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03/03/2006
Decreto flussi 2006 EXTRACOMUNITARI
Decreto flussi 2006 EXTRACOMUNITARI. Si informa che il decreto riguardante i flussi d´ingresso dei lavoratori extracomunitari per l´anno 2006 (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri 15 febbraio 2006 concernente la “programmazione dei flussi d´ingresso dei lavoratori extracomunitari nel territorio dello Stato per l´anno 2006”) sarà pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – serie generale, n. 55 del 7 marzo 2006. In calce al decreto sarà precisato che le domande potranno essere presentate agli uffici postali abilitati a partire da martedì 14 marzo 2006, alle ore 14,30. Si informa, inoltre, che, in concomitanza con la pubblicazione del decreto, sarà emanata apposita circolare illustrativa del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali che indicherà anche la distribuzione delle quote sul territorio nazionale.
Fonte: Ministero dell'Interno
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02/03/2006
Uffici postali abilitati per le domande dei flussi 2006 relativi a lavoratori extracomunitari
Le Poste hanno comunicato gli uffici postali abilitati alla ricezione delle domande relative ai flussi 2006 per l'assunzione di lavoratori extracomunitari. Gli uffici sono divisi per regione: l'elenco completo è consultabile alla pagina http://www.dplmodena.it/27-02-06ufficiposte.htm della direzione provinciale del lavoro di Modena.
Fonte: DPL Modena
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01/03/2006
Flussi d'ingresso 2006 per i lavoratori neocomunitari
Flussi d'ingresso 2006 per i lavoratori neocomunitari: domande dal prossimo 3 marzo Il Ministero del Lavoro, con un Comunicato del 28 febbraio 2006, ha reso noto che la pubblicazione definitiva sulla Gazzetta Ufficiale del DPCM 14 febbraio 2006 recante la pubblicazione dei flussi d'ingresso dei lavoratori neocomunitari per l'anno 2006 è prevista per giovedì 2 marzo 2006 (Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana - Serie generale, n. 51 del 2 marzo 2006). Di conseguenza, la spedizione delle domande partirà, da qualsiasi Ufficio postale, da venerdì 3 marzo 2006, giorno successivo alla pubblicazione del Decreto in Gazzetta Ufficiale.
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28/02/2006
Ministero del Lavoro e quote neocomunitari
Il Ministero del Lavoro chiarisce alcuni aspetti inerenti il decreto flussi relativo a lavoratori dipendenti - stagionali e non - provenienti da paesi neocomunitari.
Fonte: MINISTERO DEL LAVORO
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23/02/2006
Diritto d'asilo e cooperazione UE
Diritto d'asilo, iniziativa della Commissione UE per rafforzare la cooperazione pratica tra gli Stati membri
La comunicazione in questione costituisce una risposta alla richiesta del Consiglio europeo di una maggiore cooperazione pratica tra gli Stati membri dell'UE in materia di asilo. L'adozione della direttiva sulle procedure d'asilo, avvenuta nel dicembre scorso, ha completato la prima fase del regime europeo comune in materia di asilo. L'UE intensificherà ora la collaborazione in materia, con l’obiettivo di realizzare un sistema comune interamente armonizzato entro il 2010. Il programma dell'Aia - approvato dal Consiglio europeo come programma di lavoro dell'UE per la giustizia e gli affari interni fino al 2010 - ha fissato tre obiettivi per la cooperazione pratica in materia di asilo: * l’introduzione di una procedura unica per tutte le domande di protezione internazionale; * un approccio comune per quanto riguarda le informazioni sui paesi di origine (le informazioni utilizzate per prendere decisioni sulle domande di asilo); e * la definizione delle modalità con cui affrontare particolari pressioni sui regimi d'asilo e le capacità di accoglienza derivanti ad esempio dalla posizione geografica di alcuni Stati membri. La comunicazione precisa un programma di attività per ciascuno di questi ambiti, allo scopo di sviluppare le migliori prassi europee e di aumentare in generale la qualità del processo decisionale in materia di asilo attraverso la cooperazione e la solidarietà. Si tratterà tra l’altro di far sì che gli Stati membri prendano in considerazione tutti gli eventuali motivi di richiesta di protezione nell’ambito di una procedura unica di esame delle domande in modo da ridurre al minimo ritardi, reiterazioni delle domande e utilizzi abusivi del sistema. Si tratterà inoltre di realizzare una base dati comune di informazioni sui paesi di provenienza dei richiedenti asilo e di mettere in comune le risorse e le competenze per affrontare problemi di accoglienza e di trattamento delle domande d'asilo in caso di arrivi improvvisi di un gran numero di richiedenti alle frontiere esterne dell'UE. L'UE intende costituire una rete di cooperazione in materia di asilo tra gli Stati membri per gestire lo scambio di informazioni e lo sviluppo delle migliori prassi.
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20/02/2006
Contributi economici in Emilia Romagna per badanti e baby sitter
Regione Emilia Romagna E’ stata promulgata dall’Assemblea legislativa regionale la legge 1 agosto 2005 n. 17 in materia di lavoro ("Norme per la promozione dell'occupazione, qualità, sicurezza e regolarità del lavoro") che prevede l’erogazione di contributi in favore delle lavoratrici (e dei lavoratori) per l’acquisto di servizi di cura prestati da babysitter e assistenti familiari. Scopo dell’intervento è quello di favorire la continuità del lavoro fuori casa.
Fonte: www.legacoop.bologna.it
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20/02/2006
Chiarimenti ministeriali sul rilascio del nulla osta e sulla conversione del permesso di soggiorno
Il Ministero dell'Interno ha emanato la circolare n. 1 del 9 febbraio 2006 con la quale impartisce le istruzioni per il rilascio dei seguenti nulla osta: - per l'assunzione dei lavoratori stranieri rientranti nelle quote del decreto flussi, - per il ricongiungimento familiare, - per il lavoro ex art. 27 del d.lgs. n. 286 del 1998, - per il lavoro subordinato dei cittadini neocomunitari. La circolare illustra inoltre le procedure di rilascio dei nulla osta e per la conversione del permesso di soggiorno per studio o formazione professionale in permesso di soggiorno per lavoro subordinato o autonomo.
Fonte: MINISTERO DELL'INTERNO
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14/02/2006
Chiarimenti sulla procedura per il rilascio del nulla osta
Il Ministero dell'Interno offre alcune precisazioni sulle procedure informatizzate per il rilascio del nulla osta per l'assunzione di lavoratori stranieri rientranti nelle quote del decreto flussi 2006 con la Circolare n. 1 del 9 febbraio 2006. In particolare, il Ministero ha specificato che: - i datori di lavoro che intendono assumere lavoratori extracomunitari, a tempo determinato o indeterminato, dovranno compilare l'apposita domanda di nulla osta utilizzando i moduli a lettura ottica contenuti negli appositi kit disponibili gratuitamente presso tutti gli uffici postali dal 18 febbraio 2006; - a partire dalla data indicata nel decreto flussi per l'anno 2006, che sarà prossimamente emanato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, sarà possibile presentare l'istanza agli uffici postali abilitati all'accettazione delle domande.
Fonte: Ministero dell'Interno
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25/01/2006
FINANZIAMENTI A PROGETTI
Finanziamenti a progetti volti ad assicurare un percorso di assistenza e protezione,ivi compresa l'attivita' per ottenere lo speciale permesso di soggiorno di cui all'art. 18 del Testo Unico in materia di immigrazione, a persone straniere che intendano sottrarsi alla violenza e ai condizionamenti di soggetti dediti al traffico di persone a scopo di sfruttamento. Termine ultimo di presentazione il 21 febbraio 2006. Il testo del provvedimento e la modulistica sono reperibili on line alla pagina http://gazzette.comune.jesi.an.it/2006/18/5.htm
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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23/01/2006
Direttiva relativa allo status dei cittadini dei paesi
La direttiva 2003/109/CE, del 25 novembre 2003, relativa allo status dei cittadini dei paesi terzi soggiornanti di lungo periodo deve trovare attuazione entro il 23 gennaio 2006. Come sottolineato dal vicepresidente Frattini “la direttiva costituisce la pietra angolare del quadro giuridico di disciplina dell’immigrazione e dell’integrazione dei cittadini dei paesi terzi. Ne beneficeranno direttamente più di 10 milioni di cittadini dei paesi terzi residenti nell’UE.” In sostanza, la direttiva traduce sul piano giuridico la richiesta formulata dal Consiglio europeo di Tampere di ravvicinare lo status giuridico dei cittadini dei paesi terzi a quello dei cittadini degli Stati membri e di riconoscere alle persone soggiornanti regolarmente da lungo periodo in uno Stato membro una serie di diritti uniformi e quanto più simili a quelli di cui beneficiano i cittadini dell’Unione europea. Per acquisire lo status di soggiornante di lungo periodo, i cittadini dei paesi terzi devono provare di aver risieduto regolarmente e ininterrottamente in uno Stato membro per almeno 5 anni e di disporre di un reddito sufficiente e dell’assicurazione malattia. Gli Stati membri possono imporre ai cittadini dei paesi terzi l’osservanza di condizioni di integrazione, in conformità alla legislazione nazionale. I soggiornanti di lungo periodo beneficiano di una tutela rafforzata contro l’espulsione, godono della parità di trattamento con i cittadini dello Stato membro in una vasta gamma di settori economici e sociali e hanno anche il diritto di soggiornare in un altro Stato membro per lavoro, studio o per altri scopi alle condizioni previste dalla direttiva. L’estrapolazione dei dati disponibili indica che almeno 10 milioni di cittadini di paesi terzi soggiornanti regolarmente potrebbero beneficiare della direttiva. Fino a metà gennaio solo 5 Stati membri (Austria, Lituania, Polonia, Slovenia e Slovacchia) avevano notificato alla Commissione le misure di attuazione. La Commissione si rammarica del ritardo nell’attuazione della direttiva e deplora l’incertezza giuridica che ne deriva per i cittadini dei paesi terzi. Essa prenderà le opportune misure procedurali conformemente ai poteri di cui dispone ai sensi dell’articolo 226 del trattato CE.
Fonte: COMMISSIONE EUROPEA
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16/01/2006
Pubblicata la proposta di D.P.C.M. che quantifica le quote di ingresso per lavoro nel 2006
DECRETO FLUSSI IN ARRIVO. Pubblicata la proposta di D.P.C.M. che quantifica le quote di ingresso per lavoratori extracomunitari nel 2006 con l'illustrazione delle ragioni delle scelte, la relazione del gruppo tecnico, i testi dei molti pareri raccolti dalle organizzazioni imprenditoriali, sindacali e sociali, i testi delle 2 relazioni sul fabbisogno di lavoratori inviate regolarmente soltanto dalle regioni Lombardia ed Emilia-Romagna. Il testo integrale in allegato
Fonte: Presidenza del Consiglio dei Ministri
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15/10/2005
Migranti deportati dalle autorità spagnole e marocchine
Numerosi immigrati e richiedenti asilo provenienti dall'Africa subsahariana stanno subendo la deportazione da parte delle autorità spagnole e marocchine, dopo essere stati respinti con la forza nel tentativo di entrare a Ceuta e Melilla, due enclavi spagnole in Marocco. Médicins Sans Frontières, che ha seguito la situazione da vicino, dichiara che sono distribuiti in 23 autobus, 16 dei quali sono stati localizzati in zone desertiche del Marocco. Numerose organizzazioni hanno denunciato l’espulsione di queste persone verso aree prive di assistenza medica e di aiuti umanitari – tra essi vi sono rifugiati, donne incinte, bambini e persone che necessitano di urgenti cure mediche. Durante questi ultimi giorni, un piccolo gruppo di osservatori ha accompagnato uno dei convogli, la cui destinazione finale risulta ancora ignota e con loro si è tenuto in contatto tramite telefono cellulare. Del gruppo fa parte anche Pepe Buades SJ, delegato interprovinciale per le migrazioni delle Province spagnole. Nei suoi allarmanti resoconti, Padre Buades denuncia il duro trattamento ricevuto da queste persone, tra cui ve ne sono alcune in possesso di regolare permesso di soggiorno o di documenti dell’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR). Egli aggiunge, inoltre, di avere le prove che alcune di queste persone sono morte. “Ci stiamo dirigendo verso il sud del Marocco,” ha detto avant’ieri ,10 ottobre “uno dei convogli si sta dirigendo verso il Sahara occidentale [una regione disputata tra il Marocco e il Fronte Polisario, di accesso assai difficile], un altro verso il confine con la Mauritania. Non sappiamo se lasceranno i deportati là o nel deserto, vicino al confine”. Quello che il gruppo degli osservatori sa per certo sono “le gravi conseguenze che questa operazione avrà su donne e bambini”. L’ultima comunicazione ricevuta dal gruppo, l’11 ottobre, li dava fermi nella città di Dajla, dove due autobus erano in sosta presso un campo militare. In quell'occasione Padre Buades manifestò la sua preoccupazione che le autorità marocchine stessero cercando di disperdere gli autobus nel Sahara occidentale, in modo da rendere la situazione più difficile da monitorare, ma le ultime notizie sembrano confermare che le autorità hanno concordato di radunare nuovamente insieme tutti gli autobus. Secondo un componente del gruppo degli osservatori, le autorità marocchine hanno reagito così in conseguenza della forte pressione dell’opinione pubblica e dei mass media, senza il cui intervento sarebbe stato molto difficile fermare la deportazione verso il Sahara occidentale. Questa emergenza avviene in un momento in cui opinione pubblica spagnola è particolarmente attenta all’escalation di violenza nei confronti delle persone che cercano di passare dal Marocco alla Spagna. Le enclavi di Ceuta e Melilla sono circondate da barriere e l’annuncio da parte del governo spagnolo di volerne costruire una terza ancora più alta ha suscitato aspre critiche. La BBC ha riportato che, nel corso del mese di settembre 2005, 13 persone sono rimaste uccise e diverse dozzine ferite - dalle pallottole, in seguito a colluttazioni o a cadute dai tre metri di altezza delle barriere - nel tentativo di scavalcare le due barriere esistenti e sfuggire alle forze di sicurezza. In un comunicato stampa del 12 ottobre, il Coordinatore per l’apostolato sociale dell’Assistenza dell’Europa Meridionale, Padre Higinio Pi Perez SJ, denuncia la condotta di entrambi i governi spagnolo e marocchino, che sarebbe in violazione di accordi internazionali come la Convenzione ONU sui Rifugiati e la Convenzione contro la Tortura.
Fonte: http://www.sjweb.info/sjs/
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23/09/2005
Sportello "Nuova Europa" a Milano
L’Unione Artigiani della Provincia di Milano ha attivato uno sportello che si propone di dare assistenza e consulenza sulle procedure di avvio al lavoro in Italia dei cittadini delle dieci nazioni che sono entrate a far parte dell’Unione Europea. Inoltre l’Ufficio Fiscale della nostra organizzazione è disponibile per informazioni sulle novità relative all’import-export con i nuovi partners. Lo sportello riguarda i lavoratori dipendenti per i quali, in base al regime transitorio, è stato fissato un tetto massimo di 20 mila unità per il 2004 ma assiste anche le imprese che vogliono assumere cittadini stranieri e chi, tra loro, vuole aprire un’attività autonoma. Il servizio è attivo a Milano, in Corso Manusardi 10 ed è dotato di un numero verde 800.383.300. Con questo servizio, mantenendosi in stretto contatto con le informative che giungono dal ministero del Lavoro, la nostra organizzazione è pronta ad agevolare alle imprese artigiane e ai lavoratori il cammino di integrazione che, come già sta avvenendo per cittadini di altre nazionalità e non solo europee, si è avviato con l’apertura ai nuovi Paesi della UE.
Fonte: http://www.unioneartigiani.it
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21/07/2005
Immigrati: Torino- Chiamparino, Voto Agli Extracomunitari Passo Importante
Tre mozioni con 930 emendamenti incrociati: così il centrodestra porta avanti in Sala Rossa l'ostruzionismo contro il provvedimento del sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, che intende attribuire il diritto di voto nelle circoscrizioni agli immigrati residenti da almeno sei anni.
La maggioranza di centrosinistra si difende facendo mettere a calendario sedute straordinarie del consiglio comunale giovedì e venerdì prossimi, che si aggiungono a quella tradizionale del lunedì. Le polemiche non si placano, ma l'obiettivo della maggioranza che appoggia Chiamparino rimane quello di arrivare all'approvazione della modifica dello statuto cittadino che consentirà l'introduzione del voto agli stranieri prima della pausa estiva.
Le mozioni presentate dal centrodestra ribadiscono quanto i leader dei tre partiti hanno più volte ripetuto in questi giorni. Fi richiama Chiamparino al "rispetto della Costituzione e dei suoi principi", secondo cui il voto nelle circoscrizioni è un diritto riservato ai cittadini italiani. Rinnovamento Leghista chiede al primo cittadino di posporre la decisione all'esito di un referendum da tenere fra i torinesi residenti di cittadinanza italiana. Le richieste di An vanno invece dai corsi extra di italiano obbligatorio per gli scolari di origine straniera all'invio annuale di una bandierina italiana e di una copia della Costituzione agli immigrati virtuosi.
Fonte: http://www.stranierinitalia.it/
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14/07/2005
Agli immigrati serve la conoscenza della lingua italiana
Il 41,5% delle imprese che assumono manodopera immigrata dichiarano che il principale problema con cui si trovano ad avere a che fare è quello della conoscenza della lingua italiana.
E' questo uno dei risultati emersi da una recente indagine condotta su 150 imprese delle province di Macerata, Perugia e Prato da Ascai servizi nell'ambito del progetto "Attività di consulenza relativa alla determinazione del fabbisogno di lavoratori extracomunitari" realizzato in ATI con il Censis e Studio Staff per conto della D.G. Mercato del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.
Dopo l'italiano, segue la mancanza di esperienza lavorativa pregressa, segnalata dal 27,6% delle imprese e la professionalità non adeguata (27,6%). Se questi ultimi due problemi sono comuni anche agli italiani; la conoscenza della nostra lingua costituisce, invece, un elemento essenziale, non solo per la riuscita sul mercato del lavoro ma anche come veicolo per raggiungere la piena integrazione nei diversi settori della vita sociale.
Due sono gli strumenti che si stanno muovendo nei diversi territori per far fronte alla mancanza di conoscenza della lingua: da un lato quello della formazione e della presenza all'interno dei servizi pubblici di mediatori culturali in grado di comunicare con lo straniero nella sua lingua madre e di introdurlo alla vita del nostro paese; dall'altro quello dei corsi di lingua italiana promossi da soggetti diversi: le scuole, i centri di formazione professionale, le aziende, i servizi del privato sociale.
Sulla base dei dati del MIUR nei soli Centri territoriali permanenti per l'educazione degli adulti nell'anno scolastico 2002-2003 vi sono stati 59.996 stranieri che hanno frequentato corsi di alfabetizzazione alla lingua italiana.
Fonte: http://www.stranierinitalia.it/
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10/12/2004
Regole tecniche e di sicurezza relative al permesso ed alla carta di soggiorno.
E' stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 6 ottobre scorso il Decreto del Ministero dell'interno 3 agosto 2004, recante "Regole tecniche e di sicurezza relative al permesso ed alla carta di soggiorno". Il provvedimento fornisce le prime indicazioni riguardo al nuovo formato del permesso e della carta di soggiorno che si è reso necessario per adeguarsi al regolamento CE n. 1030/2002 del 13 giugno 2002, istitutivo di un modello uniforme per i permessi di soggiorno rilasciati ai cittadini di Paesi terzi. Il nuovo permesso di soggiorno conterrà i dati identificativi dello straniero e di eventuali figli minorenni e una "chiave biometria" contenente la trasformazione in sequenza numerica dell'immagine dell'impronta digitale o altro dato biometrico. Insieme al permesso o alla carta di soggiorno sarà consegnato anche un codice PIN, cioè il numero identificativo personale necessario all'utilizzo telematico del documento di soggiorno. Del documento esisterà anche una copia elettronica, ossia in formato digitale. Il testo del decreto in BANCA DATI
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10/12/2004
DECRETO FLUSSI PER LAVORATORI STAGIONALI
Alemanno: sì all'ingresso per 16 mila stagionali La Presidenza del Consiglio ha dato il via libera all'ingresso di 16.000 lavoratori stagionali per l'agricoltura provenienti dai 10 Paesi divenuti, il primo maggio scorso, membri dell'Ue (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria,Slovacchia, Slovenia, Estonia, Lettonia, Lituania, Malta, Cipro). Lo ha annunciato, in una nota, il ministro delle Politiche agricole e forestali, Gianni Alemanno. "Con questo decreto - ha detto Alemanno - il governo dà una risposta adeguata alle più pressanti emergenze delle lavorazioni agricole fino alla fine dell'anno
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18/11/2004
Immigrazione e politiche socio-sanitarie. La salute degli altri
Cinzia Corti e Giovanni Battista Sgritta hanno curato per i tipi di Franco Angeli un volume dal titolo " Immigrazione e politiche socio-sanitarie. La salute degli altri". Il testo affronta la questione dell'integrazione degli immigrati in relazione al tema della salute. "La malattia dello straniero, - affermano i curatori - anche quando è facilmente curabile, può trasformarsi in un fattore di esclusione sociale, la differenza tradursi in disuguaglianza. I temi della salute assumono perciò un grande rilievo nel monitoraggio e nello studio dell'integrazione degli immigrati. Lo straniero porta inevitabilmente con sé un diverso modo di affrontare le problematiche di salute e pone per questo le società di accoglienza di fronte alla necessità di rispondere a bisogni culturali e materiali diversificati".
Cinzia Corti, Giovanni Battista Sgritta, Immigrazione e politiche socio-sanitarie. La salute degli altri, Ed. Franco Angeli, 2004, pp. 208, € 16,00.
Fonte: www.unioncoop.re.it
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17/11/2004
Flussi di ingresso dei lavoratori cittadini dei nuovi Stati membri della UE per il 2004
E' stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 16.11.2004 il DPCM 8.11.2004 che ha previsto per il 2004 l'ingresso per motivi di lavoro subordinato (in particolare lavoro stagionale per il settore agricoltura) di 16.000 lavoratori cittadini dei nuovi Stati membri dell'Unione europea (Repubblica Ceca, Repubblica di Estonia, Repubblica di Lettonia, Repubblica di Lituania, Repubblica di Polonia, Repubblica Slovacca, Repubblica di Slovenia e Repubblica di Ungheria).
Il decreto in BANCA DATI
Fonte: GAZZETTA UFFICIALE
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11/11/2004
Le professioni degli immigrati nel 2004
Servono prevalentemente nelle professioni operative ma anche in quelle specialistiche e tecniche; sono più richiesti nei servizi e nelle vendite prima ancora che nella produzione industriale. Sono i quasi 200mila lavoratori immigrati che le aziende italiane cercano per soddisfare il proprio fabbisogno di occupazione nel 2004, il 28,9% del totale delle oltre 670mila assunzioni previste dalle imprese del settore privato con almeno un dipendente. Il comunicato stampa con i dati è disponibile in allegato
Fonte: UNIONCAMERE
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11/11/2004
Immigrazione : commissione UE presenta manuale integrazione
La Commissione europea ha presentato oggi il primo "manuale europeo per l'integrazione dei migranti" ai ministri responsabili dell'immigrazione negli Stati membri riuniti nella conferenza interministeriale sulle politiche di integrazione presso la presidenza olandese a Groningen. Il manuale e' stato prodotto da esperti indipendenti in stretta collaborazione con la rete dei punti di contatto nazionali sull'immigrazione creati dalla Commissione Europea. Il Consiglio dei ministri della Giustizia e degli Interni d'Europa dell'ottobre 2002, chiese infatti alla Commissione di stabilire una rete di centri di contatto sull'integrazione. Il Consiglio europeo tenutosi a Tessalonica nel giugno 2003 sottolineo' che l'integrazione dgli immigrati legali e residenti doveva essere sviluppata, tenendo conto del fatto che si tratta di un processo complesso, anche a livello della UE. Successivamente sono stati organizzati tre seminari a Copenhagen, Lisbona e Londra nella primavera 2004 sui temi oggi trattati dal manuale. Esso illustra le migliori pratiche e le esperienze dei 25 Stati membri dell'Unione Europea nelle seguenti aree: corsi base per immigrati nuovi arrivati e rifugiati riconosciuti, partecipazione civica e statistiche. Inoltre vi sono contenute raccomandazioni e principi generali illustrati con esempi concreti e progetti gia' sperimentati da operatori istituzionali e non. Scopo dell'iniziativa e' promuovere l'integrazione a livello europeo facilitando lo scambio di esperienze ed informazioni. Il manuale - il primo nel suo genere - e' destinato ai governanti interessati, ma anche agli operatori a livello locale, regionale, nazionale ed europeo. Alcuni capitoli del libretto saranno pubblicati nel 2006. L’Organizzazione Internazionale per il Lavoro, con il sostegno dell’Unione Europea, ha lanciato ad ottobre 2004 un nuovo programma per affrontare la discriminazione professionale che in alcuni paesi affligge fino ad un terzo degli immigrati. Il nuovo progetto - "Promuovere l’equita' nella diversita': Integrazione in Europa” - cerchera' inoltre dei modi per aiutare questi lavoratori, che in Europa sono circa 27,5 milioni, ad integrarsi nelle societa' in cui lavorano. Le proiezioni dell’OIL suggeriscono che, se non si prenderanno misure correttive per cambiare le percentuali calanti di partecipazione della forza lavoro in Europa, attualmente caratterizzate da trend demografici negativi, la carenza di lavoro risultante potrebbe sfociare in una riduzione del PIL pro capite al 78% del livello atteso per il 2050
Fonte: http://www.osservatoriosullalegalita.org
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03/11/2004
Sul disegno di legge n. 3107/S di conversione del decreto-legge n. 241/2004
Alcuni commenti di Magistratura Democratica sul disegno di legge 3107/S di conversione del decreto legge n. 241/2004.
Fonte: www.magistraturademocratica.it
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03/11/2004
La condizione giuridica dello straniero: evoluzione del concetto di cittadinanza alla luce delle norme internazionali
"La condizione giuridica dello straniero: evoluzione del concetto di cittadinanza alla luce delle norme internazionali" è il tema curato da Dimitris Liakopoulos nell'articolo allegato, pubblicato sulla rivista on line www.diritto.it
Fonte: www.diritto.it
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03/11/2004
Immigrati artigiani in provincia di Parma: presentata un'indagine della Commissione provinciale per l'artigianato che fa il punto su una realtà in crescita
Aumentano gli artigiani immigrati, ma si tratta di un artigianato povero. Secondo l'indagine dell'Osservatorio provinciale per l'artigianato di Parma sono 1100 i lavoratori autonomi nel parmense...
Fonte: www.pr.camcom.it
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01/11/2004
RINNOVARE IL PDS VIA SMS
RINNOVARE IL PDS VIA SMS. Da lunedì 25 ottobre è operativo presso la Questura di Torino e il Commissariato di Ivrea il nuovo sistema di prenotazione dell'appuntamento per il rinnovo del permesso di soggiorno con un SMS. Il servizio nasce da un accordo tra Provincia di Torino, Questura e Vodafone, ha la durata di un anno, è a carattere sperimentale e costituisce un progetto pilota in Italia. La procedura prevista per la prenotazione degli appuntamenti è la seguente: RINNOVO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO 1) lo straniero interessato a prenotare il rinnovo del proprio permesso di soggiorno compone, nel periodo compreso tra i 90 giorni prima ed i 60 giorni dopo la data di scadenza del permesso, un SMS indicando nel testo il numero del suo permesso; 2) il messaggio deve essere inviato, a cura dell'interessato e al costo di un normale messaggio, al n.ro 3404312527 per la Questura di Torino, o al n.ro 3404312531 per il Commissariato di Ivrea; 3) il sistema verifica la correttezza del numero di permesso, quindi assegna una data e un numero di prenotazione per il rinnovo agli sportelli comunicandolo sempre via SMS con un messaggio del genere: "Polizia di stato: Sig. H.A. la data a lei riservata per il rinnovo del suo soggiorno è per il giorno XX.XX.XXXX, alle ore XX. Numero prenotazione: XXXXX." Se la persona dimentica la data di prenotazione, può comporre un secondo SMS scrivendo nuovamente nel testo il suo numero di permesso. Il sistema invia subito la conferma: "Le ricordiamo che la data a lei riservata è per il giorno XX.XX.XXXX, alle ore XX. Numero prenotazione XXXXX". AGGIORNAMENTO DEL PERMESSO DI SOGGIORNO Il servizio di prenotazione via SMS consente di prenotare il rinnovo anche prima dei 90 giorni precedenti la scadenza, quando si tratta di pratiche di aggiornamento (per esempio per l'iscrizione di figli minori) o di ricongiungimento familiare. In questo caso la richiesta è considerata un aggiornamento e il sistema assegna il primo posto libero, inviando il seguente SMS: "Sig. H.A. la data a lei riservata per l'aggiornamento del suo permesso è per il giorno XX.XX.XXXX alle ore XX. Numero di prenotazione XXXXX". Se il numero di permesso di soggiorno non è riconosciuto dal sistema (per motivi di residenza o per errori nella digitazione), lo straniero riceve un SMS di questo tipo: "Il numero di permesso di soggiorno TOXXX non è stato riconosciuto, pertanto la prenotazione via SMS non è stata effettuata". Lo stesso numero di cellulare può essere utilizzato per prenotare più rinnovi, a condizione che il numero di permesso di soggiorno inviato sia differente, come nel caso di nuclei familiari che utilizzano lo stesso numero di cellulare. CASI IN CUI LA PRENOTAZIONE NON PUO' ESSERE FATTA VIA SMS (per tutti questi casi resta invariata la modalità di presentazione delle domande agli sportelli senza bisogno di prenotazione) - RICHIESTE INOLTRATE CON PERMESSO SCADUTO DA PIU' DI 60 GIORNI Se al momento della richiesta di prenotazione sono trascorsi 60 o più giorni dalla data di scadenza, il sistema genera un messaggio di questo tipo: "Polizia di stato: Sig. H.A. non è possibile effettuare la sua prenotazione. Presentarsi agli sportelli". Si ricorda in proposito che il decorso di 60 giorni oltre la scadenza del permesso non comporta la decadenza dalla possibilità di presentare la domanda di rinnovo. Lo straniero il cui permesso sia scaduto da oltre 60 giorni può dunque presentarsi direttamente in Questura per chiedere il rinnovo, dando una giustificazione scritta dei motivi del ritardo. IL SISTEMA DI PRENOTAZIONE VIA SMS NON È VALIDO INOLTRE NEI SEGUENTI CASI: a) per il rilascio del primo permesso di soggiorno b) per le pratiche dei cittadini comunitari c) per il rilascio di nulla osta all'assunzione dall'estero d) per i titolari di soggiorno rilasciato da un'altra Questura, che intendano rinnovare il documento a Torino. Oltre al sistema di prenotazione con SMS resteranno comunque attivi anche gli strumenti di prenotazione attualmente utilizzati: sportello, linea telefonica dedicata. I tagliandi di prenotazione distribuiti non perderanno efficacia, quindi chi ne è in possesso non dovrà inviare l'SMS. Per ulteriori informazioni è possibile consultare il "manuale delle istruzioni" sul sito internet della Questura di Torino accessibile dal sito www.poliziadistato.it
Fonte: www.piemonteimmigrazione.it
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01/11/2004
Implementazione ed aggiornamento anagrafe stranieri
A seguito dell'istituzione con legge n. 26 del 28 febbraio 2001 dell'Indice Nazionale delle Anagrafi (INA) per l'aggiornamento delle informazioni anagrafiche da parte dei Comuni, il Ministero dell'Interno ha emanato la Circolare n. 31 del 2 luglio 2004 avente ad oggetto "INA-SAIA: Implementazione ed aggiornamento anagrafe stranieri", con cui fornisce ai Comuni le istruzioni sull'aggiornamento anagrafico, con particolare riferimento alle procedure inerenti i cittadini stranieri. IL TESTO DELLA CIRCOLARE IN BANCA DATI
Fonte: www.anolf.it
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01/11/2004
Immigrazione e accesso ai servizi sanitari nazionali: il rapporto del CNEL
Una proposta organizzativa formulata dell'Onc nei confronti di enti locali e Asl per favorire l'accesso dei cittadini stranieri alle prestazioni del servizio sanitario nazionale, basata su una ricognizione delle più significative esperienze di tutela pubbliche, del volontariato e del privato sociale.
Fonte: CNEL
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01/11/2004
Le colf: culture familiari a confronto
Il CNEL ha pubblicato la ricerca "Le colf: culture familiari a confronto" che affronta il modo in cui la famiglia italiana è osservata dalle donne immigrate.
Fonte: CNEL
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01/11/2004
Politiche abitative sociali per immigrati: il rapporto 2001 del CNEL
Una ricognizione, realizzata dall'Onc, delle problematiche legate al disagio abitativo degli immigrati in Italia: dalle strutture abitative al reperimento delle risorse, dalle disposizioni al coinvolgimento di operatori e datori di lavoro, attraverso una panoramica di esperienze locali significative
Fonte: CNEL
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01/11/2004
Regolazione dei flussi migratori: tra programmazione e precarietà degli interventi
Il CNEL ha pubblicato gli atti del seminario di studio del 3 dicembre 2003: tre ampie e documentate relazioni di base (La regolazione dei flussi migratori internazionali, Le politiche di gestione dei flussi di immigrazione lavorativa in Europa, Quote e gestione degli ingressi per motivi economici), e gli interventi dei rappresentanti del Governo, delle forze sociali, politiche e delle autonomie locali.
Fonte: CNEL
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01/11/2004
Proposte del CNEL per la modifica del decreto attuativo del TU necessarie dopo l'entrata in vigore delle legge Bossi-Fini
Il Comitato di Presidenza dell'Organismo Nazionale di Coordinamento delle politiche di integrazione sociale ha individuato come punti qualificanti della regolamentazione di attuazione della Legge 189/2002, a correzione ed integrazione di quella vigente del Testo Unico sull'immigrazione, tre ordini di problemi: le modalità di costituzione dello "sportello unico" presso le Prefetture e l'integrazione informatica degli archivi; il funzionamento e le politiche attive mirate ai servizi per l'impiego; alcune precisazioni normative in grado di agevolare il percorso per acquisire e mantenere la presenza legale. Le norme regolamentari proposte contribuiscono a rendere trasparenti e certe le procedure, i requisiti e la documentazione richiesti, riducendo gli oneri burocratici a carico del cittadino immigrato e i margini di arbitrarietà a suo danno nei comportamenti amministrativi. Il documento è stato approvato dalla Assemblea del CNEL nella seduta del 27 febbraio 2003.
Fonte: CNEL
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29/10/2004
Nasce lo sportello d'informazione sul lavoro per donne immigrate
Dal novembre 2004 al febbraio 2005 un servizio di assistenza per chi cerca lavoro di Enrico De Grazia Apre a Bologna in via sperimentale il primo sportello di informazione e orientamento al lavoro per donne immigrate. Lo sportello sarà aperto dal novembre 2004 al febbraio 2005, con l'auspicio che la fase di sperimentazione dia i risultati sperati e consenta la sua apertura definitiva. Questa iniziativa rientra nell'ambito del progetto SOFI (Servizi di Orientamento, Formazione ed Integrazione sociale rivolti a donne immigrate), ed è finanziato dal Centro Servizi per il Volontariato della Provincia di Bologna (VolaBo). Capofila del progetto è "Agorà dei Mondi", associazione di donne immigrate italiane, in collaborazione con Anolf Bologna, Scuola di Accoglienza, Asoociazione GenderAzione e l'ufficio del coordinamento femminile Cisl Emilia Romagna.
Questa collaborazione nasce dalla necessità e dall'importanza di aiutare la donna immigrata nella sua prima fase d'inserimento sociale, contribuendo cosi alla sua integrazione. Aiuto divenuto sempre più necessario oggi: il numero di donne immigrate in Emilia Romagna è aumentato e aumenterà con il passare degli anni. I servizi offerti nella fase sperimentale saranno soprattutto di carattere informativo e assistenziale: informazioni di primo orientamento sull'accesso al lavoro; assistenza nelle fasi di ricerca d'impiego; consulenza sulla stesura del curriculum professionale e sul colloquio; informazioni ed orientamento all'imprenditorialità; informazioni sugli aspetti normativi inerenti al lavoro; informazioni sui servizi territoriali (assistenza legale, sanità, scuola, associazionismo...).
Lo sportello sarà aperto ogni venerdì dalle ore 15 alle ore 18, in via Milazzo 16 presso l’ufficio del Coordinamento femminile Cisl Emilia Romagna. Negli orari dell’apertura è possibile chiamare al telefono 051/25.68.12; durante gli altri giorni della settimana al telefono 051/35.39.80.
Per ulteriori informazioni Agorà dei Mondi via A. da Faenza 14/A, 40129 Bologna tel. 051/35.39.80, fax 051/36.78.29 agoradeimondi@larok.org www.larok.org
Fonte: http://www.bandieragialla.it/
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29/10/2004
CENNI INFORMATIVI IN ORDINE ALLA PROSSIMA ENTRATA IN VIGORE DEI REGOLAMENTI DI ATTUAZIONE ALLA LEGGE 30.7.2002 N.189
Il Ministero dell'Interno offre alcune informazioni circa le disposizioni attuative della c.d. legge Bossi – Fini sintetizzando le principali novita’ introdotte dal DPR 100/2004, (sul coordinamento del gruppo tecnico presso il Ministero dell’Interno con la struttura della Presidenza del Consiglio dei ministri in materia di Immigrazione), dal DPR 242/2004, sulla interconnessione delle comunicazioni tra pubbliche amministrazioni, dal Regolamento sul riconoscimento dello Status di Rifugiato, approvato dal Consiglio dei Ministri e di prossima emanazione, e dal Regolamento attuativo di cui all’art. 34 comma 1° della legge nr. 189/2002 (Sportello unico per l’immigrazione, visti per il ricongiungimento familiare ed altro) che prossimamente sarà sottoposto alla registrazione della Corte dei Conti.
In allegato la scheda riassuntiva
Fonte: SITO DEL MINISTERO DELL'INTERNO
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28/10/2004
Dossier statistico Immigrazione 2004 XIV Rapporto CARITAS - MIGRANTES
Presentato a Roma e in altre 12 città italiane il 27 ottobre 2004 il XIV dossier immigrazione curato da CARITAS e MIGRANTES. Centinaia di tabelle, 60 capitoli, 512 pagine descrivono la situazione attuale dell’immigrazione nel nostro paese. Gli argomenti: il contesto europeo e internazionale, gli stranieri soggiornanti in Italia, l’inserimento socio-culturale, il mondo del lavoro, i contesti regionali. Inoltre un inserto speciale dedicato ai rifugiati.
In allegato una sintesi del Dossier.
Per ordinazioni e presentazioni: Idos - Centro Studi e Ricerche Immigrazione Dossier Statistico Viale Baldelli 41, 00146 Roma Tel.06/54192300 Fax 06/54192252 E-mail:idos@dossierimmigrazione.it
Fonte: www.caritasitaliana.it
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28/10/2004
L’accertamento della conoscenza della lingua onere del Giudice dell'Avv. Mario Pavone.
La Corte Costituzionale, investita della legittimità costituzionale degli artt. 13, comma 7 e 14, comma 5-bis del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286, con una recente sentenza in tema di traduzione degli atti, ha stabilito che la valutazione in concreto dell'effettiva conoscibilità dell'atto spetta ai giudici di merito, i quali devono verificare se il provvedimento abbia raggiunto o meno il suo scopo, traendone le dovute conseguenze in ordine alla sussistenza dell'illecito penale contestato allo straniero...
Fonte: www.diritto.net
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28/10/2004
Non v'è pace per il giudice penale di pace. Vecchie questioni e nuovi dilemmi sul tappeto. Dott. Luigi Levita
La recente attribuzione al giudice di pace penale della convalida dei provvedimenti di espulsione degli stranieri illegittimamente entrati nel territorio italiano [1] consente di fare il punto, in estrema sintesi, delle numerose questioni teoriche ed operative ancora sul banco della sperimentazione quotidiana, alle quali il suddetto ampliamento dei compiti giurisdizionali, che verosimilmente andrà ad intensificare non poco il lavoro di alcuni uffici, finisce per intrecciarsi con problematiche vecchie e nuove del rito innanzi al giudice onorario, ancora lontane da una soluzione condivisa in dottrina e giurisprudenza.
Fonte: www.filodiritto.com
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28/10/2004
Dubbi sulla competenza del Giudice di Pace a giudicare dei reati p. e p. dai commi 5 ter e 5 quater dell’art.14 del D.Leg.vo 25/7/1998/ n.286 (legge Bossi-Fini), come modificato dal DL 14.9.2004 n.241
L'articolo, scritto dal Dott. Renato Amoroso, Giudice di Pace in Monza, affronta lo spinoso tema della competenza del giudice di pace in relazione ai reati di permanenza nel territorio dello Stato in violazione dell'ordine del Questore (art.14 comma 5ter del T.U.) e di reingresso a seguito di provvedimento di espulsione in violazione delle norme del Testo Unico (art.14 comma 5quater del T.U.)
Fonte: www.diritto.it
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28/10/2004
L’efficacia giuridica della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
L'articolo, curato da di Alfonso Celotto (Professore straordinario di Diritto costituzionale nella Facoltà di Giurisprudenza dell’Università Roma Tre)e Giovanna Pistorio (Dottoranda di ricerca in Diritto interno e comunitario presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Palermo), e' di prossima pubblicazione in Giurisprudenza italiana.
Fonte: http://www.associazionedeicostituzionalisti.it
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26/10/2004
SITUAZIONE PERMESSI DI SOGGIORNO
A seguito dell’interrogazione parlamentare proposta dall’onorevole Leone sulla situazione dei rinnovi di permessi di soggiorno in scadenza, il Ministro degli Interni ha offerto le seguenti note informative: - Stranieri presenti in Italia con permesso di soggiorno: 2.193.999 - Permessi di soggiorno in scadenza nel 2004 di cui in scadenza ultimo trimestre 2004:1.316.179 - Dal 1 gennaio al 30 settembre 2004 sono stati concessi permessi di soggiorno (nuovi rilasci, rinnovi, carte di soggiorno e aggiornamenti): 1.147.194 - Pratiche arretrate presso le Questure: 260.000 - Tempo medio di attesa per i rinnovi a livello nazionale: (Prato 15 gg. – Roma 11 mesi) in media 113 gg. - Dal 26 luglio assegnati 400 interinali alle 30 Questure più oberate (1.510.523 stranieri, pari al 70% del totale nazionale) - Al 30 settembre le giacenze sono state ridotte del 20% - I tempi di attesa sono stati ridotti del 25% - La situazione di Roma e Milano (537.734 stranieri) richiede tempi più lunghi per ottenere miglioramenti significativi.
Fonte: MINISTERO DELL'INTERNO
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26/10/2004
Documento programmatico sull'immigrazione (2004-2006) approvato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri
La Presidenza del Consiglio dei Ministri ha approvato il 23 settembre scorso il documento programmatico relativo alla politica di immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato per gli anni 2004 - 2006, nella formulazione qui allegata. Il documento e' all'esame del Coordinamento Interregionale Immigrazione il quale, in base ad una prima lettura, evidenzia i seguenti aspetti: 1. il Documento riveste notevole importanza sotto il profilo delle politiche migratorie e riguarda tre anni di azione pubblica, di cui solo due effettivi, su un tema complesso e in continua evoluzione. Esso risulta di non facile interpretazione in quanto non strutturato organicamente, mentre nell’insieme si ravvisano degli scompensi fra le diverse sezioni, sia dal punto di vista contenutistico che da quello dei dati e delle stime riportati; 2. il ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali risulta sottovalutato relativamente alle loro funzioni, alle esperienze e alle sperimentazioni realizzate nel triennio precedente. Parimenti risulta sottovalutato il concorso delle Regioni alla programmazione dei flussi ed alla gestione delle relative quote; 3. dal Documento non risultano chiaramente evincibili le azioni e gli interventi che lo Stato italiano si propone di svolgere in materia di immigrazione per il triennio 2004-2006, coerentemente con quanto previsto dal comma 2 dell’art. 3 del D. Lgs. 286/1998.
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26/10/2004
PARERE DEL CSM SULLA LEGGE DI CONVERSIONE DEL DL 241/2004
Il Ministro della Giustizia ha chiesto al Consiglio Superiore della Magistratura la formulazione di un parere sul disegno di legge di conversione del decreto-legge n.241. Si allega alla presente nota il testo integrale del commento del CSM, evidenziando come una delle questioni piu’ delicate del provvedimento esaminato sia l’attribuzione al giudice di pace della competenza in materia di provvedimenti di espulsione ed accompagnamento alla frontiera. Tale competenza e’ stata attribuita a seguito dell’intervento della Corte Costituzionale (sentenza 8-15 luglio 2004, n. 222) che ha ribadito come l’accompagnamento alla frontiera “presenta quel carattere di immediata coercizione che qualifica, per costante giurisprudenza costituzionale, le restrizioni della libertà personale e che vale a differenziarle dalle misure incidenti solo sulla libertà di circolazione” e che non [può] (pertanto) “essere assunto dall'autorità di polizia come pienamente legittimo e ancora eseguibile quando il giudice ne abbia accertato l'illegittimità ponendo proprio tale accertamento a fondamento del diniego di convalida”. In merito il Consiglio ritiene pero’ “che la natura stessa dei diritti di libertà oggetto dei provvedimenti giudiziari richieda un intervento di garanzia adeguato sul piano ordinamentale, processuale e organizzativo, che assicuri loro una tutela insieme giusta ed efficace, risultato questo che può essere meglio soddisfatto mediante il ricorso alla magistratura professionale, opportunamente sostenuta nello sforzo attuativo richiestole”.
Fonte: Consiglio Superiore della Magistratura
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24/10/2004
Pisanu, la legge bossi-fini e' da rivedere
''La legge Bossi-Fini ad un anno dalla sua approvazione ha manifestato punti di forza e debolezze che vanno riviste''. Lo ha dichiarato il ministro dell'Intero, Giuseppe Pisanu, nell'informativa al Senato sull'immigrazione. ''Dunque, proprio su proposta del ministro Bossi - ha detto il responsabile del Viminale - il governo si appresta a fare un bilancio complessivo ad un anno dall'entrata in vigore del provvedimento''. Riferendosi poi a quanto sostenuto dal presidente del Copaco, Enzo Bianco, che aveva parlato di circa un milione e mezzo di immigrati pronti a partire dal Nord Africa, il ministro ha spiegato che ''In Libia, su 5 milioni di abitanti, ci sono 2 milioni di immigrati, stabilizzati e che non sono sul piede di partenza''
Fonte: ANSA
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24/10/2004
Msf: ''Finalmente l'impegno del Governo a garantire la permanenza degli irregolari con problemi di salute''
Medici Senza Frontiere ha espresso soddisfazione per l'impegno assunto dal Governo italiano a garantire la permanenza sul territorio italiano degli stranieri privi di permesso di soggiorno con problemi di salute. "Il Governo italiano finalmente si impegna a tutelare il diritto alla salute delle persone che arrivano nel nostro paese in cerca di una vita migliore. A nome di tutti i cittadini italiani che sostengono le nostre attività mi congratulo con il sottosegretario Mantovano e mi impegno a monitorare l'effettiva applicazione di questo principio di umanità - ha detto Enrico Davòli, direttore esecutivo di Medici Senza Frontiere-Italia - La legge Bossi-Fini non ha modificato quanto già previsto dalla Turco-Napolitano in materia di tutela della salute degli irregolari spiega Roberto Losciale, responsabile del Dipartimento legale di MSF-Italia e cioè che anche agli irregolari devono essere assicurate le cure urgenti ed essenziali, anche se continuative. Ma questo diritto fino a oggi è stato sostanzialmente negato per una scorretta interpretazione della legge. MSF ha infatti constato moltissimi casi di espulsione di stranieri affetti da gravi patologie. Finalmente l'On. Manotovano assicura non solo la corretta applicazione della legge e quindi il divieto di allontanare gli irregolari bisognosi di cure - ma anche l'introduzione di un ulteriore strumento di tutela: la concessione di permessi di soggiorno straordinari per gli stranieri che scoprono di essere gravemente malati una volta arrivati in Italia". L’organizzazione si è detta però preoccupata per il destino dei richiedenti asilo che approdano sull'isola di Lampedusa. “Nelle ultime settimane episodi drammatici come questo sono diventati una tragica costante. – sottolinea Msf - Il 3 ottobre, almeno 100 persone, incluse 17 donne e 17 bambini, sono partiti da Tripoli, capital e della Libia. Quattro ore dopo la partenza il motore del natante si è rotto, i passeggeri della barca avevano provviste di acqua e cibo per sole 36 ore. Al quarto giorno è avvenuto il primo decesso. Dieci giorni dopo, al loro arrivo a Lampedusa, tutti i bambini erano morti e solo due delle 17 donne erano ancora vive, una di queste versa ancora in stato di coma”. "Il governo italiano, semplicemente, non è preparato a prevenire questo tipo di tragedie a Lampedusa" spiega Loris De Filippi, Capo Missione di MSF-Missione Italia. "Nonostante l'Italia non sia sotto assedio, da metà giugno del 2003 circa 5000 rifugiati sono arrivati sull'isola. Ad ottobre, circa 600 rifugiati sono arrivati e quasi ogni girono c'è una barca in arrivo. A causa delle manchevolezze delle autorità italiane nell'assumersi le proprie responsabilità, l'accoglienza rimane disorganizzata, il livello di assistenza è minimo e i rifugiati che sopravvivono non sono nemmeno informati dei loro diritti più elementari" Secondo Msf la posizione italiana rifletta l'attuale trend presente in tutta l'Unione Europea, “ focalizzandosi principalmente sulla deterrenza invece che investire in un sistema di seconda accoglienza ed un'assistenza di più alto livello”
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24/10/2004
PROSTITUZIONE - Si insedia ufficialmente il Tavolo sulla prostituzione istituito dalla Provincia di Ancona
Enti locali, Aziende Usl, associazioni, ma anche prefetture, questure, commissariati di polizia e comandi dei carabinieri. Sono i membri che partecipano al Tavolo provinciale sulla prostituzione, istituito dalla Provincia di Ancona per combattere in sinergia lo sfruttamento della prostituzione e la tratta. Il Tavolo, dopo i primi mesi di attività, si è ora insediato ufficialmente e ha messo a punto i propri obiettivi. I suoi compiti? Programmare gli interventi nella provincia, funzionare come raccordo tra le istituzioni (UE, Ministeri, Regione, prefetture, questure, Enti locali), tra i diversi attori che lavorano nel campo della prostituzione (Enti pubblici e privato sociale), tra aree (servizi sociali, sanità, formazione professionale). Non solo: il Tavolo si occuperà di definire le strategie di reperimento delle risorse finanziarie per avviare i diversi progetti, di attivare azioni di accompagnamento, di informazione e formazione, di stimolare il lavoro di rete con l’organizzazione di momenti di ascolto e di scambio tra i soggetti che lavorano a vario titolo nei progetti, di monitorare e valutare le varie azioni. Le zone su cui si concentra il lavoro del Tavolo sono i Comuni di Falconara, Montemarciano, Senigallia, tutti territori fortemente interessati al fenomeno della prostituzione di strada: aree periferiche industriali e commerciali che di notte diventano deserte, attraversate da una strada statale a grande scorrimento (la SS 16) e con numerose aree di servizio; zone molto vicine alle linee ferroviarie Ancona-Bologna e Falconara-Roma, nelle vicinanze dello scalo aeroportuale di Ancona-Falconara e a 10 Km dal porto di Ancona, punto di arrivo e partenza dei traghetti per Albania, Croazia e Grecia, Montenegro, Turchia. I dati arrivano dall’associazione Free Woman, membro del Tavolo, che porta avanti dal 1995, in collaborazione con gli enti locali e le istituzioni, progetti per contrastare il fenomeno dello sfruttamento e della tratta. Le ragazze che ogni notte popolano queste strade, nella zona Nord di Ancona, provengono principalmente da Nigeria, Albania, Moldavia, Ucraina, Romania, Brasile, Russia.
Fonte: Redattore Sociale
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22/10/2004
Unione Europea : storico accordo con la Siria
La Commissione UE ha deciso di firmare un accordo di associazione economica e politica con la Siria. L'intesa - giunta dopo 7 anni di negoziati ed annunciata dal ministro degli Esteri di Damasco al-Shara e dal commissario Chris Patten - "contribuira' a modernizzare l'industria e l'agricoltura della Siria". Una volta ratificata dara' al Paese mediorientale lo stesso status degli altri Paesi dell'area gia' membri della partnership euromediterranea voluta dalla Commissione Europea: Israele, Egitto, Giordania, Tunisia, Algeria, Libano, Marocco e Autorita' nazionale palestinese. Si prevede la totale eliminazione delle barriere doganali etro i prossimi 12 anni. L'Europa unita e' gia' il maggior partner della Siria per quanto riguarda le importazioni (55%), ed esporta nell'Unione 30% dei suoi prodotti. L'accordo prevede anche collaborazioni nel campo della lotta al terrorismo, dell'immigrazione, del traffico di droga e dei diritti umani. Il principale ostacolo alla conclusione dell'accordo fino ad oggi, e' stato il negoziato riguardante il controllo delle armi di distruzione di massa: Damasco si era sempre dimostrata restia a firmare un accordo di non proliferazione, richiesto dalla UE ai partner dal 2003. Se a Bruxelles e' stata epressa ampia soddisfazione per l'accordo, da alcuni definito "storico", critiche giungono invece da Israele. Il ministro degli esteri di Tel Aviv, Silvan Shalom, ha sottolineato che rapporti degli Stati Uniti attribuiscono a Damasco un ruolo di sponsor del terrorismo. Intanto l'ONU ha di nuovo chiesto alla Siria di ritirare le sue truppe dal Libano, ottenendo un secco "no". Damasco risponde che la risoluzione varata tre settimane fa su pressione degli Stati Uniti e' un "intervento illegale nei rapporti bilaterali Siria-Libano". Speciale Europa di Red
Fonte: www.osservatoriosullalegalita.org
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21/10/2004
DECRETO-LEGGE 241: APPROVAZIONE CON MODIFICHE DA PARTE DEL SENATO
Il disegno di legge di conversione del DL 241/2004 è stato approvato dal Senato. Sergio Briguglio ha curato la redazione del testo sinottico che riporta i contenuti delle disposizioni del T.U. modificate dal DL 241/04 e le modifiche, a sua volta introdotte, dal disegno di legge di conversione del DL 241/04.
Fonte: http://www.stranieriinitalia.com/briguglio
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20/10/2004
DL 241: discussione al senato
Ieri è stato discusso in Senato il ddl 3107 - Conversione in legge del decreto-legge 14 settembre 2004, n. 241, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione. Il resoconto stenografico della seduta alla pagina http://www.stranieriinitalia.com/briguglio/immigrazione-e-asilo/2004/ottobre/as-3107-aula-19-10.html curata da SERGIO BRIGUGLIO In allegato alcuni estratti degli interventi relativi alla competenza del giudice di pace
Fonte: SENATO
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18/10/2004
Nuove modifiche al T.U.
La legge di conversione del Decreto Legge 241/2004 – nella formulazione licenziata dalle Commissioni del Senato – presenta alcune modifiche al testo originario ed introduce nuove disposizioni nel Testo Unico in materia di immigrazione.
Fonte: SITO DI SERGIO BRIGUGLIO
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18/10/2004
Il ruolo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo
Con DPCM 19 maggio 2004 è stato definito il ruolo del Dipartimento per il coordinamento amministrativo della Presidenza del Consiglio al quale spetterà: 1) assicurare il supporto alle attivita' del Presidente del Consiglio dei Ministri e del Comitato di cui all'art. 2-bis, comma 3,del citato decreto legislativo n. 286 del 1998, per tutte le competenze previste dallo stesso decreto legislativo; 2)curare la predisposizione del documento programmatico relativo alla politica dell'immigrazione e degli stranieri nel territorio dello Stato, di cui all'art. 3, comma 1, del decreto legislativo n.286 del 1998; 3) curare la predisposizione dei decreti annuali sui flussi d'ingresso ed eventuali decreti da emanare in via transitoria, ai sensi dell'art. 3, comma 4, del decreto legislativo n. 286 del 1998; 4) predisporre i decreti di decurtazione delle quote annuali d'ingresso ai sensi dell'art. 3, comma 4, del decreto del Presidente della Repubblica 6 febbraio 2004, n. 100; 5) assicurare il coordinamento tra le attivita' previste dal Gruppo tecnico di cui all'art. 2-bis del decreto legislativo n. 286 del 1998 e quelle proprie attraverso periodiche riunioni.
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14/10/2004
Testo Unico in materia di immigrazione aggiornato con il DL 14.9.04 n.241
Nella sezione banca dati è disponibile il testo - corredato da segnalazioni giurisprudenziali - del decreto legislativo 25 luglio 1998, n.286 aggiornato con le recenti modifiche apportate dal decreto legge 241/2004.
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12/10/2004
Nuovi ritocchi al Testo Unico in matereria di immigrazione
Modifiche al Testo Unico in matereria di immigrazione dopo le decisioni della Corte Costituzionale. È all’esame del Parlamento il Disegno di legge n.3107 per la conversione in legge del decreto legge 14 settembre 2004, n. 241, recante disposizioni urgenti in materia di immigrazione (il testo integrale è consultabile nella sezione banca dati). Il provvedimento è stato emanato dal Governo a seguito delle sentenze con le quali la Corte costituzionale aveva censurato due “pilastri” della legge “Bossi-Fini”: l’espulsione eseguita immediatamente prima della convalida da parte dell’Autorità giudiziaria e l’arresto obbligatorio dello straniero che non abbia eseguito l’ordine del questore, successivo al decreto di espulsione, di lasciare l’Italia entro 5 giorni. Come sottolineato dall’Associazione studi giuridici sull’immigrazione (ASGI), le modifiche introdotte non rispettano, tuttavia, le chiare indicazioni fornite dal Giudice delle leggi per la tenuta costituzionale delle norme relative al trattamento dello straniero, oltre a porre notevoli e gravi dubbi in ordine alla politica legislativa sull’immigrazione. Per maggiori approfondimenti si rinvia al documento dell’ASGI qui allegato.
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12/10/2004
Dati biometrici sui visti, i Garanti Ue chiedono tutele
Per l’inserimento dei dati biometrici nei permessi di soggiorno e nei visti rilasciati a cittadini extracomunitari, i Garanti europei chiedono il rispetto dei principi generali della protezione dei dati e esprimono perplessità sulla proposta di creare un database dei visti centralizzato a livello europeo (il cosiddetto VIS, Visa Information System).
Fonte: www.garanteprivacy.it
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13/09/2004
DIRITTO DI VOTO ALLE ELEZIONI CIRCOSCRIZIONALI
Il Consiglio di Stato ha espresso un parere in merito alla possibilita' di riconoscere ai cittadini extracomunitari il diritto di voto nelle elezioni circoscrizionali. La questione era stata sollevata dalla Regione Emilia Romagna in relazione all’estensione del diritto di voto agli stranieri residenti nel Comune di Forlì per le elezioni nelle circoscrizioni, estensione adottata circa 3 anni fa, ma che nel gennaio 2004 era stata sospesa dal Ministero dell’Interno. L'attuale legislazione - sosteneva il Ministero- non prevede il diritto di voto, nemmeno nelle circoscrizioni ai cittadini stranieri.Ad essi e' data solo la possibilita' di costituire degli organi di governo locale rappresentativi dei loro interessi, quali le «consulte degli stranieri», con compiti consultivi e propositivi verso le amministrazioni locali. Il diritto di voto attivo e passivo sarebbe in contrasto con la Costituzione nella parte in cui riserva le funzioni politiche solo ai cittadini italiani.Il Consiglio di Stato ha, tuttavia, espresso alcune considerazioni in merito ai requisiti che dovrebbero possedere i cittadini stranieri per ottenere tale diritto, come la durata minima della residenza in Italia - preferibilmente 6 anni, in "armonia con il termine previsto dall’articolo 9, comma 1, del D.Lgs 286/98" e la previsione di un regolamento che definisca precisamente i criteri, il più possibile oggettivi, al fine di accertare l’effettività della permanenza sul territorio - una perfetta padronanza della lingua italiana, la composizione del nucleo familiare, l’eventuale legame di parentela o con altri stranieri da tempo residenti ed eventualmente già in possesso della cittadinanza italiana, ovvero con cittadini italiani.Il Consiglio, inoltre, sostiene che "sembrerebbe opportuno limitare il diritto a favore dei soli stranieri in Italia per ragioni di lavoro, dovendosi ritenere, ad es., quanto meno dubbio l’effettivo radicamento sul territorio di coloro che vengono in Italia, soggiornandovi anche a lungo, per conseguire una laurea o altro titolo di studio, essendo viceversa ben possibile che gli interessati rientrino al paese d’origine al termine degli studi."
In allegato il parere
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07/09/2004
Il clandestino sconfìgge Bossi
Cronaca di Torino - Forse questa è una storia gigantesca. La Corte europea per i diritti dell'uomo a Strasburgo ha invitato il governo italiano a non eseguire l'espulsione di un nigeriano rinchiuso nel centro di permanenza temporanea di corso Brunelleschi. Lui è un uomo che da un anno aspetta l'esito di una richiesta di asilo politico. È un immigrato di fede cristiana scappato da una persecuzione religiosa. Strasburgo ha stabilito un principio che le legge Bossi-Fini nemmeno contempla. E cioè che non si può espellere dall'Italia un uomo senza permesso di soggiorno mentre un tribunale sta valutando le sue ragioni. In buona sostanza: la clandestinità non può essere una condizione che priva gli esseri umani dei loro diritti giuridici. Come il diritto alla difesa e a una conduzione corretta del procedimento penale. Quest'uomo e il suo avvocato hanno aperto una strada nuova. Inedita. Sono scampati a un decreto di espulsione, dalla parte della ragione. La prefettura di Torino è stata costretta ad annullare il provvedimento. L'avvocato si chiama Gianluca Vitale. Nel suo ricorso ha affermato che le legge italiana viola la convenzione europea dei diritti dell'uomo e della libertà. Articolo tre: «Nessuno può essere sottoposto a trattamenti inumani e degradanti». Articolo tredici: «Ognuno ha diritto ad un ricorso effettivo». E allora si capisce che questa è la storia di un immigrato, ma è anche molto di più. È la storia delle gabbie e dei container di corso Brunelleschi. Dei tantissimi nuovi immigrati, in fuga dagli orrori del mondo, che fanno domanda di asilo politico. Lui stava per essere rimpatriato prima ancora che venissero discusse le sue istanze, cacciato senza diritto di parola: «Mentre in Nigeria la situazione è tutt'altro che pacificata». Lui era un numero sulle statistiche della polizia, un uomo invisibile. Adesso cammina per la città, è tornato a essere una persona.
Articolo di Niccolò Zancan In allegato la comunicazione della Corte Europea per i diritti dell'uomo.
Fonte: www.repubblica.it
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27/08/2004
Assegni familiari più facili per gli immigrati
L’assegno per il nucleo familiare arriva prima della residenza. Per la Cassazione, il trattamento prende il via anche se il Comune tarda ad aggiornare lo stato di famiglia del dipendente extracomunitario che ha chiamato in Italia moglie e figli. In questo modo, applicando all’articolo 4 della legge 943/1986 — l’ormai consolidata interpretazione estensiva del concetto di residenza — i giudici di legittimità accendono le speranze di tutti gli immigrati tutelati nel ricongiungimento familiare, rimasti vittima di lungaggini burocratiche. La sentenza n. 16795 della sezione lavoro (depositata il 25 agosto) fa una precisa distinzione tra residenza anagrafica ed effettiva presenza del nostro Paese dei familiari "invitati" in Italia dal titolare dell’assegno. Ai fini della decorrenza del sostegno economico, sottolineano infatti gli Alti magistrati, non conta il perfezionamento amministrativo della ricongiunzione, ma l’arrivo in Italia del resto della famiglia. Insomma, bando ai formalismi del Codice civile (articolo 43) o a quelli della legge quando il ricompattamento della famiglia è dimostrabile in altro modo. Il caso specifico, deciso in sentenza, è quello di un immigrato albanese, in causa con l’Inps per la retrodatazione dell’esborso. Nonostante la data di ingresso di moglie e figlia nel Paese fosse il 23 giugno 1997, l’Istituto ha iniziato a staccare l’assegno solo a partire dal 4 luglio dell’anno seguente; ossia il giorno dell’iscrizione anagrafica dei familiari nella popolazione residente nel Comune del capofamiglia. I giudici, accogliendo le argomentazioni del ricorrente, hanno riepilogato la precedenti "aperture" della giurisprudenza in tema di assegno al nucleo. Già con la decisione 4419/00 è stato precisato che tra i requisiti del trattamento non figura la convivenza; poi con la sentenza 1954/03 è stato chiarito il concetto di residenza familiare: per valutarla, si deve «aver riguardo al luogo in cui i familiari hanno il centro dei propri legami affettivi, derivanti dallo svolgersi della vita quotidiana di relazione e delle normali relazioni sociali». Viene da sé — conclude la Corte — che, guardandola in questa prospettiva allargata, la nozione di residenza può «anche non coincidere con l’iscrizione anagrafica», che ha un valore meramente presuntivo, contestabile con ogni mezzo di prova. A detta dell’Alto collegio, prima di negare la pretesa del lavoratore, la Corte di appello avrebbe dovuto verificare se si potesse ravvisare in altro modo la residenza di fatto dei due familiari in Italia, presso di lui o in altri luoghi, per i quali esistono gli obblighi di permanenza o di reperibilità a cui sono soggetti i cittadini comunitari, muniti di permesso di soggiorno per ricongiungimento familiare. Il riferimento è ai centri di raccolta, di prima accoglienza o alle altre strutture che impongono dei vincoli amministrativi agli immigrati presenti nel Paese. E sono questi i riscontri che dovrà fare ora la Corte di appello alla quale sarà restituito il fascicolo. Ancora un risultato positivo, dunque, della lettura elastica del concetto di residenza; una visione poco formalistica che ormai si va consolidando nella giurisprudenza di Corte e che ha fatto notizia soprattutto in ambito fiscale. Basti ricordare la sentenza 13085 del 2003 che ha riconosciuto l’agevolazione "prima casa" ai coniugi in comunione legale, anche se uno dei due non ha la residenza; conta il centro di interessi della famiglia nella sua globalità.
Fonte: www.ilsole24ore.com
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29/07/2004
DIRITTO DI VOTO AMMINISTRATIVO A GENOVA
Il Consiglio comunale di Genova ha approvato la modifica di cinque articoli dello Statuto (artt. 19, 24, 30, 38, 49) per concedere il diritto di voto amministrativo, attivo e passivo, ai cittadini non comunitari regolarmente soggiornanti e residenti in Italia da cinque anni oppure da due anni nel territorio comunale. Le nuove disposizioni statutarie prevedono, inoltre, la stesura di un regolamento interno per rendere operative le nuove disposizioni. Per il Governo la delibera del Comune di Genova "viola palesemente una legge dello Stato", pertanto è stato dato mandato al Ministro dell'Interno di valutare fra le iniziative previste dall'ordinamento quella più idonea e più rapida per rimuovere tale illegittimità.
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05/07/2004
CONI: SEMPRE MENO SPORTIVI STRANIERI
La Giunta del CONI delibera che a decorrere dalla stagione agonistica 2006/2007, nelle squadre che partecipano ai campionati di più elevato livello debba essere prevista una presenza di giocatori italiani non inferiore al 50% del totale dei giocatori. Il provvedimento è in attesa di ratifica da parte del Consiglio Nazionale
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29/06/2004
Autorizzazione all’uscita e al reingresso nel territorio nazionale ai cittadini stranieri in possesso della ricevuta di presentazione dell’istanza per il rinnovo del permesso di soggiorno.
Il Ministero dell’Interno - con la Circolare N.400/A/2004/671/P/12.214.3.2 del 29/06/2004 - ha disposto l'autorizzazione all’uscita e al reingresso nel territorio nazionale - nel periodo che va dal 1° luglio al 30 settembre 2004 - ai cittadini stranieri in possesso della ricevuta di presentazione dell’istanza per il rinnovo del permesso di soggiorno. A tal fine è necessario seguire il seguente iter: a) l’uscita ed il rientro dal territorio nazionale dovrà avvenire attraverso lo stesso valico di frontiera; b) lo straniero dovrà esibire il passaporto, o documento d’identità equipollente, la ricevuta della presentazione dell’istanza di rinnovo del permesso di soggiorno, copia o originale del permesso di soggiorno scaduto o del quale è stato chiesto l’aggiornamento; c) il personale preposto a controlli di frontiera provvederà ad apporre il timbro di uscita oltre che sul passaporto anche sulla predetta ricevuta; d) il viaggio non dovrà prevedere il transito in altri Paesi Schengen.
Fonte: Ministero dell'Interno
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21/06/2004
A Firenze un progetto di formazione "neo - global"
Un programma di formazione di personale extracomunitario da impiegare poi in aziende italiane che operano nei rispettivi Paesi di origine è nato a Firenze, sull'esempio di quanto già realizzato in Germania. L'iniziativa, di quello che è il primo progetto "neo - global" istituzionale italiano, e' della Scuola di Scienze Aziendali e dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze, in collaborazione con associazioni di immigrati e organismi assistenziali.
Fonte: kkkk
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18/05/2004
INFORTUNI EXTRACOMUNITARI: UN FENOMENO IN EMERSIONE
Nel 2003 sono stati 105.000 gli infortuni occorsi a lavoratori extracomunitari e 147 i casi mortali (pari all’11% circa del totale nazionale). Le motivazioni del tasso di incidenza infortunistica sensibilmente più elevato rispetto a quello dei cittadini italiani va ricercato – secondo Adelina Brusco – nella circostanza che gli stranieri sono impegnati in attività più pericolose, legate alla mobilità, di tipo stagionale e svolte, generalmente, in aziende di minori dimensioni, oltre alla circostanza che i lavoratori stranieri potrebbero essere meno esperti sotto il profilo tecnico dei colleghi italiani.
Fonte: kkkk
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17/05/2004
SPORTIVI EXTRACOMUNITARI
Sportivi Extracomunitari: il Consiglio Nazionale del CONI ha deliberato, in data 30.04.2004, il numero di sportivi extracomunitari ammessi in Italia. Si tratta di 1.691 unità tra sportivi e tecnici che potranno fare ingresso con permesso di soggiorno per motivi sportivi. Il numero di permessi diminuisce rispetto all'anno scorso. Il presidente, Gianni Petrucci, così commenta: “Si tratta di una sensibile diminuzione rispetto all’anno scorso, nel rispetto dell’impegno assunto due anni fa. L’anno prossimo faremo ancora di più sempre nell’ottica di incentivare i vivai”.
Fonte: kkkk
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18/03/2004
Emilia Romagna: legge sull'immigrazione
Emilia Romagna: nuova legge sull'immigrazione. “Sono soddisfatto, perché penso si tratti di una legge utile, che guarda avanti verso una società aperta al dialogo sociale ed allo scambio culturale”. Così il presidente Vasco Errani ha commentato l’approvazione della nuova Legge regionale sull’immigrazione, varata dal Consiglio regionale dell’Emilia-Romagna.
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